Qualche giorno fa sono capitato casualmente su una pagina Facebook – dall’eloquente titolo “Il niente costruttivo di Andrea Fanton” – in cui ho potuto rileggere questa storia, emblematica dello stile dello sceneggiatore (qui affiancato da Guido Scala ai disegni) ma anche di molte altre storie Disney di quei favolosi anni ’70, in cui noi giovan(issim)i lettori ci ponevamo ben pochi problemi per tutto ciò che riguardava plausibilità scientifica, buchi di sceneggiatura e altre amenità del genere… No, sto scherzando, non è vero che ci ponevamo pochi problemi: NON ce ne ponevamo proprio.
Basta leggere il primo commento di tale pagina per averne la riprova: “se sono pile a combustibile, perché c’è una classica pompa di benzina attaccata (in malo modo tra l’altro) al razzo?” All’obiezione si potrebbe rispondere che, se le batterie sono “a combustibile”… perché tale combustibile non potrebbe essere la benzina, che le sta “ricaricando” in qualche modo? Ma non è quello il punto, naturalmente.
Il punto è che molte storie “scientifiche” di topi e paperi iniziavano così, in medias res, inanellando un gergo tecno-futuribile (basti pensare all’elenco infinito di invenzioni di Archimede) e notevoli salti (il)logici da una pagina all’altra, senza che ci ponessimo troppe domande perché ci lasciavamo andare al piacere puro e semplice della lettura.
In questa storia, ad esempio, a parte tutte le tirate sui campi magnetici (che saranno poi risolutivi per la sconfitta dei cattivi capeggiati da Macchia Nera), il divertimento era garantito da alcuni dei “soliti” sproloqui di Pippo ma anche dalla ferrea logica dell’avversario di Topolino: “Perché pretendi che restiamo chiusi qui dentro?” “Perché… perché… perché sì.” Ineccepibile, vero? 🙂
Battute a parte, sono stato contento di rileggere questa storia: Macchia Nera era uno dei miei villains preferiti (molto più di Gambadilegno) e ogni volta che appariva suscitava la mia curiosità, compreso in questo albo che mio fratello acquistò appositamente per collezionare le “medaglie olimpiche“, proprio come aveva fatto un paio d’anni prima per le medaglie della saga sulla dinastia dei Paperi.
