Lanciostory a.III n.27 “L’Eternauta”

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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Sì, lo so, dell’Eternauta ho già parlato in molte occasioni (soprattutto in questo approfondimento) e forse è ridondante occuparmene anche in questa rubrica… ma, visto che per le Short Review dedicate ai settimanali Eura degli anni ’70 sto procedendo in ordine cronologico, non posso davvero fare a meno di ricordare questo albo: anzi, l’ALBO fatidico, quello in cui scoprii il mio fumetto preferito tout court.

E dire che, quando mio fratello – militare di leva – sbarcò in licenza da Roma e mi portò questo numero di Lanciostory, iniziai a sfogliarlo distrattamente: la copertina – come spesso accadeva, in quel periodo – era dedicata al western Sunday che era anche il primo ad apparire, con uno dei suoi tipici episodi “doppi”. Ma arrivato a pagina 30 e all’iconico frontespizio, restai letteralmente folgorato: subito dopo, nelle quattro pagine indimenticabili che ho inserito in calce all’articolo, un misterioso personaggio si materializzava nello studio di uno sceneggiatore di fumetti e iniziava a raccontare la sua storia…

La nevicata mortale che ricopriva Buenos Aires mi tenne letteralmente avvinto alle pagine, fino alla fine dell’episodio dove trovai un’indicazione che, se possibile, aumentò ulteriormente il mio entusiasmo, visto che il secondo episodio sarebbe stato pubblicato già nel numero successivo (con, addirittura, un mini-riassunto): una vera e propria rarità per le serie Eura, spesso penalizzate – in quei primi anni – da una frequenza molto frammentaria…. E l’immagine e la presentazione in quarta di copertina erano inequivocabili: “Tutti gli uomini sono morti. E per i pochissimi sopravvissuti si profila un futuro allucinante…”

Decisi immediatamente di interrompere l’acquisto della mia prima collezione, Mister No, iniziata solo un paio d’anni prima: la mia scarsa paghetta, visto che mio fratello era appunto sotto le armi, sarebbe stata dedicata esclusivamente all’acquisto di Lanciostory per scoprire, settimana dopo settimana, le avventure di Juan Galvez*, della sua famiglia e dei suoi amici, in un crescendo di emozioni che mi accompagnò nelle trentatré settimane successive, per concludersi alla fine di febbraio 1978.

*Eh sì… l’Eura aveva cambiato molti nomi – e non solo – rispetto alla versione originale, ma quello l’avrei scoperto solo molto tempo dopo.

Il mio approfondimento sull’ “Eternauta”

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