“Hypericon” di Manuele Fior

Anni '90: la giovane Teresa arriva a Berlino per lavorare ad una mostra sul tesoro di Tutankhamen. L'incontro con Ruben cambierà la sua vita

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Valutazione 9 su 10

Uscito già nel 2022, Hypericon – l’ultima opera di Manuele Fior, che gli ha consentito di vincere il premio Attilio Micheluzzi al Comicon di Napoli del 2023 – rappresenta compiutamente il suo stile narrativo, elegante e raffinato.

La storia si sviluppa lungo una doppia narrazione: da un lato l’arrivo – decisamente traumatico – della protagonista, la giovane Teresa Guerrero, a Berlino all’inizio degli anni ’90, per curare una mostra dedicata all’esposizione del tesoro di Tutankhamen. La sua vicenda è alternata a numerose sequenze in cui viene raccontato proprio il ritrovamento di quel tesoro e della tomba del sovrano egiziano nel 1922 da parte di Howard Carter: scoperta che avviene nello scetticismo generale, ed è raccontata partendo dai reali diari di Carter, in cui emergono tutte le difficoltà logistiche, le incertezze personali e le grandi emozioni che contraddistinsero il grande ritrovamento (che aprì la porta, giusto 100 anni fa, al successo mondiale dell’egittologia).

Teresa, in una Berlino ancora divisa tra la scomoda eredità del socialismo reale e l’anelito illusorio della libertà del capitalismo, incontra Ruben, artista italiano velleitario, con cui intrattiene una relazione molto singolare.

I due giovani devono fare i conti con le loro difficoltà: le ansie di Teresa che soffre di un’insonnia feroce e la rabbia di Ruben, incapace di impegnarsi professionalmente nel suo percorso artistico e  che deve difendersi dall’invadenza del padre in Italia, che anche a distanza vuole controllarlo.

A legare le due vicende è anche il medicinale Iperico, pianta della famiglia delle Angiosperme, i cui fiori furono ritrovati nella tomba di Tutankhamen per scacciare i demoni, e che consente a Teresa di allontanare la sua insonnia.

Le ambientazioni di Fior appaiono sempre perfette, dal deserto egiziano di inizio secolo scorso alla Berlino di fine millennio in trasformazione, dai nuovi quartieri che sorgono come funghi (dopo la riunificazione) alla riproposizione delle mappe della tomba di Tutankhamen.  

Fior ha studiato in gioventù a Berlino, vivendoci e probabilmente racconta qualcosa di sé in Ruben, disegnatore dotato che non vuole diventare un professionista e che disegna solo per divertimento.

Vivida la rappresentazione degli attacchi dell’11 settembre, vicenda che conclude la storia, a segnare il cambiamento epocale che irrompe nelle esistenze dei protagonisti. 

Particolarmente interessante la teoria sulla cognizione spazio-temporale degli antichi egizi, riportata da Fior, legata a un’iscrizione attribuita alla dea Iside che si trova sul sarcofago della tomba di Tutankhamen: “Davanti a me vedo quello che è stato. Dietro di me, tutto quello che sarà”. Come se “gli antichi egizi immaginavano il passato spazialmente di fronte a loro, mentre il futuro veniva localizzato alle proprie spalle”.

Il futuro dietro alle spalle non può essere visto, mentre il passato che è conosciuto è sempre visibile davanti a noi. Manuele Fior impreziosisce le sue straordinarie storie a fumetti con speculazioni filosofiche decisamente non scontate.

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