L’adoption

Tre storie delicate e struggenti di Zidrou e Monin

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Talvolta mi capita che amici o conoscenti, sapendo quanto io sia appassionato di fumetti, mi chiedano consiglio per qualche lettura. Sono però rimasto spiazzato da una richiesta di informazioni che mi è stata fatta qualche tempo fa da una giovane coppia che aveva adottato da poco un bambino: “conosci fumetti incentrati sull’adozione?” Ho confessato di no: ho letto, qualche anno fa, Due figlie e altri animali feroci di Leo Ortolani, ma si tratta di un libro con qualche illustrazione (in “stile Rat-Man”, ovviamente) e non di una storia a fumetti.
Ho quindi fatto qualche ricerca online e mi sono imbattuto in una community che ha tradotto amatorialmente i volumi che compongono la bande dessinée intitolata L’adoption: una serie ancora in corso e composta finora da tre storie suddivise in cinque volumi, classificata alla perfezione dal sito Bédéthèque sotto la categoria “Tranche de vie”… La faccio breve: ho scoperto un gioiellino inaspettato, che tratta un tema complesso – come, appunto, l’adozione – in modo non scontato. I testi sono del belga Zidrou (pseudonimo di Benoît Drousie), mentre i disegni sono del francese Arno Monin: i due avevano già collaborato, nel 2014, per il graphic novel Merci.

Il primo volume di questa serie è stato pubblicato nel 2016 da Bamboo Édition nella collezione “Grand Angle” e presenta la prima parte della storia dedicata a Qinaya, un’orfanella peruviana di 4 anni adottata – dopo un disastroso terremoto – da una coppia quasi cinquantenne. Il modo in cui la piccola si inserisce nella vita del “nonno” Gabriel (il vero protagonista) è tenerissimo e credibile: niente a che vedere, per capirci, con le comode semplificazioni di Heidi con suo nonno… Gabriel, sulla soglia dei 75 anni, vede sconvolto il suo tran tran ormai consolidato: la pensione dopo cinquant’anni di lavoro come macellaio, il mancato rapporto con il figlio (“Non c’eri mai…” “Lavoravo!!!”), lo svago quotidiano con altri due pensionati… La sceneggiatura impeccabile di Zidrou è assecondata alla perfezione dai disegni di Monin, che contribuisce con un segno delicato e colori tenui: e quando tutto sembra filare liscio verso l’happy end, il colpo di scena che ribalta la situazione e fa tornare Qinaya in Perù è assolutamente spiazzante (evito volutamente qualsiasi spoiler).
Ed è proprio in Perù che la storia continua e si conclude, con l’albo intitolato La Garúa (pubblicato nel 2017): il viaggio di Gabriel alla ricerca di Qinaya non servirà a farla tornare in Francia, ma l’incontro con un belga in cerca del cadavere della figlia – una volontaria morta durante il terremoto – aiuterà Gabriel a trovare la serenità necessaria per riavvicinarsi a suo figlio.

Dopo essersi dedicato ad alcuni one shot e alle gag di Léonard (una serie comica sul genio di Vinci amatissima in Francia, iniziata quasi cinquant’anni fa da altri autori), Zidrou riapre la serie nel 2021 con il terzo volume, dedicato alla storia di un orfano – Wajdi – completamente diversa da quella di Qinaya: gli unici punti di contatto, a parte la tematica generale, sono costituiti dalla comparsata di alcuni personaggi presenti nel primo dittico.
Wajdi ha 10 anni, è un profugo yemenita che ha conosciuto gli orrori della guerra, delle privazioni, delle sofferenze, impaurito da tutto e da tutti: la famiglia che lo accoglie, vogliosa di essere “utile”, non riesce a capire le sue paure e le buone intenzioni si schiantano contro le difficoltà di un inserimento problematico, soprattutto dopo che Wajdi risponde con la violenza al bullismo dei suoi compagni di scuola. A quel punto, visto che la documentazione per l’adozione ufficiale non è ancora completata, la famiglia ci ripensa… Nell’albo successivo, Les repentirs (Pentimento, pubblicato nel 2023), la fuga di Wajdi scatena un’ondata di sentimenti contrastanti e di azioni che si concatenano fino a un finale decisamente ottimista ma al contempo verosimile, anche grazie a Monin che muta leggermente il suo stile adattandosi al cambio di tono rispetto alla storia precedente.

La storia che mi è piaciuta più di tutte, però, è quella apparsa nel quinto – autoconclusivo – volume, Le sourire du plombier (Il sorriso dell’idraulico, pubblicato nel 2024 sempre da Bamboo Édition).
Stavolta i toni sono più distesi, più lievi, nonostante le disgrazie che colpiscono la famiglia delle “tre” orfanelle protagoniste: gli spaccati di vita quotidiana che Monin illustra – modificando ancora una volta il suo stile, per assecondare quanto più possibile il cambio di registro impresso da Zidrou – aprono letteralmente il cuore di chi legge, perché è impossibile restare insensibili di fronte ai flashback scatenati dalla morte del papà vedovo, che ha cresciuto amorevolmente le bambine dopo la scomparsa della moglie. Tenerissima, soprattutto, la cerimonia in cui la figlia naturale della coppia viene “adottata” al pari delle altre due bambine, arrivate contemporaneamente a casa di Eduardo e Nathalie… ma anche in questo caso preferisco evitare gli spoiler.
La descrizione migliore mi sembra quella che conclude la presentazione dell’albo in quarta di copertina (e non credo serva la traduzione): “C’est une tranche de vie ou plutôt de quatre vies, et c’est surtout une énorme tranche d’amour…”

Come dicevo all’inizio, la serie è – ufficialmente – ancora in corso, ma non è detto che continui davvero. Il quinto volume, tuttavia, è talmente ben riuscito che potrebbe costituire la chiusura perfetta di questa serie tutta basata sui sentimenti senza essere sdolcinata, anzi. E che bella sensazione scoprire per caso un fumetto così bello, che parla di esperienze d’adozione evitando i luoghi comuni.

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