Il Tex di Fernando Fusco

Un grande protagonista del fumetto italiano al servizio dell'eroe bonelliano

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Nelle mie prime letture di Tex, usavo descrivere come “mitici quattro” i disegnatori che più amavo del mio fumetto preferito. Si trattava di un ristretto novero di artisti che, nel tempo, avevano affiancato il veterano Aurelio Galleppini nel dar vita alle storie del ranger bonelliano. Oltre al creatore grafico di Tex, facevano parte del quartetto dei miei sogni Erio Nicolò (il mio preferito in assoluto), Guglielmo Letteri e Giovanni Ticci. Tra i disegnatori che si alternavano a loro, ce n’era uno il cui tratto non mi dispiaceva, ma che faticava a convincermi: Fernando Fusco.
Evidentemente non ero ancora pronto per il “suo” Tex.

Con il passare degli anni, affinando meglio le mie letture, fui letteralmente conquistato dal suo stile. Complici anche le sceneggiature che gli venivano affidate, alcune delle quali considero ancora oggi tra le più coinvolgenti dell’intera collana, superò senza ostacoli le mie prime perplessità.
Così i “mitici” da quattro divennero cinque e, ancora oggi, restano a mio avviso i migliori interpreti delle avventure di Tex.

Ma andiamo con ordine.
Fernando Fusco, ligure classe ‘29, iniziò la sua collaborazione con Sergio Bonelli e l’allora Editoriale Daim Press nella prima metà degli anni ‘70, con già una lunga esperienza alle spalle.
Attivo in campo fumettistico dalla fine degli anni ‘40, la sua produzione si concentrò per lo più all’estero, nel mercato inglese e – soprattutto – in quello francese. Debitore in particolare del tratto di Milton Caniff, disegnò praticamente di tutto: copertine per fotoromanzi, illustrazioni per album di figurine, riduzioni di classici, fumetti per ragazze, versioni a fumetti di serie TV e perfino collaborazioni con quotidiani di vario genere.
Tornato in Italia dopo tanti anni vissuti a Parigi, si concentrò su due serie western, Lone Wolf e I due dell’apocalisse, pubblicati sull’Intrepido della casa editrice Universo, con i testi di uno dei suoi sceneggiatori di punta, Luigi Grecchi.

Proprio grazie a queste due produzioni, scattò l’interesse di Sergio Bonelli, come lui stesso racconta a Franco Busatta nel saggio Come Tex non c’è nessuno:
Il lato più gratificante del mio lavoro, appassionato come sono di disegno, consiste proprio nel ricercare nuovi disegnatori per una casa editrice in continua crescita; proprio per questo sono instancabile nel leggere tutta la produzione non solo degli editori italiani ma anche dei francesi, degli inglesi e degli spagnoli.
È il motivo per cui non mi sfugge il segno affascinante e personale di un artista che dopo aver lavorato a lungo in Francia è arrivato sulle pagine dell’Intrepido.
Le serie che illustra per la rivista,
Lone Wolf e I due dell’apocalisse, scritte da Luigi Grecchi, sono due piccoli gioielli e non c’è quindi da meravigliarsi se io faccio di tutto per assicurarmi la collaborazione del loro disegnatore.”

Quindi: tutto fatto? Non proprio.
Così Fusco rivela a Fumo di China (n.164, settembre 2008) quel primo contatto: “Conobbi Sergio Bonelli quasi subito dopo il mio ritorno dalla Francia. Conosceva il mio lavoro e mi fece delle proposte interessanti per disegnare Mister No, ma io temevo molto la lunghezza delle storie che uscivano nelle sue serie, ognuna delle quali richiede un anno o più di lavoro. Così inizialmente rifiutai, ma poi avvenne un fatto che mi convinse a cambiare idea. Un amico francese mi informò che la Universo aveva iniziato a pubblicare là Lone Wolf, senza nemmeno avvisarmi. Telefonai in casa editrice chiedendo spiegazioni e loro accamparono scuse insostenibili. Così l’atmosfera non era più serena e questo mi spinse ad accettare la proposta di Bonelli, che mi diede subito una sceneggiatura di Tex.

Con l’uscita nell’ottobre 1974 dell’albo L’idolo di smeraldo su testi di Gianluigi Bonelli, iniziò la lunga avventura con Tex.
Un primo episodio che esalta una peculiarità di Fusco, evidenziata dallo stesso Sergio Bonelli: “Mio padre non seguiva i disegnatori come facevo io e non guardava mai i giornali degli altri, ma quando ha visto una storia disegnata da Fusco ha notato che faceva queste donne abbastanza simili a quelle di Molino, delle indiane pin-up girl molto carine con lineamenti degni di un’anglosassone, e gli ha scritto una storia tutta piena di donne”.
Proprio una di queste squaw con le fattezze da pin-up, la giovane e bellissima Hanaba, resterà impressa nella memoria dei lettori, anche grazie al suo coraggioso ed estremo sacrificio.

E il suo Tex?
Fernando Fusco, in un bel dossier a lui dedicato e pubblicato su Flit Comics nel luglio 1992, lo ricorda così: “L’ho iniziato con molta titubanza. Non avevo mai disegnato personaggi non miei. Non sapevo da dove iniziare. Mi preoccupava, oltre alla somiglianza, come farlo muovere. […] Lo stesso Sergio Bonelli mi aveva incoraggiato per farmi uscire da questo mio impasse, dicendomi che a lui sarebbe andato bene Lone Wolf con i capelli neri. Lone Wolf! Che era un ragazzo sul tipo di Terence Hill: biondo, nasino affilato, con i boccoli! Diverso soprattutto come mentalità […] Il mio primo Tex era solamente vestito come Tex! Tra i lettori furono dalla mia solo i vecchi fan di Lone Wolf. Gli altri si arrabbiarono, ed a ragione anche. Ma dovevano darmi tempo”.
Si sa, il tempo è galantuomo e lo fu anche con l’artista ligure. Seguendo il modello “ticciano”, Fusco affinò la fisionomia del volto di Tex, conquistando rapidamente il favore dei lettori e della critica. Il suo iniziale Tex, agile e un po’ smilzo, divenne rapidamente molto muscoloso, quasi possente, fino a giungere ad una caratterizzazione definitiva che rappresenta una via di mezzo tra i modelli precedenti.

Energico e vitale, perenne sigaretta in bocca, il suo è un ranger sempre risoluto e anche un po’ sbruffone, grazie a quell’aria da spaccone che spesso il disegnatore gli imprime sul volto.
Le sue tavole, grazie al tratto nervoso e spigoloso, sprizzano vita in ogni sequenza e danno un tocco di dinamismo unico. E pazienza se, a volte, il disegno non risulta precisamente realistico: le sue figure enormi, dalle anatomie talmente vigorose da sembrare sproporzionate e caricaturali, riescono tuttavia ad apparire al lettore non solo vive, ma anche divertenti.

Appurata la sua bravura nel rappresentare i personaggi femminili, è doveroso citare figure dalla bellezza curata e mai volgare: la diabolica Lola Fuente (Il clan dei Cubani), la scaltra Zelda (Il ritorno del Carnicero), la dolce Ella Watson (I dominatori della valle), l’affascinante Loana (Nelle paludi della Louisiana) e la coraggiosa Conchita (L’uomo con la frusta). Impossibile scordare le sue bellissime squaw, a partire dalla succitata Hanaba, ricordate ancora oggi come le “indianine” di Fusco.

Altro tratto distintivo, forse la caratteristica più nota ai lettori, è l’estrema perizia con cui sono composte le sue vignette panoramiche, con scorci curatissimi e di grande effetto. Dall’infuocata Valle della Morte alle verdi pianure del Wyoming, il disegnatore si esalta in ogni tipo di ambientazione, esprimendo nel fumetto tutto il suo talento, maturato anche grazie alla sua passione per la pittura.
Non vanno dimenticati nemmeno i sempre affascinanti scorci cittadini, con le trafficate main street e i fumosi saloon, oltre alla riconosciuta bravura nel rappresentare i cavalli, uno degli scogli maggiori per i disegnatori della collana.

Il rapporto con l’editore passò dall’iniziale livello professionale ad una vera e propria amicizia che arricchirà un sodalizio umano e lavorativo protrattosi poi per tanti anni. In un’intervista del settembre 2013 riportata nella Community Vintage Comics, Fusco si esprime così al riguardo:
Certo eh che Sergio quando c’era da lavorare, lavorava e neppure poco, però amava pure parlare a lungo dei suoi viaggi, dei posti che visitava. Vedeva il mondo con gli occhi di un meraviglioso sognatore e ci facevamo delle bellissime, lunghe chiacchierate come vecchi amici più che come collaboratori. Era un rapporto bellissimo, con una persona davvero straordinaria, abilissima nel suo lavoro, bravissimo sceneggiatore prima, editore attentissimo a tutto e che pretendeva di sapere tutto di ogni fumetto che ogni mese andava in edicola”.

In verità ci fu anche una piccola frizione tra i due, come ricorda lo stesso Fusco nel succitato dossier apparso su Flit Comics:
Il mio unico problema con l’editore c’è stato per una storia pubblicata nel 1979 (dal n.229 al n.232) della quale mi furono ritoccati alcuni visi di Tex [opera di Ticci N.d.R.]. Non animosamente, in fondo il fumetto è un lavoro di equipe, e poi i ritocchi riguardavano una piccola parte dei disegni”.

Una delle debolezze di Sergio Bonelli: i lettori più esperti ricorderanno che lo stesso trattamento fu riservato anche al Tex di Virgilio Muzzi, con i ritocchi ai volti eseguiti da Galep, scatenando spesso uno sgradevole effetto “posticcio”.

Resta il fatto che, probabilmente, fu proprio Fusco colui che rese al meglio le sceneggiature di Sergio Bonelli/Guido Nolitta per Tex, con episodi che ancora oggi incontrano il favore di tanti lettori.
Non a caso il battesimo di Nolitta su Tex, Caccia all’uomo, vide ai pennelli proprio l’artista ligure, complice in almeno altri due tra gli episodi meglio riusciti dello sceneggiatore / editore milanese, come I ribelli del Canada e I dominatori della valle.

Curiosamente, Fusco realizzò la parte grafica per altri due sceneggiatori debuttanti in ambito texiano.
Per Claudio Nizzi realizzò Il ritorno del Carnicero, prima storia scritta per il ranger bonelliano (ma pubblicata solo per seconda) e per Decio Canzio – storico Direttore Generale della casa editrice – L’oro di Klaatu, in cui regalò ai lettori tavole altamente suggestive dell’altopiano innevato del Kaibab Plateau.

Non vanno assolutamente dimenticate le sue prove con i testi di Gianluigi Bonelli, in cui – come nel già citato L’idolo di smeraldo – ha assecondato come meglio non si potrebbe la sceneggiatura dell’autore.

Per citarne una su tutte, ricordiamo quella de Il Clan dei Cubani, episodio immerso nella misteriosa New Orleans dei riti voodoo e del racket malavitoso guidato dalla famigerata Maschera di Ferro.
Uno degli ultimi capolavori di GLB, nobilitato da un Fusco perfetto nel rappresentare le atmosfere malsane e paludose della città e un Tex praticamente onnipotente e votato all’azione più distruttiva. Indimenticabile il pestaggio dei malcapitati gambler sul battello che solca il Mississippi, con il tratto di Fusco che rende così potenti gli sganassoni di Tex da far volare a diversi metri di distanza i poveri avversari!

Nel gennaio 2010, a distanza di oltre 35 anni dal suo debutto, viene pubblicata l’ultima storia da lui disegnata, La banda dei messicani.

Quest’ultima prova verrà inopinatamente relegata su una collana collaterale come l’Almanacco del West – contenitore di rubriche varie a tema western – anziché finire sulla serie regolare, come avrebbe meritato il prestigio del disegnatore.

A rincarare la dose, rendendo ancora più triste e doloroso l’addio a Tex dell’artista ligure, contribuisce la modesta sceneggiatura ad opera di Claudio Nizzi, senza dubbio una delle meno ispirate dell’autore di Fiumalbo.

Inoltre, nell’editoriale presente nell’albo non si fa alcun cenno all’ultima prova del disegnatore, nemmeno una riga di ringraziamento.
Un finale ingeneroso, reso meno amaro dalla buona prova grafica offerta, non così distante dai migliori lavori dell’artista.
Nonostante un commiato passato in sordina e poco celebrato, si può affermare con certezza che Fusco riesce a mantenere uno standard qualitativo più che accettabile anche nella sua ultima prova. Egli evita infatti di incappare nell’inesorabile declino artistico causato dall’età avanzata, di cui furono vittima, ad esempio, Galep e Letteri.

Nel computo finale della sua lunga esperienza con il ranger bonelliano, Fusco ha realizzato graficamente 28 storie, per un totale di quasi 7000 tavole.

Dopo essersi ritirato dall’attività professionale per dedicarsi interamente alla sua amata pittura, l’autore si spegne il 10 agosto 2015 a Città di Castello, in quell’Umbria che lo aveva adottato da anni.
La sorte ha deciso di portarselo via proprio alla vigilia della notte di San Lorenzo, quella in cui – tradizionalmente – si possono osservare piovere dal cielo notturno le stelle cadenti.
In questo caso è la stella di Fernando Fusco ad aver compiuto il percorso inverso, brillando ancora oggi nel firmamento dei grandi interpreti di Tex Willer.

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