Copertina

“1970 – La rivolta di Reggio Calabria”
di Postorino & Barone

La rivolta di una città vista attraverso gli occhi dell’amarcord

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Valutazione 6.5 su 10

I Moti di Reggio sono un fatto storico avvenuto sulla scia delle contestazioni globali del ’68: anni di lotte, di fervide contestazioni studentesche, politiche, sociali ed economiche. Bisogna specificare che i due casi appena citati non hanno una correlazione storica attinente, se non un lasso di tempo che ci permette di leggerne il contesto storico di circa un decennio o giù di lì.
Essendo reggino d’adozione, dopo aver studiato e vissuto per molti anni nella città dei Bronzi di Riace, i Moti di Reggio sono entrati nel mio quotidiano fino ad arrivare a questo fumetto che ho conosciuto per puro caso.

Antonella Postorino e Marco Barone mettono in scena un volume che per certi versi cammina “fuori” dal panorama fumettistico per farsi strada attraverso studiosi, storici, appassionati di rivolte e cittadini curiosi – ma non solo, chiaramente.
Il fumetto in questione, come specificatomi dalla stessa autrice, non vuole essere dichiaratamente politico (e qui apro una piccola parentesi: storicamente questa rivolta viene spesso additata come di destra o di sinistra, tralasciando l’importanza di lotta di un popolo che cercava di recuperare le sue certezze territoriali), bensì lascia una visone più universale, aperta a tutti… che possiamo definire come apartitica.

Per chi non li conoscesse, i Moti di Reggio sono stati una rivolta popolare con al centro la questione del capoluogo calabrese: Reggio Calabria o Catanzaro – rivolta che portò a diverse vittime e che costrinse il Governo ad attivarsi per inviare l’esercito ad arginare le contestazioni e sradicare le barricate.
La sceneggiatura di Postorino si addentra attraverso i documenti storici per affermare una realtà che lavora sulla veridicità delle situazioni mantenendo, allo stesso tempo, dei racconti paralleli di finzione, non arrivando quindi a creare un lavoro d’inchiesta. L’idea stessa di mantenere un linguaggio universale è chiaro anche nella parte grafica di Barone che lavora su una linea pulita, morbida e giocosa, quasi a voler rimarcare che il fumetto e la storia – le “cose vecchie” come direbbero i giovani d’oggi – possono coesistere e camminare assieme per arrivare a più persone possibili, affinché questo “evento” possa essere riconosciuto anche al di fuori dai confini della Calabria.
Se la scrittura e l’apparato grafico collimano in un sistema che funziona, non si può dire lo stesso per il lettering che non riesce a trovare la giusta collocazione e un equilibrio visivo tra le due parti, sia per quanto riguarda le didascalie che per i balloons. Peccato, perché avrebbe dato un tocco qualitativo maggiore.

Un viaggio che dura diversi anni, costellato non solo da un filone narrativo che cuce le trame tra presente e passato, ma che ne documenta le situazioni e ne àncora i ricordi.
In conclusione, 1970 – La rivolta di Reggio Calabria è un fumetto che consiglio a chi vuole immergersi in un contesto storico del Meridione.

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