Erik Dieter vive una vita come tante, senza avvenimenti particolari né esperienze fuori dall’ordinario: eppure c’è un pensiero che lo assilla, la convinzione che la sua vita non fosse destinata ad essere così, che lui non fosse destinato ad impartire lezioni di sassofono di sabato mattina.
A rompere la routine nella quale si è ormai rassegnato a vivere arriva una telefonata, la notizia della morte di sua madre, che aprirà le porte su un mondo fatto di segreti, musicisti leggendari e strani eventi. Su queste note si apre Blue in Green, graphic novel scritto da Ram V e magnificamente illustrato da Anand RK.
Il titolo del volume, edito in Italia per Edizioni BD, è tutt’altro che casuale: richiama infatti un brano omonimo di Miles Davis, forse tra i più importanti della storia della musica jazz. Se per la prima manciata di pagine è possibile sovrapporre a quanto vediamo illustrato su pagina il tema di sottofondo che permea le note suonate da Davis, la composizione evoca un clima di pace a cui successivamente si affianca la malinconia; a metà del primo capitolo, poi, qualcosa cambia, nella vita di Erik irrompe l’altrove.
La sera stessa del funerale della madre lo sfortunato sassofonista, non riuscendo a dormire, si reca nello studio del genitore trovando – fra i vari cimeli – la foto di un uomo che non riesce a identificare e da lì comincerà la sua spasmodica ricerca. Nel corso del graphic novel è possibile individuare svariati richiami al lavoro del solitario di Providence, tanto dal punto di vista contenutistico come da quello narrativo: il modo attraverso il quale la vita del nostro protagonista viene stravolta riecheggia infatti di note lovecraftiane.
Ai lettori più avvezzi ai lavori di H.P. potrebbe tornare in mente il rinvenimento, da parte di Francis Wayland Thurston, dei diari perduti del prozio con cui si apriva il Richiamo di Cthulhu.
Dal secondo capitolo in poi la narrazione si fa via via più incalzante e rapida. Attraverso i suoi testi, Ram V lascia il lettore in balia di un narratore che diviene progressivamente sempre più ossessionato dall’idea di fare luce su un mistero che sfugge alle sue competenze di studioso e storico della musica jazz:
Ho scritto per magazine e riviste. Ho scritto biografie, scovato aneddoti e leggende riguardo la musica e i suoi musicisti. Eppure, quest’uomo nella fotografia è un mistero, il suo sorriso, estraneo, scintillante, collocato tra leggende e segreti ben noti.
A lasciare ancora più sbalorditi è l’incredibile sinergia creatasi tra la componente narrativa del volume e quella visiva. Se è pur vero che la sceneggiatura sia capace di offrire (accantonando completamente per più capitoli qualsiasi coordinata spazio-temporale) un racconto dalle spiccate note oniriche quanto perturbanti, è possibile asserire che tale risultato sia stato possibile grazie alle tavole di Anand RK. Attraverso la “distruzione” della grammatica del fumetto l’illustratore, a cui questo contributo è valso un Eisner Award, riesce ad accentuare la sensazione di straniamento che pervade tutto il volume.
Ciò che più colpisce il lettore è la commistione tra astrattismo e iperrealismo, la quale infonde ulteriore profondità alla pagina.
Sicuramente degni di altrettanti elogi sono i colori di John Pearson che, oscillando tra le tinte calde del giallo e dell’arancione (per le scene di giorno) a quelle più cupe del viola, del verde e del nero (per le scene interne dei locali) riesce a sezionare perfettamente da un punto di vista tematico i vari segmenti del testo.
Nonostante una trama che non si distingue particolarmente per originalità (non sono di certo nuove le storie di musicisti maledetti tormentati da strane apparizioni), Blue in Green riesce comunque a raccontare, attraverso gli occhi di un personaggio tormentato quale Erik Dieter, una storia che fluttua tra il terrore domestico e quello cosmico, dove l’orrore oscilla tra un’entità al di fuori dell’umana comprensione e il trauma generazionale legato alle aspettative genitoriali:
Questo è chi ora, mi dico. Ma tra composizioni e note, la domanda risorge. Mi chiedo se lei lo sapesse. Sono solamente ciò che ha creato? Inizio a realizzare nei momenti silenziosi che ora sono perseguitato da due fantasmi.
Il tutto viene costruito sulla base di un tema di fondo che permea la narrazione, ossia la definizione dell’individuo. Ram V indaga, attraverso tematiche quali il sacrificio per ambizione e l’immortalità dell’arte rispetto all’artista, i meandri più reconditi dello spirito umano restituendo un’opera avvincente e al contempo disturbante capace di catturare il lettore.
