Copertina di Naoto. Le gardien de Fukushima di Grolleau e Blain

“Naoto. Le gardien de Fukushima”
di Grolleau & Blain

La storia vera di chi decise di restare per prendersi cura di chi l’uomo aveva abbandonato

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Lo tsunami dell’11 marzo 2011 e il disastro nucleare che ne è seguìto hanno rappresentato un trauma collettivo per la società giapponese – e non solo – che anche i manga hanno cercato di esorcizzare: Koji Yoshimoto, autore di Losers, omaggio ai fautori della stagione che rese il manga adulto (ne abbiamo parlato qui), raccontò nel 2013 con Santetsu l’ostinazione con la quale i ferrovieri della linea costiera rimisero in treni sui binari a meno di una settimana dall’evento; Kazuto Tatsuta, mangaka sconosciuto pure in patria, attirato dalla paga, lavorò per sei mesi come operaio alle centrale di Fukushima, traendone una testimonianza senza sconti di una realtà che il governo nipponico ha cercato di mascherare (1F: Diario di Fukushima, 3 volumi, Star Comics 2016). Anche la “nostra” Keiko Ichiguchi si è appropriata del dramma mentre disegnava La promessa dei ciliegi (Euromanga edizioni 2014).

Fabien Grolleau, sceneggiatore prolifico di cui in Italia è stato tradotto Grande oceano (Add editore 2023), con pudore ci ha provato dalla lontana Francia, attraverso la storia – vera – di Naoto Matsumura, agricoltore che decise di restare nella zona irradiata per prendersi cura degli animali abbandonati con l’abbandono di case e fattorie.

Il segno delicato e gli acquarelli dell’esordiente Ewen Blain non stemperano la catastrofe, ma la spostano su un altro piano: per raccontare al nipote cosa accade, Naoto fa appello alle leggende della mitologia giapponese, e sono gli yokai tutti (i demoni del folklore animista cui i tanuki avevano chiesto aiuto nell’oramai classico Pompoko di Isao Takahata) che gli chiedono di restare e dar loro rifugio. Sono, queste, le scene più riuscite, nelle quali Blain riesce a fondere l’approccio visivo occidentale con l’estetica degli ukiyo-e, le “immagini del mondo fluttuante”.

Il resto è storia, compreso il finale: la nascita in perfette condizioni del figlio dell’uomo più “irradiato” del mondo.


Dargaud

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