Come avevo raccontato in questo articolo, il numero 22 di Zagor, L’avvoltoio (scritto e disegnato dai creatori del personaggio, Guido Nolitta & Gallieno Ferri) aveva rappresentato una sorta di “esperimento di marketing” grazie a una copertina strepitosa, con Zagor in balia di un minaccioso avversario mascherato, che tornava anche nella copertina del numero successivo… Solo molto tempo dopo, quando riuscii a procurarmi il n.23, mi resi conto che il modo in cui era stata rappresentata la ristampa dei “miseri” tre albetti a striscia di cui era composta questa storia era stato DAVVERO puro marketing 🙂
Vediamo nel dettaglio: tre albetti a striscia, in formato bonelliano, fanno 72 pagine in tutto. Nel primo albetto, la metà iniziale era riservata a una classica gag di Cico che come al solito, quando cercava di mettere in pratica i suggerimenti di Trampy per riempirsi la pancia, andava incontro a un vero disastro… e solo nella seconda metà si sentiva parlare di questo misterioso individuo che massacrava donne e bambini della tribù Honiasont. Ma, appunto, si sentiva solo parlare: perché l’Avvoltoio appariva soltanto nell’ultimissima striscia.
Nel secondo albetto, dopo uno scontro senza vincitori né vinti con Zagor, l’Avvoltoio “spariva” di nuovo e la trama si spostava in un paese vicino, dove il solito commento fuori luogo di un bianco contro gli indiani scatenava la reazione di Zagor. L’epilogo sarebbe poi giunto alla fine del terzo albetto, con la rivelazione del segreto che animava la sete di vendetta dell’Avvoltoio, poco prima della sua morte (nonché della rivelazione della sua identità, che preferisco mantenere celata nel caso – improbabile, lo so – che qualcuno non conosca questa storia).
Eppure… eppure, anche in poco più di settanta pagine, solo in parte dedicate direttamente a questo avversario, Nolitta era riuscito – grazie anche agli ottimi disegni del Maestro Gallieno – a creare un piccolo gioiello, con pagine toccanti soprattutto nel finale. Certo, resto dell’idea che la ristampa sull’albo mensile (con le copertine e i titoli ad effetto) fosse stata un po’ “furbetta”, ma probabilmente Sergio Bonelli aveva avuto ragione a presentarla a quel modo: perché nessun lettore zagoriano ha mai dimenticato l’Avvoltoio.
