Dylan Dog 40! Quella favolosa dozzina di albi degli anni ’80

La mia Top 10 (+2) di storie dylaniate

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Quando abbiamo deciso di dedicare uno Speciale ai 40 anni di Dylan Dog, lasciando spazio agli articoli dei redattori, ho subito pensato a come potevo contribuire: in fondo, dopo la folgorazione iniziale che avevo avuto per l’indagatore dell’incubo, mi ero disamorato poco dopo il n.50 al punto da vendere l’intera collezione, pur se continuai a leggerne tutti gli albi fino al n.100 per poi smettere subito dopo.
L’unica strada percorribile, quindi, era quella di stilare una mia personale Top 10 con gli albi che mi avevano colpito maggiormente alla fine degli anni ’80: una classifica rigorosamente targata Tiziano Sclavi, visto che gli altri sceneggiatori che si affacciarono via via ai testi (in primis, Claudio Chiaverotti) non mi avevano entusiasmato.

Proprio così: la mia infatuazione per Dylan era indissolubilmente legata ai vent’anni che avevo all’epoca e alla poetica sclaviana, ai mostri che erano spesso più da compatire che da temere, alle tematiche in cui l’horror era un pretesto per parlare del senso della vita, alle citazioni utilizzate in modo estroso.
Nei primi dieci albi della collana mensile, ben cinque mi erano sembrati strepitosi per il modo in cui rielaboravano zombi, fantasmi, mostri e altri soggetti squisitamente horror. In séguito, invece, le mie preferenze si spostarono sulle storie in cui il soprannaturale restava più sullo sfondo o addirittura era assente – e si può vedere con facilità nelle scelte della seconda parte della mia “classifica” (stilata in ordine cronologico): si tratta di storie basate su sceneggiature inappuntabili e trame incalzanti, senza un attimo di respiro, mentre invece mi lasciavano perplesso albi più “sperimentali” (tipo Cagliostro, Grand Guignol o Golconda, per capirsi).
Le mie preferenze sono quindi ristrette a quei favolosi anni ’80; alla fine, ho fatto spazio anche a due sceneggiatori diversi da Sclavi, portando il totale di storie segnalate a 12.

Tra il n. 50 e il n.100, beninteso, ci sono state alcune buone storie: e sicuramente molti lettori dylaniati indicherebbero almeno Il lungo addio, Johnny Freak e Oltre la morte come meritevoli di menzione… mentre, per me, furono sì buone storie ma un po’ troppo “furbette” – e questo, probabilmente, era dovuto al mio progressivo disamoramento verso Dylan e verso quelle tematiche che, con il passare del tempo, non mi entusiasmavano più come pochi anni prima. A questo si aggiunga il mio scarso gradimento per alcuni disegnatori che esordirono in quel periodo (ma già i “veterani” Piccatto e Ambrosini non sono mai stati la mia cup of tea): messi tutti insieme, questi fattori mi allontanarono per sempre da Dylan, esaltando ulteriormente il ricordo nostalgico del primo periodo di pubblicazioni che ho voluto ricordare con questo articolo.

Qui sotto troverete dunque la mia Top 10+2, in ordine cronologico (come dicevo prima): tranne ove diversamente indicato, tutti gli albi sono scritti da Tiziano Sclavi e tutte le copertine sono disegnate da Claudio Villa.

Numero 1 – L’alba dei morti viventi
Disegni di Angelo Stano

Il primo, esplosivo numero, apparso in edicola esattamente 40 anni fa dopo un lancio pubblicitario a tappeto negli altri albi bonelliani di quel periodo. Disegni espressionisti alla Egon Schiele, citazioni infinite, nudi femminili, un fuoco di fila di battute della “spalla” Groucho, insomma una novità assoluta nell’universo bonelliano. Un esordio indimenticabile e dirompente.

Numero 4 – Il fantasma di Anna Never
Disegni di Corrado Roi

Avevo conosciuto il tratto particolare di Roi sulle pagine dei settimanali Universo (Monello e Intrepido) e fui ben contento di trovarlo al servizio di una “storia di fantasmi” geniale nella sua continua alternanza tra realtà e finzione, presente e (possibile) futuro, vita reale e illusione cinematografica. Deliziosa, inoltre, la figura della sbadatissima protagonista che dava il titolo all’albo.

Numero 7 – La zona del crepuscolo
Disegni di Montanari & Grassani

L’albo che mi fece innamorare definitivamente di Dylan Dog, grazie a “tirate filosofiche” distanti anni luce da qualsiasi fumetto bonelliano avessi letto fino a quel momento. E l’apparente semplicità del prolifico duo Montanari & Grassani non sfigurava di fronte agli altri disegnatori della collana.

L’APPROFONDIMENTO NELLA RUBRICA BONELLI FOREVER

Numero 9 – Alfa e Omega
Disegni di Corrado Roi

Di nuovo Roi ma, soprattutto, una storia “fantascientifica” con un finale particolarmente toccante, grazie anche alla riproposizione integrale del monologo bladerunneriano di Roy Batty, all’epoca non ancora inflazionato come invece succederà (ahimè, troppo spesso – e troppo spesso a sproposito) negli anni successivi, un po’ dappertutto. 

Numero 10 – Attraverso lo specchio
Disegni di Giampiero Casertano

L’esordio di un disegnatore – Casertano – che mi piacque da subito in modo particolare, in una storia genialmente cadenzata dalle “filastrocche mortali” che corredavano una trama angosciante. Aveva ragione Bloch, con le sue spiegazioni razionali per la catena di omicidi commessi? O era stata davvero la “morte” a uccidere le persone da essa toccate durante il ballo iniziale?

Numeri 16 & 17 – Il castello della paura / La dama in nero
Disegni di Montanari & Grassani

La prima storia doppia non si scorda mai: con quasi duecento pagine a disposizione, Sclavi poteva dispiegare una trama più articolata del solito, giostrando con maestria tra topoi di tutti i tipi, grazie anche a una galleria variopinta di personaggi. Ai disegni la garanzia costituita da Montanari & Grassani.

L’APPROFONDIMENTO NELLA RUBRICA EVERGREEN

Numero 19 – Memorie dall’invisibile
Disegni di Giampiero Casertano

Un capolavoro. Forse l’albo che collocherei al vertice del mio podio (anche se, per motivi personali, lotterebbe alla pari con La zona del crepuscolo). Una sceneggiatura talmente perfetta da essere citata ancora oggi negli studi sul fumetto, un’atmosfera irripetibile resa perfettamente da Casertano, una protagonista indimenticabile come Bree Daniels. Applausi.

Numero 21 – Giorno maledetto
Testi di Marcello Toninelli /
Disegni di Montanari & Grassani

Anche se al soggetto aveva contribuito parzialmente Sclavi, questa sceneggiatura a orologeria era merito di quel Marcello Toninelli che, sulle pagine di Zagor, stava in quel periodo proponendo storie scialbe e ripetitive. Qui, invece, riusciva a concatenare gli eventi in modo avvincente fino ad un finale che, per una volta, era integrato completamente alla trama (e non era “solo” un controfinale, come spesso accadeva).

Numero 26 – Dopo mezzanotte
Disegni di Giampiero Casertano

Altro albo caratterizzato dai favolosi disegni di Casertano e da una sceneggiatura impeccabile, ispirata in parte al film Fuori orario di Martin Scorsese (da cui vengono riprese atmosfere grottesche e incontri assurdi). Il controfinale era una vera chicca e chiariva la mancata risposta di Groucho alle continue telefonate di Dylan, da cui erano scaturite le varie disavventure dell’indagatore dell’incubo.

Numero 32 – Ossessione
Disegni di Montanari & Grassani

A proposito di sceneggiature impeccabili, eccone subito un altro esempio… Ricordo che, all’epoca, avevo subodorato qualcosa perché ricordavo pubblicità, libri e servizi giornalistici di qualche anno prima, realizzati per “aiutare” una famiglia toscana con prole numerosa – ma mi fermo qui per evitare eventuali spoiler. Quarta storia disegnata dal duo M&G, che quindi coprono un terzo della mia “Top 12”.

Numero 40 – Accadde domani
Disegni di Giovanni Freghieri

Ancora un film che funge da ispirazione a una calibratissima sceneggiatura di Sclavi (Avvenne domani di René Clair), con Giovanni Freghieri – che avevo già apprezzato sulle pagine dei settimanali Eura – al debutto nella collana mensile. Strepitosi gli “intermezzi comici” tra Groucho e la “guest star” dell’episodio, cioè suo fratello Chico nel ruolo di un bookmaker.

Numero 45 – Goblin (copertina di Angelo Stano) 
Testi di Claudio Chiaverotti /
Disegni di Piero Dall’Agnol

Come spiegavo all’inizio, le prime prove di Chiaverotti non mi avevano entusiasmato: qui, però (assecondato dai disegni di Piero Dall’Agnol, perfettamente adatti alla storia), lo sceneggiatore riusciva fino all’ultimo a non far trapelare la reale identità del “goblin”, con un colpo di scena davvero riuscito. Fu l’ultimo albo che mi colpì in modo particolare, prima di vendere la collezione pochi mesi dopo.

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