Complice il periodo natalizio, per festeggiare i sessant’anni del personaggio Dargaud pubblica un volume omaggio a quel capolavoro spartiacque del western che fu e che resta Blueberry di Jean-Michel Charlier e Jean Giraud. Sia detto con gran pace di Tex, di cui non si disconoscono i meriti (anzi, se da tutti questi anni primeggia in edicola con ben sei collane a lui dedicate qualcosa vorrà dire), è infatti con Blueberry che il genere ha allargato i suoi orizzonti in cinemascope, tanto per riprendere l’analogia cinematografica e rendere a Sergio Leone ed Ennio Morricone il tributo dovuto, riconosciuto tra l’altro dai due autori francesi.
La lettura vale l’acquisto, e non solo perché i disegnatori che si son piegati all’esercizio sono andati, da autentici appassionati, al di là di questo – chi immaginando l’infanzia, chi la vecchiaia, chi inserendosi qua e là nella cronologia storica, chi lasciando libero corso alla fantasia, chi ingraziandosi i favori (e sono in tanti) di quell’alter-ego antesignana dell’emancipazione femminile che è Chihuaha Pearl… Tra gli altri: Philippe Xavier, Michel Blanc-Dumont, Blutch e il nostro Enrico Marini.
Al di là dell’evidente operazione commerciale, superata giustappunto dall’amore per il personaggio, salta agli occhi l’influenza duratura che Giraud continua a esercitare, e non perché gli autori hanno adattato il proprio stile alle esigenze del genere, ma perché questa si riconosce al di là dello stile grafico: nella cura del dettaglio, nelle inquadrature, nell’uso delle ombre.
Nel raccontare a fumetti, siam tutti figli di Giraud. Ed è questo forse, l’omaggio più vero.
Potrebbe interessarti anche
“Traquenards et sentiments”
