Tempo fa parlai del fumetto Le nostre radici: 1943 non solo per la tematica affrontata ma anche per via della soluzione grafica singolare con cui venne disegnato e strutturato.
Un discorso analogo lo faremo questa volta per Chromo di Vyles, un’opera a fumetti che si distingue per la sua profonda intimità e per un approccio visivo sorprendente, offrendo al lettore un viaggio emotivo ad alto tasso di introspezione e sperimentazione.
La storia si concentra su un protagonista molto particolare: un ragazzo (con fattezze che rimandano a quello che nella cultura popolare definiremmo come “aliene”) che, a séguito di un lutto, manifesta le sue emozioni attraverso un cambiamento cromatico della sua pelle. Questo espediente narrativo non è un semplice vezzo estetico, ma diventa il cuore pulsante di una narrazione delicata sul tema del dolore, dell’elaborazione del lutto e della forza di volontà.
Quando lo incontriamo, il protagonista si ritrova ad accudire una piccola piantina morente: questo atto di cura quotidiana funge da toccante metafora del suo tentativo di prendersi cura del proprio affetto perduto e, in definitiva, di sé stesso.
Le pagine si riempiono delle sfumature delle sue sensazioni: il verde per la gioia effimera, il rosso e il giallo per la desolazione e la rabbia, riflettendo uno stato d’animo instabile e in costante mutamento.
Il fumetto non si limita a esplorare la tristezza, ma illumina anche il significato profondo del prendersi cura degli altri, un atto che viene equiparato al dedicarsi a una pianta – giorno dopo giorno – con pazienza e dedizione. La narrazione procede con un ritmo cadenzato, invitando alla riflessione con un finale che ha un sapore agrodolce.
Vyles adotta uno stile grafico innovativo e caldo, evitando la china in favore della matita per donare un senso di tattilità e immediatezza. A rendere l’opera ancora più unica sono i collage che arricchiscono le tavole, utilizzando materiali reali come pezzi di spago, cartoncino o addirittura fiori essiccati, che aggiungono una dimensione sensoriale al racconto visivo.
Questa tecnica – che nel fumetto è molto originale ed interessante da vedere – trova le sue basi storiche / artistiche nella fotografia di Mimmo Jodice, nello specifico nella serie sui tagli e le bruciature (ma non solo) realizzata negli anni ‘70.
Sovvertendo l’interpretazione del mezzo fotografico quale mera registrazione del reale, Jodice opponeva o sovrapponeva un elemento tridimensionale alla sua riproduzione fotografica. Ecco: anche Vyles procede lungo questo processo creativo, laddove il fumetto e la sua funzione sono osservati come mera interpretazione della realtà con l’aggiunta di elementi “vivi”.
Chromo è un’esperienza di lettura toccante che utilizza il linguaggio del fumetto in modo magistrale per parlare delle sfumature più complesse e colorate della vita e della perdita.
