Finalmente vede la luce anche in edizione italiana Greenwich Village, il progetto firmato ai testi da Gihef (al secolo Jean-François Baudot) e ai disegni da Antonio Lapone.
Lo pubblica If Edizioni, in un volume che raccoglie i due episodi già editi separatamente nel mercato franco-belga: Love is in the air, uscito a Settembre 2015, e What’s new pussycat? del Novembre 2017.
Un’opera intrigante e divertente, immersa nella New York di inizio anni ‘60, con protagonista uno dei suoi quartieri più affascinanti e pittoreschi. “The Village” – questo l’affettuoso nomignolo del quartiere usato dai newyorchesi – è il luogo in cui emergono artisti bohémien e nascono locali che dettano le mode, grazie ad un’atmosfera artistica e intellettuale elettrizzante.
Non è quindi difficile immaginare che anche le relazioni personali subiscano il magico influsso che il quartiere sembra possedere, favorendo soprattutto quelle sentimentali, anche le meno pronosticabili.
Ne sono un felice esempio quelle che ci vengono offerte dagli autori, in cui ambientazione e personaggi sono condivisi all’interno delle due sceneggiature.
In Love is in the air troviamo l’impenitente scapolo Norman Oaks – tranquillo e un po’ misantropo giornalista – la cui placida esistenza viene letteralmente sconvolta dalla nuova vicina di casa Bebe Newman, modella e hostess, nonché volto della compagnia aerea Pan American. Una ragazza esuberante e disinibita, amante della vita notturna, dotata di un’irresistibile frivolezza. L’incontro-scontro tra i due farà nascere una storia d’amore che ricorda da vicino le commedie romantiche e sofisticate degli anni ‘50 e ‘60, quelle con protagonisti Rock Hudson e Doris Day. Non mancano i riferimenti ad altre opere come Vacanze Romane e, soprattutto, Colazione da Tiffany.
What’s new pussycat? – il secondo episodio – vede protagonista un’altra coppia: il cupo e solitario scultore Cole Slowe, refrattario ad esporre le proprie opere per il timore di assurgere ad una fama indesiderata, incontra la giovane contessa francese Sophie St-Cyr, particolarmente attratta dai suoi lavori.
Un incontro in cui il fascino di Sophie riuscirà a far breccia nel cuore dell’artista, nonostante sulla relazione pesi il misterioso passato della ragazza e le gesta di un ladro di opere d’arte che firma i suoi furti come “Pussycat”. Se il lieto fine della prima storia è quello atteso (e desiderato) dal lettore, in questa seconda il finale sarà inaspettato ma riuscirà a chiudere come meglio non si potrebbe l’intreccio tra i due episodi. Un intreccio che fa leva soprattutto sulla caratterizzazione dei comprimari che popolano i due episodi, perfetto collante per le avventure ideate da Gihef. Una schiera di “tipi” che – letteralmente – affollano l’edificio di Perry Street, cuore del Village e affascinante cornice delle storie del volume. Ognuno di loro è a suo modo protagonista dello svolgersi degli avvenimenti che coinvolgono le due coppie principali.
Non sono da meno i dialoghi, in cui l’autore si diverte a giocare coi luoghi comuni dell’epoca e con le convenzioni che regolavano la società americana di inizio anni ‘60. Lo fa regalando testi brillanti, arguti e in diversi casi assolutamente spassosi.
Una lettura appagante e divertente, nobilitata dal meraviglioso lavoro grafico di Antonio Lapone. Erede della ligne claire di matrice franco-belga, l’artista torinese ha fatto sua la lezione di maestri come Hergé, Yves Chaland e – soprattutto – Serge Clerc, assorbendo quegli stili in una proposta che eleva la purezza del tratto, mantenendo sempre un equilibrio di forme e colori perfettamente bilanciato. Ogni tavola è diversa nella composizione delle vignette dalla precedente, donando così maggiore incisività allo storytelling di Gihef.
Un valore aggiunto notevole, per la grande quantità e qualità del materiale raccolto, è la gallery di tavole che compongono l’appendice del volume. C’è davvero di tutto: bozzetti per le copertine, studi e lavorazione dei personaggi, tavole di prova da sottoporre all’editore.
Di grande effetto le illustrazioni utilizzate per i volumi francesi, in cui Lapone crea una serie di finti cataloghi di moda e di compagnie aeree per omaggiare il mondo del fashion dell’epoca e il periodo d’oro delle hostess.
Colpisce anche la colorazione curata da Anne Claire Thibaut, che predilige tonalità più luminose e calde per il primo episodio ambientato nel periodo primaverile, preferendo invece nell’autunnale What’s new pussycat? colorazioni terrose e avvolgenti.
Chiudendo l’ultima pagina del volume, si viene assaliti dal desiderio di gustare un’altra avventura di qualche abitante del Greenwich Village, magari un altro inquilino di Perry Street. In un’intervista di qualche tempo fa Lapone ha escluso questa possibilità, ritenendo chiuso il progetto realizzato con Gihef.
Chissà… forse è giusto così ma, si sa, la speranza è sempre l’ultima a morire.
