Valutazione 8 su 10
In concomitanza con la lettura di Secret War – scritta da Brian Michael Bendis e disegnato superbamente da Gabriele Dell’Otto – mi arrivò una notifica sullo smartphone: <<YouTube, nuovo video di The Closure>>, canale che ha dato vita ad un format nel quale si intervistano diversi artisti nostrani, raccontando la loro evoluzione da professionisti, oltre a diversi aneddoti lavorativi e personali.
Era un’intervista al celebre disegnatore romano prima citato.
Sarà stata una coincidenza, sarà che Gabriele Dell’Otto a mio modesto parere è il miglior illustratore al mondo, ma sono diventato letteralmente euforico.
Ascoltandolo ho capito quanto Secret War lo avesse traumatizzato, nonostante sia un’opera celebre e ben incensata dalla critica: riassumendo, aveva capito che mantenere uno standard così elevato – e per così tante tavole – era pressoché impossibile, e soprattutto non riusciva a raggiungere la perfezione che si era prefissato… infatti ci mise molto più del previsto e non rimase soddisfatto del lavoro in sé.
Quando venne richiamato alle matite per una nuova storia – comprese di inchiostrazione e colori, così come fu per S.W. – mise subito le cose in chiaro e soprattutto si impose di utilizzare una sintesi che non era riuscito a trovare nella sua precedente opera.
Si nota immediatamente come “X-Force: Sex + Violence” sia l’evoluzione stilistica che il disegnatore ha dovuto necessariamente attuare per poter raggiunge una pace interiore: pochi fronzoli, senza tralasciare dettagli o tavole a tirar via; la qualità è immensa, la sensazione di movimento e naturalezza dei corpi ricorda sequenza cinematografiche da blockbuster, action che più action non si può. La ferinità che traspare dalle azioni dei protagonisti si sposa perfettamente con lo stile ancora più pittorico adottato in questa opera da Dell’Otto, che come al suo solito utilizza la luce sui corpi, studiata ad arte, per creare ombre profonde e sobillanti.
Gli sceneggiatori Craig Kyle e Christopher Yost confezionano una storia su misura per Dell’Otto, anche se mantenendo basso il numero di pagine non danno grande profondità alla trama: vengono accennati alcuni accadimenti che porteranno Wolverine a soccorrere Domino, finita per invischiarsi in affari troppo grossi anche per la “fortunella” mutante.
Si danno per scontate alcune dinamiche interne della X-Force, frangia anarchica e violenta dei più moderati e coscienziosi X-Men, ma nonostante questo la storia è comprensibile e ben strutturata: ha un ritmo altissimo, i balloon si contano sulle dita di una mano, Logan è come al suo solito tracotante, pieno di sé, sanguinario e fatale, Domino continua a punzecchiarlo in ogni circostanza e la chimica che si crea non può che sfociare in… beh, il titolo di questa grapich novel parla da sé.
N.d.R.: provate a oscurare il volto dell’artigliato canadese e ditemi se nella sagoma nera non vi sembra di rivedere il Devilman di Gō Nagai; oppure le scene dei flashback di Domino ad inizio storia, dove la ragazza sembra uscita da un racconto di Tsutomu Nihei.

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