Per conoscere Dylan Dog: come proseguire part.2

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Completiamo, con questo articolo, il discorso cominciato qui e proseguito qui. Associamo ora, alla scelta dei primi tre albi, altri due per un totale di cinque storie di primaria importanza per scoprire e conoscere Dylan Dog. Seguirà a questo un ultimo (forse) articolo utile ad approfondire il personaggio.

Pasquale: Ciao Oscar, dobbiamo ora concludere la cinquina di storie che ci eravamo proposti di prendere in esame, per fornire gli elementi utili ad una prima comprensione del personaggio.

Oscar: Va bene. Tra l’altro, arrivati a questo punto, le rationes che guidano le nostre scelte iniziano a farsi più evidenti. A tale proposito, per la mia terza tranche di “tutorial“, ho deciso di puntare i riflettori sul n.10Attraverso lo specchio” e sul n.26Dopo mezzanotte“.

Pasquale: Visti gli albi precedenti mi sembra una scelta del tutto coerente con la tua idea di “prime volte” che hanno poi inaugurato, bene o male, altrettanti filoni nella storia editoriale del personaggio.

Oscar: Infatti. In realtà, in questo caso abbiamo diversi fili che si intrecciano. Nella mia visione il n.10 rappresenta infatti il primo reale incontro con La Morte personificata, che nel tempo si scoprirà avere più di una ragione per palesarsi di quando in quando agli occhi del nostro indagatore (oltre ad avere un certo debole per lui). Con La Morte arrivano anche le ballate di Sclavi che, novello De Andrè, canta in maniera mai banale della vita (e con essa dei concetti di luce e amore) e dei loro opposti: queste “Totentanz“, oltre a dare il nome alla storia con cui inizia l’avventura editoriale dei giganti, verranno più e più volte riprese nel tempo, a volte rimaneggiate, a volte semplicemente traslitterate (la “Peste” barbatiana che prende il posto della Morte, lasciando praticamente inalterato il resto della ballata). La Morte che ricorda a Dylan che non c’è nulla di più normale di una vita che si conclude, e che si diverte a coreografare alcune dipartite per il solo gusto di vincere la noia.

Pasquale: Concetto questo che raggiungerà una piena maturità nel n.123 “Phoenix“.

Oscar: Esatto. Tutto questo per dire che il n.10 inaugura in qualche modo anche quel filone dello “splatter a gò-gò” che, la scorsa volta, avevo attribuito in maniera più genuina a “Cagliostro!“. Ciononostante continuo a mantenere la mia posizione, preferisco inquadrare il n.10 secondo la prospettiva descritta fino ad ora.

Pasquale:  Invece il tuo ultimo albo, il n.26, in che modo contribuisce all’intreccio di cui parlavi prima?

Oscar: In “Dopo Mezzanotte” Sclavi fonde splatter e nonsense, sublimandoli in un racconto che vede Dylan vivere una notte davvero singolare e imprevedibile, in una Londra completamente deserta, tra asce nascoste nei soprabiti, astronauti investiti da taxi, serial killer, e l’entrata in scena del cane Botolo. Il tutto punteggiato anche stavolta dalla ballata della notte/irrazionalità che non si arrende al sopraggiungere del mattino/ragione. Qui Sclavi porta le dinamiche del n.18 ad un livello decisamente superiore, anche e soprattutto perché realmente un filo conduttore appare completamente assente: la scia di sangue e morte che accompagna Dylan nel lasso di ore raccontate nelle 94 pagine è davvero del tutto casuale.

Pasquale: Ovviamente Sclavi a volte indulge in alcune forzature narrative, ma solo al fine di sottolineare ancor di più il già di sé potente leitmotif della casualità fine a se stessa.

Oscar: Da questo punto di vista forse riuscirà a fare di meglio solo quando metterà Groucho al centro della vicenda nell’albetto “Horrorpoppin‘”, chiaro omaggio al film “Hellzapoppin‘”, cui anche “Dopo mezzanotte” deve più di un riferimento. La figura di Groucho permetterà però a Sclavi di ammettere apertamente una completa mancanza di freni inibitori, e comunque sarà anche lì una vetta insuperata. D’altro canto, l’odissea sotto le stelle di Dylan dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse ancora il bisogno, l’acrobatico lirismo dell’autore e la portata innovativa del suo linguaggio, all’interno di un medium da sempre considerato “povero” come il fumetto.

A latere, la coincidenza di avere ancora una volta Giampiero Casertano ai pennelli. Alcune sue peculiari soluzioni grafiche sono presenti già nella sua prima prova, come le immagini in grandangolo volutamente deformate, a suggerire la tensione ai limiti dello strappo della sottile patina di realtà che ci separa (e forse ci protegge) da ciò che vive al di là.

Pasquale: Con buona pace del Sottosopra di “Stranger Things“!

Oscar: Invece tu, che stai facendo un discorso di “scoperta del personaggio”, passando in rassegna le storie più imperniate sulla sua (comunque sempre scarna) mitologia: mi aspetto che mi parlerai dei n.43, 100, 121, nonostante così facendo si andrà ad infrangere uno dei paletti che ci eravamo posti all’inizio, ossia quello di fermarci alla prima cinquantina di numeri della serie regolare.

Pasquale: Gia, il mio discorso in effetti si delinea abbastanza coerente con questa successione. Eppure, come già fatto con “La zona del crepuscolo”, anche questa volta preferisco spezzare la riproposizione della “continuity” con un altro albo per me fondamentale per la scoperta del personaggio. Mi riferisco a quel “Memorie dall’invisibile” di cui abbiamo già parlato. Come detto nel primo capitolo di questo nostro approfondimento, il n. 19 è uno degli albi più interessanti e completi di tutto il ciclo sclaviano; adesso, dopo tre albi più introduttivi, a mio parere il neofita è pronto per apprezzarne appieno le sfumature e la poesia. Subito dopo, a completare la cinquina… sì, è il turno del n.43Storia di nessuno“.

Con questa storia Sclavi completa ed approfondisce i temi già seminati nei precedenti albi, portando a compimento un percorso di definizione della sua “continuity” dopo L’alba dei morti viventi e Morgana. Abbiamo quindi un doppio percorso: da un lato il terzo incontro/scontro con Xabaras, e dall’altro la disamina sul vuoto che abbiamo dentro e che ci creiamo attorno, sulla paura di essere nessuno, accanto alle riflessioni sulla brevità della vita e del suo essere uguale e monotona.

Oscar: Ed i mondi paralleli…

Pasquale: Eh già, con buona pace della Marvel e di Doctor Strange, Sclavi esplora, tra momenti onirici e altri horror, anche l’idea che la dimensione in cui viviamo non sia altro che il sogno di qualcuno, mettendo ancora più in risalto quel vuoto esistenziale quale leitmotiv del personaggio.

Oscar: E divertendosi a descrivere diversi ruoli per i suoi personaggi – ad eccezione di Groucho!

Pasquale: Groucho è sempre uguale, qualsiasi sia l’universo. Tematica non casuale questa che, a più riprese, verrà approfondita, stravolta e sconvolta. Ma la magia del personaggio l’hai appena descritta qui sopra e ne avevamo già parlato qui in occasione del Color Fest a lui dedicato.

Oscar: Bene, la nostra cinquina essenziale è quindi completa. Alcuni punti in comune ci sono, ma sostanzialmente si delineano due diversi filoni esplorativi del personaggio.

Pasquale: Vedremo quindi, nel prossimo articolo, quali saranno i Dylan Dog da leggere per avere una visione più relativamente strutturata e autoconsistente del personaggio.

Oscar: Va bene. Buona lettura care amebe, e nun ce rompete [cit.]

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