ABC di Ausonia

“ABC” di Ausonia

Francesco Ciampi tra senso di smarrimento, introspezione e lutto

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Valutazione 8 su 10

Ausonia, pseudonimo di Francesco Ciampi, si dedica a questo racconto sorprendente e inaspettato. 

Laura, 19 anni, lascia l’università dopo la morte della nonna e inizia a lavorare come postina nel suo sperduto paesino di provincia. In bicicletta, nelle sue consegne, incontra i “B”, malati terminali, a metà tra la vita e la morte, capaci di mettere in contatto le persone viventi (gli “A”) con i defunti (i “C”). La voglia e la paura è quella di usare questi “B” come tramite per poter parlare un’ultima volta con la nonna scomparsa da poco che, ancora oggi, le compare – triste – in sogno. 

Un racconto fatto di incontri, confronti, paure e verità difficili. Un racconto che mostra sentimenti difficili da affrontare, come il lutto, l’amore, l’amicizia e, banalmente, la vita.

Un’esplorazione di temi universali come la perdita, il passaggio all’età adulta e la memoria vengono narrati con una poetica solo all’apparenza delicata. 

Il gioco di Ausonia è infatti così emotivo e visionario che finisce per diventare intimo e profondo, trascinando il lettore, pian piano, nella profondità di temi complessi e malinconici.

Con uno stile lineare ma denso di sfumature emotive, Francesco Ciampi parte da un contesto provinciale e apparentemente ordinario per rivelare un forte simbolismo e un’intensa introspezione.

Un disegno composto da un tratto graffiato, che gioca col bianco e nero, si carica di particolari e pone l’accento su pochi dettagli. Un disegno che accompagna nella malinconia del racconto con grande forza.

Sempre sospeso tra reale e surreale, questo racconto è una riflessione visiva sul senso della vita e della morte, sull’infanzia e sulla perdita.

Un racconto sì lento, sì intenso ma non ostico.
Godibile nella sua costruzione ardita, piacevole nel suo tratto riflessivo.

Un’opera intelligente e importante che riesce a smuovere sentimenti difficili da affrontare.

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Pasquale Laricchia

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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