“Mi-Mouche. Premier round: Tu veux te battre?” di Cazot & Maurel

La lotta contro il lutto per esistere: dalla danza per compiacere alla boxe per piacere

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La storia nasce da un disegno: una ragazzina, sguardo dritto e duro, che si asciuga il naso con un guanto da boxe. Da dove nasce la voglia di battersi? Da una madre angosciata, nonostante un padre tollerante e un fratello e una sorella senza storie – tranne quel pizzico d’ironia che fa imbestialire in camera e riconciliare a tavola. Una madre traumatizzata e senza un braccio a causa dell’incidente che costò la vita alla figlia, brillante e solare, che Colette (gemella) cerca di sostituire – senza riuscirci – con la danza ove Lison eccelleva. Fino al giorno in cui entra in una palestra di boxe.

Le prime tre tavole catturano il lettore e non lo lasciano più. Il tema è grave – le menzogne sono certo un segno di emancipazione ma restano tali, il mobbing scolastico una realtà non edulcorata, la delusione sul volto della madre non è assorbito dal solito buonismo; l’assenza costituisce una presenza, un’ombra costante – ed è trattato sia drammaturgicamente (Vera Cazot) che graficamente (Carole Maurel) con una delicatezza inusitata: basta, ancora una volta, osservare la sequenza dell’incidente, ove tutto, pur suggerito, non lascia dubbi.

Una storia nella migliore tradizione che chi è cresciuto negli anni Settanta e Ottanta ha conosciuto con Il Giornalino e Il corriere dei ragazzi, e che sembra scomparsa dal panorama editoriale attuale, come se un bambino non potesse affrontare tematiche adulte. Bisogna invece dar loro fiducia, non solo in quanto lettori, ma per la crescita personale e sociale che la lettura sottintende.

Non è poco, nell’attesa del prossimo round.

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