Walter Bonatti è stato semplicemente uno dei più grandi alpinisti di ogni epoca. Le scalate spesso al limite dell’impossibile, le nuove vie tracciate attraverso pareti ritenute in precedenza impercorribili hanno donato fama alle sue grandi qualità in alta quota.
Fu membro della spedizione italiana del 1954 che raggiunse per prima la cima inviolata del K2, impresa che lasciò una ferita enorme nell’alpinista bergamasco per via delle maligne polemiche che seguirono negli anni.
Esiste però anche un lato meno famoso della figura di Bonatti.
Conclusa la sua carriera da alpinista, Walter ottiene un ingaggio come reporter di viaggio dalla Mondadori e – tra il 1966 e il 1977 – percorre e racconta Africa selvaggia, America del nord, Indonesia, Australia, Antartide, Patagonia, Caraibi, Nuova Zelanda fino all’ultimo viaggio in Perù. I suoi reportage fotografici ottengono un enorme successo sulle pagine di Epoca, aggiungendo un alone di magia alla sua figura.
In questo volume edito da Solferino (e splendidamente curato da Angelo Ponta) vengono raccolte le riproduzioni a fumetti di due delle sue avventure, pubblicate ad inizio anni ‘90 sulle pagine della rivista Moby Dick.
Il primo episodio, Solitario sullo Yukon – testi dello stesso Bonatti e parzialmente di Alfredo Castelli – illustra il suo lungo viaggio nel Grande Nord americano, tra Canada e Alaska, sulle tracce di Jack London e della corsa all’oro nel Klondike.
Nel cuore dell’Africa – sceneggiatura curata da Mario Gomboli e Giorgio Pelizzari – è la seconda avventura presente, in cui vengono accostati differenti percorsi vissuti nel continente nero.
Si parte in carovana nelle foreste della Tanzania verso il monte Meru, si attraversa lo Zaire in cerca dei gorilla nei parchi del Virunga e del Kahuzi, per finire in viaggio con i pigmei verso le sorgenti del fiume Nduye.
Tavole con scenari e situazioni mozzafiato, splendidamente illustrate da due artisti la cui bravura ben conosciamo: il recentemente scomparso Enea Riboldi e Pasquale Del Vecchio.
Non è difficile appassionarsi alle avventure di questo esploratore, che appare come un misto tra Corto Maltese, Mister No, Zagor e Tarzan. Sia nelle gelide lande americane che nella calda e misteriosa Africa, Bonatti dà prova di cavarsela in ogni situazione, sempre a contatto con quella natura selvaggia e incontaminata che tanto ama.
In appendice sono presenti corposi abbozzi di sceneggiatura di due episodi che non vedranno mai la luce: Tra i coccodrilli del Nilo (con alcune tavole di prova a firma Joseph Viglioglia) e la tragica ascesa al Monte Bianco attraverso il Pilone Centrale, in cui persero la vita quattro dei compagni di scalata.
Di questi suoi reportage Bonatti dirà:
“L’avventura è stata un mezzo per conoscermi e non fine a sé stessa. È stata la trasposizione del verticale in un mondo orizzontale a 360°. Per sapere chi ero e cosa volevo. Per vivermi.”
