Eight Billion Genies
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Charles Soule e Ryan Browne esplorano un mondo in cui otto miliardi di desideri sconvolgono la realtà

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Cosa faresti se avessi a disposizione un solo desiderio?
Charles Soule e Ryan Browne, partendo da questa premessa tanto semplice e divertente quanto ampia nelle sue possibili derive, sviluppano un‘opera che parte in maniera leggera e immaginifica arrivando a esplorare e discernere dalla natura umana.

Parte prima: i desideri

La storia inizia con l’improvvisa apparizione di otto miliardi di geni, uno per ogni abitante del pianeta, ciascuno pronto a esaudire un singolo desiderio del proprio possessore.
Quest’avventura comincia quindi come una frenetica e divertente manifestazione di gioia e follia. La follia di tutte quelle persone che, colte dall’impeto della possibilità, realizzano i loro più folli e viscerali desideri. Quello che viene narrato nelle prime pagine è quindi un mondo fantastico, manifestazione dei sogni più impulsivi del genere umano. Una sequela di brame che vanno dal banale al magnifico, dell’egoistico all’assurdo passando per l’imprevedibile.

Si scatena così una girandola di possibilità immense che viene magnificamente mostrata dai disegni di Browne che, in tutto il suo fantastico splendore – e grazie ad un uso vibrante del colore – cattura l’assurdità e la meraviglia di un mondo trasformato. Questa esplosione ha bisogno però di un fulcro, un punto focale su cui potersi concentrare per poterne comprendere il significato. Soule sceglie quindi una manciata di personaggi e li rinchiude in un bar, un luogo sicuro e invulnerabile alla follia scatenata dagli abitanti del pianeta.

Il bar diviene perciò un microcosmo narrativo utile a discernere tra desiderio e opportunità, tra bisogno e volere, tra impulsività e pazienza. Comincia qui una riflessione sulla natura umana e sui nostri impulsi più profondi mentre, fuori dal bar, il mondo inizia ad affondare nel delirio e nel caos. Una prima parte del racconto che, proprio per l’affascinante follia della sua premessa, cattura ed affascina il lettore trasportandolo immediatamente nella narrazione, grazie anche ad un’esperienza visiva ricca e coinvolgente.

Parte seconda: le scelte

Placatosi il caos generato dall’iniziale impulso emotivo, è adesso tempo di ragionare meglio sulle possibilità date all’umanità da questi geni. Soprattutto, è tempo per Soule di approfondire la riflessione sulle scelte degli individui: per farlo, l’autore parte dall’assioma che “il più grande nemico dell’uomo è l’uomo stesso”. Ne viene fuori una disamina estremamente lucida che esplora le dinamiche sociali che vengono a delinearsi in un mondo trasformato dai desideri esauditi. Soule esplora così temi come la disuguaglianza, il potere e la responsabilità. Se alcuni individui cercano di imporre la propria volontà sugli altri, altri tentano di ripristinare un senso di ordine e comunità. Ed ecco che le strutture sociali tradizionali vengono messe alla prova, e nuove gerarchie – basate sui desideri espressi – emergono con forza per dare un nuovo ordine al caos.

Nonostante che il racconto (in questa seconda fase) si concentri maggiormente sulle tensioni tra individualismo e collettivismo, evidenziando come le scelte personali possano avere ripercussioni profonde sulla società nel suo complesso, il tutto rimane sempre molto godibile ed affascinante. Complici infatti i lenti svelamenti di trama, il lettore è quasi naturalmente portato a far evolvere il suo approccio all’opera, che da caotico ed emozionale si fa ora più riflessivo e sociale.

Parte terza: la filosofia del desiderio

Il nuovo ordine mette ora in contrapposizione la ricerca della felicità contro la realizzazione delle opportunistiche ambizioni personali. Vi è, in questo procedere verso la conclusione, un’accelerata sulla dicotomia distruzione & perdita / riscoperta & gioia. Il racconto assume quindi una dimensione più filosofica, incedendo con più forza sul significato di “desiderio” e sulle implicazioni dell’avere i propri sogni realizzati. Una narrazione che parafrasa Schopenhauer ed esplora le conseguenze a lungo termine dei desideri esauditi, sia a livello individuale che collettivo.

Soule invita i lettori a riflettere sulla natura effimera della soddisfazione e sul valore intrinseco delle esperienze umane non mediate dalla magia: “Ogni soddisfazione di un desiderio porta solo a un nuovo desiderio, e l’appagamento è sempre momentaneo. La vita oscilla quindi tra il dolore della mancanza e la noia della soddisfazione”.

Ed ecco che, man mano che l’avventura volge al termine, si palesa quanto la vera forza sia quella di non usare la possibilità data dai propri desideri / geni, suggerendo quasi che la vera realizzazione potrebbe non risiedere nell’ottenere ciò che si desidera, ma nel viaggio stesso della vita.

Un racconto quindi che sa divertire, affascinare e che riesce a proporre un’interessante riflessione, volta ad esplorare le profondità dell’esperienza umana.

Pasquale Laricchia

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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