Capire Chris Ware

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Chris Ware non è di questo mondo.
O forse l’ha compreso talmente tanto nelle sue innumerevoli sfaccettature da risultarci alieno perché questo autore rappresenta l’evoluzione e la rivoluzione del fumetto.
È con questa iperbole di apertura che vogliamo fare un breve approfondimento su questo autore che da anni sta riscuotendo un enorme successo, cercando di comprendere il suo pensiero.

La vita e la carriera

Nato il 28 dicembre 1967 a Omaha in Nebraska USA, comincia a pubblicare le sue strisce alla fine degli anni ’80 sul quotidiano studentesco The Daily Texan dell’Università del Texas ad Austin con diverse serie tra cui la fantascientifica “Floyd Farland: Citizen of the Future”. Viene quindi notato da Art Spiegelman per collaborare a RAW, rivista antologica di fumetti indipendenti fondata dallo stesso Spiegelman e pubblicata tra il 1980 e il 1991, esperienza che darà a Ware la possibilità di esplorare nuove tecniche di stampa e in seguito l’autoproduzione.
Successivamente si mette a lavorare alla sua serie “Acme Novelty Library” dove, tra materiale nuovo e ristampe, sperimenta nuove tecniche di fumetto sfidando le convenzioni editoriali. È all’interno di questo progetto che prendono forma titoli che verranno poi pubblicati e integrati in forma autonoma come “Quimby the Mouse”, “Jimmy Corrigan”, “Potato Guy”, “Rusty Brown”, “Building Stories”, “Branford, the Best Bee in the World” e “Jordan Lint”.
Dal 1992 vive a Chicago dove collabora coi quotidiani New City e Chicago Reader e dal 1999 anche con la rivista The New Yorker per la quale realizza varie copertine e, oltre alla produzione dei suoi lavori, cura e progetta l’editing e il design delle ristampe di fumetti come Gasoline Alley e Krazy Kat.

Gli sono stati dedicate diverse pubblicazioni come “Chris Ware: Monographics” di Daniel Raeburn, “The Comics of Chris Ware: Drawing Is a Way Thinking” di David M. Ball e Martha B. Kuhlman, “Il palazzo della memoria. Chris Ware. Scritti, disegni, interviste” a cura dell’Associazione Hamelin per l’omonima mostra del 2016 all’interno del Festival BilBOlBul, “Chris Ware: La bande dessinée réinventée” di Benoît Peeters e Jacques Samson a seguito della premiazione per il Grand Prix d’Angoulême, e “Monograph by Chris Ware”, una retrospettiva della sua carriera fino a quel momento dello stesso Chris Ware con presentazione di Art Spiegelman.
I suoi lavori sono stati segnalati dal New York Times e da Time Magazine e nel corso della sua carriera ha vinto numerosi premi tra cui molteplici Eisner Awards, diversi Harvey Awards, l’American Book Award, il Guardian First Book Award nel 2001 per Jimmy Corrigan: The Smartest Kid on Earth assegnato per la prima volta a un fumetto, l’Alph-Art nel 2003 per il miglior fumetto al Festival d’Angoulême, il Premio Yellow Kid Fumetto dell’Anno nel 2021 con Rusty Brown al Gran Guinigi per i Lucca Comics Awards, e il Grand Prix d’Angoulême nel 2021 alla carriera per tutto il suo lavoro.

I suoi lavori sono stati esposti in numerosi musei di arte contemporanea negli Stati Uniti e all’estero, tra cui la mostra biennale del Whitney Museum of American Art nel 2002 dove è il primo fumettista ad essere invitato a esporre, l’Hammer Museum di Los Angeles, il Museum of Contemporary Art di Chicago nel 2006, lo Sheldon Museum of Art dell’Università del Nebraska nel 2007, il Jewish Museum di New York City nel 2007 per la mostra “Masters of American Comics” insieme ad autori del calibro di Will Eisner, Jack Kirby, Harvey Kurtzman, Robert Crumb e Gary Panter. Inoltre ha esposto mostre periodiche alla Adam Baumgold Gallery a New York e alla Galerie Martel di Parigi, ed infine ha esibito una mostra retrospettiva di sue opere tra originali e stampe rare alla Bibliothèque publique d’information del Centre Pompidou di Parigi nel 2022.

 

Lo stile

Dal punto di vista grafico lo stile di Chris Ware riprende quello dei cartoonist e dei designer grafici e pubblicitari dell’inizio del sec. XX. Chiare sono le sue influenze – non solo nei disegni – dai grandi autori di fumetti del passato come Winsor McCay con il suo Little Nemo in Slumberland, Frank King con Gasoline Alley, George Herriman con Krazy Kat fino a Charles Schulz con i Peanuts, per i quali mostra un profondo rispetto per il loro modo di riprodurre la coscienza umana e per alcuni dei quali ha curato personalmente nuove edizioni di ristampe. Altra grande influenza proviene dallo stile grafico delle copertine del genere musicale ragtime – il cui massimo esponente si trova in Scott Joplin – e anche in questo caso ha avuto il piacere di realizzare alcune copertine per nuove edizioni.

 

È con il suo modo di raccontare storie che Ware si dimostra un innovatore e per molti un genio. Ben conscio delle tecniche di stampa e dei processi tipografici, la sua è una narrazione non lineare vissuta dal punto di vista di un osservatore esterno che tira fuori ed illustra l’essenza della realtà che ci circonda. Lo fa con un uso quasi incontrollato ma in realtà perfettamente studiato, ordinato e articolato della costruzione della tavola e della sequenzialità delle vignette, con un intricato uso di diagrammi che richiamano anche l’infografica oppure con prospettive dai layout geometrici e dai colori semplici e pieni senza texture. Attraverso questi strumenti riesce a raccontare storie coinvolgendo il lettore in maniera attiva e non più passiva, impegnato a districarsi in un ordine di lettura non convenzionale, coadiuvato anche dai differenti tipi di supporto fisico del contenitore. Non solo: il suo tratto dalle linee chiare e pulite si affianca ai tanti font e alla calligrafia con cui l’autore si diverte a giocare e ad infarcire le sue opere. Quella creata da Ware è una nuova dimensione dove fumetto e arte figurativa si combinano e danno forma a qualcosa di innovativo in una percezione visiva e cognitiva mai sperimentata prima.
Nonostante la rigorosa precisione dei suoi lavori possa far sorgere il dubbio dell’uso del digitale, Ware lavora al tavolo da disegno con gli abituali strumenti come carta, matita e inchiostro, oltre a righelli e squadre. Talvolta fa uso di fotocopie e lucidi e solo la colorazione viene eseguita in digitale.

Così in “Quimby the mouse” disegna il fumetto con una serie di vignette più piccole del solito e ne dà quasi l’illusione del movimento come in uno zootropio (quel cilindro con fessure verticali lungo i lati che, fatto girare, dà la sensazione di movimento delle immagini in sequenza al suo interno). E infatti per questa serie progettò realmente uno zootropio da far ritagliare e costruire al lettore per guardare una sorta di film muto di Quimby.
In “Jimmy Corrigan” e “Rusty Brown” Ware fa un ripetuto uso di scene di flashback, di trame parallele o loop infiniti, con pagine talvolta prive di testo e con diagrammi complessi, giocando con la tavola e con il formato del volume. Ware si dimostra a tal punto padrone del mezzo che utilizza che si libera del senso di lettura occidentale da sinistra a destra e lo plasma a suo comando e piacimento in qualsiasi direzione.
Ma è con “Building Stories”, complicato intreccio della vita di una donna dai capelli castani senza nome e senza gamba nel suo condominio, che Chris Ware raggiunge il massimo dell’espressione in un racconto a più livelli di lettura composto da ben 14 fumetti di vario tipo e formato, dal volume cartonato al poster, dalla striscia al giornale tabloid, da inserti estraibili e tridimensionali al flip-book fino al comic book, le cui parti dell’opera possono essere lette in qualsiasi ordine. Un’opera per la quale ha impiegato 10 anni per la realizzazione. Proprio in occasione dell’edizione 2022 di Lucca Comics and Games Chris Ware è stato ospite e i tipi di Coconino Press hanno pubblicato per l’Italia il mastodontico titolo. Gli stratificati livelli di lettura non sono espressi solo nella narrazione, nei disegni, nei testi, nei formati o nella copertina ma anche nel titolo, quel “Building Stories” dal duplice significato di “Costruire storie” o “Storie di un edificio”, personaggio anch’esso del racconto.

Nei suoi fumetti, Chris non racconta solo storie e vicende di piccoli personaggi che con le loro abitudini e ordinarietà fanno la loro unicità e straordinarietà, ma anche la percezione della realtà, le connessioni tra le persone e il trascorrere del tempo non solo lineare ma seguendo i richiami della memoria o della fantasia, forse seguendo una partitura di musica ragtime, nel tentativo di una comprensione dell’altro da sé.

Tutto questo per spiegare l’iperbole iniziale: il cartoonist americano riesce sapientemente a raccontare il quotidiano con una scrupolosa ortogonalità del tratto in cui racchiude ambienti e personaggi, rivelando e collegando – con il suo linguaggio strutturato – l’intimo, la tristezza, il nichilismo o le varie sfumature di affetto in un’esperienza empatica non sempre cronologica che affonda le radici nella mente anche di chi legge.

Nonostante l’autore abbia affermato che “(..) l’unica cosa che potevo controllare sulla mia vita era la mia opera d’arte, e l’unica persona a cui avrei dovuto rispondere ero io”, nelle sue opere la triade composta da autore – personaggio – lettore quasi si annulla e si compenetra rompendo i confini della pagina.

In un estratto della lettera di ringraziamento per la vittoria del Grand Prix di Angoulême, Chris Ware riassume la sua filosofia e visione del mondo attraverso il fumetto:

“It’s no mistake that comics developed within the medium of printmaking, something that turns drawings into trash almost the moment they’re born. But comics are not only an art and a trash, they are also a disquietingly accurate way of reproducing how we abbreviate experience, try to understand others and, most of all, remember our lives. Unfortunately, we also spend the majority of those lives recalling disappointments, dreading the future and mourning those we have lost, all the while missing the beauty that passes before us.”

(“Non è un caso che i fumetti si siano sviluppati utilizzando il mezzo della stampa, qualcosa che trasforma i disegni in spazzatura quasi nel momento in cui nascono. Ma i fumetti non sono solo arte e spazzatura, sono anche un modo tremendamente preciso di riprodurre le nostre esperienze di vita, di cercare di capire gli altri e, soprattutto, di ricordare le nostre vite. Purtroppo trascorriamo la maggior parte di quelle vite anche a rievocare delusioni, a temere il futuro e a piangere coloro che abbiamo perso, finendo per perdere la bellezza che ci passa davanti.”)

Nonostante l’arte di Ware si posi su alcune scelte stilistiche consolidate e riconoscibili, il suo stile è in continuo divenire e ogni nuova opera che confeziona lo dimostra. Un viaggio che idealmente è iniziato con “Quimby the mouse”, “Jimmy Corrigan”, “Jordan Wellington Lint.”, è proseguito con il gigantesco “Building stories” e che ha trovato la piena maturità in “Rusty Brown”.
A questo punto non sappiamo cosa aspettarci dal suo prossimo lavoro!

Infine, se per caso passate a San Francisco, recatevi all’826 di Valencia Street e alzate gli occhi: sulla facciata dell’edificio vedrete un murales di Chris Ware. L’opera ha le dimensioni 3,9x6m ed è stato realizzato dall’artista per 826 Valencia, una organizzazione non profit per l’educazione alla scrittura per ragazzi con risorse limitate fondata da Dave Eggers e Nínive Calegari. Il murale raffigura gli sforzi dell’evoluzione della razza umana e delle forme di comunicazione, parlata e scritta. il tema è perfettamente in sintonia con la funzione filantropica del centro per incoraggiare e istruire i giovani alla scrittura e le intenzioni di Ware erano di dare qualcosa alle persone che vivono nel quartiere da guardare giorno dopo giorno senza annoiarsi troppo in fretta, rispettando loro e la loro intelligenza, e senza dover per forza trasmettere un messaggio.

Per concludere questo breve excursus su questo autore, possiamo dire che Chris Ware riscrive la definizione di fumetto con una minuziosità e perfezione unica che lo contraddistinguono.

Per chi volesse leggerlo in Italia, attualmente diversi suoi titoli sono stati tradotti:

Jimmy Corrigan : il ragazzo più in gamba sulla terra
2009 Mondadori,  2016 e 2020 (nuova ed.) Coconino Press
F.to 20×16,5cm, colori,
384 pagine,
€38,00

 

Quimby the mouse
2017 Oblomov Edizioni
F.to 30,5x38cm, colori,
68 pagine,
€25,00

 

Rusty Brown
2020 Coconino Press
F.to 23×17,5cm, colori,
358 pagine,
€40,00

 

Building stories
2022 Coconino Press
F.to 30x42cm, colori,
260 pagine,
€90,00

 

 

 

Chris Ware è stato grande protagonista dell’edizione 2022 di Lucca Comics & Games: qui il reportage dalla sua conferenza.

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