“TUTTONETFLIX” di Cualbu & Foschetti

Dalla costrizione domestica alla consapevolezza della reclusione

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Valutazione 7 su 10

Sul n.19 di Antifa!nzine, interamente dedicato al tema della detenzione, il brevissimo TUTTONETFLIX di Valerio Cualbu e Federico Foschetti gioca in maniera tanto semplice con l’analogia esperienziale da risultare efficace. Far vivere al lettore un’esperienza emotiva parallela prima di rivelarne il senso — per quanto prevedibile — andando oltre la metafora pura, permette di richiamare una sensazione corporea reale. La condivisione di un’idea, l’esplorazione di un concetto, si sposta così dal piano ideologico a quello esperienziale.

Il rapporto del lettore con la tematica cambia prospettiva: non più individuo → concetto → ideologia, ma esperienza → consapevolezza. L’espressione inglese in his shoes, comunemente tradotta come “nei suoi panni”, diventa il vero punto di svolta del racconto e funziona perché, atavicamente, l’uomo comprende davvero solo ciò contro cui ha sbattuto la testa.

Senza proclami e con appena un filo di ruffianeria, il fumetto riesce a costringere il lettore a intuire una condizione attraverso la rievocazione di memorie personali, più che tramite valori sociologici condivisi. Certo, lo svolgimento resta prevedibile, ma la brevità del racconto, la sintesi di Cualbu e il tratto espressivo di Foschetti — che lavora per sottrazione e attraverso un uso mirato delle inquadrature — impediscono a questa intuizione narrativa di diventare stucchevole.

Il lettore pensa di empatizzare con una vittima della restrizione. Poi scopre che sta ascoltando chi quella restrizione la amministra. Il ribaltamento arriva rapido e mantiene il racconto diretto, utile, funzionale nella sua intelligenza prima ancora che nel suo valore artistico: un gancio, quasi un kick emotivo, che costringe a interessarsi al tema.

Per esplorarne ideologie, deviazioni e problematiche esistono altri strumenti. Qui l’obiettivo è creare un contesto comune, un terreno condivisibile perché fondato su un’esperienza riconoscibile. Da lì diventa più facile imbastire un ragionamento. Ed è forse questo il risultato più riuscito del racconto: porre le basi emotive per guardare alla detenzione non solo come questione sociale o ideologica, bensì come esperienza umana, concreta, reale.

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