Tascabili BUR n.291 “Caro collaboratore”…

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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“…le rimandiamo il suo stupido racconto”: un sottotitolo che dice già tutto.

Non mi sarei perso quel nuovo, ennesimo volumetto BUR per niente al mondo: tutto lasciava supporre che le gag sarebbero ruotate attorno allo Snoopy scrittore (già ampiamente immortalato, in modo spassoso, nel n.121 Tutto quello che avreste voluto sapere sui bracchetti, ma non avete mai osato chiedere), con freddure fantastiche come quella riprodotta a colori in quarta di copertina e con una caterva di lettere con cui gli editori rifiutavano i tentativi letterari del mio bracchetto preferito… e infatti non restai deluso: TUTTE le strisce del volume avevano Snoopy come protagonista, con gli altri Peanuts (raramente) a fare da comprimari.

Era un vero fuoco di fila di battute, doppi sensi con i nomi (Dan Zerino, Pat Tinaggio e Al Galoppo…), incipit improbabili di improbabili racconti – ma non solo: c’era spazio anche per lo Snoopy “non scrittore”. Ad esempio, debuttava il suo ennesimo alter ego (dopo Joe Falchetto e tanti altri, apparsi nei volumetti precedenti): si trattava di Joe Motocross, con la cuccia di Snoopy che diventava una rombante motocicletta – dopo che era stata un Sopwith Camel per i suoi immaginari duelli aerei contro il Barone Rosso.

Insomma, un volumetto che mi piacque davvero tantissimo… e che sarebbe diventato l’ultimo di questa serie che avrei letto per molto tempo. Uscì infatti a fine giugno 1979… e pochi mesi dopo iniziai a frequentare il liceo cittadino, passando ore (nell’attesa dell’autobus per tornare al paesello) in un negozio di fumetti usati dove mi procuravo – come spiegavo in questo articolo – un sacco di Oscar Mondadori e, soprattutto, gli albi di un’altra collana dedicata al fumetto che non faceva parte degli scambi sistematici avuti fin lì con amici, fratelli maggiori eccetera. Ne parlerò presto.

PS: naturalmente, il mio “allontanamento” dai Peanuts fu solo temporaneo… ma nel frattempo gli Anni ’70 erano finiti e, quindi, termina qui la mia panoramica sul capolavoro di Schulz e sui BUR di quel decennio.

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