Dormire, forse sognare

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Nell’albo di febbraio Gigi Simeoni prende le linee guida indicate da Sclavi pochi mesi fa (vedere a tal proposito l’approfondimento dello scorso numero di uBC e l’anailisi dell’albo Nel Mistero) per sviluppare una storia perfettamente in linea con la sua produzione, attualizzando il personaggio e dando forza e rilievo alle tematiche a lui care che in Stria hanno avuto l’espressione più alta e completa.

La trama comincia nella maniera più classica: Dave, uomo dal difficile passato, chiede aiuto al nostro indagatore in quanto il fantasma di una bambina perseguita lui e la sua famiglia. L’autore bresciano ci mette poco però a modificare il mood della storia, virando la trama da semplice svelamento del soprannaturale ad intima analisi delle colpe e dei loro retaggi, portando lo svolgimento della storia su due diversi piani di interazione, quasi continuando il discorso tra sogno e veglia enunciato dal titolo di shakespeariana memoria.

Tutte le immagini sono (c) Sergio Bonelli Editore

I protagonisti della vicenda soffrono di dolori mai del tutto espiati nonostante magari abbiano anche già pagato il loro debito con la società. È quì che Dylan rinuncia ad ogni scetticismo e guida una sorta di redenzione morale portando i personaggi in causa fino alla catarsi finale.

Quella di Simeoni è una storia di uomini colpevoli, di dolori mai leniti e di brutalità. Gli svelamenti prodotti dai progressi dell’indagine vanno in parallelo con il climax degli orrori che vengono pian piano a galla. I due piani di lettura, quello metafisico e quello investigativo, procedono quindi in parallelo senza mai un distacco netto tra i due, fino alla conclusione tanto salvifica quanto amara.

La vicenda, come detto, ha due piani di lettura paralleli e i disegni di Giovanni Freghieri ben riescono a tenersi ibridi tra sogno e realtà regalando sia tavole oniriche di intensa forza espressiva nelle situazioni più metafisiche, sia concretezza durante le indagini e le vicende più giallistiche pur scricchiolando in alcune occasioni con un uso non sempre efficace dei retini (come ad esempio il volto di Dylan nelle pagine 73 e 75).

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