Ci sono autori che lasciano il segno, altri che è meglio lasciar perdere. Ernest Hemingway è uno di quelli che appartiene alla (mia personale) prima categoria, soprattutto dopo che la lettura di Fiesta mi ha travolto e letteralmente aperto a una nuova visione della vita.
Oggi però, parliamo de Il vecchio e il mare, opera tra le più conosciute del romanziere statunitense che in questa specifica occasione vede la sua trasposizione a fumetti per la penna di Andrea Laprovitera e i disegni di Ludovico Lo Cascio, edita da NPE.
Sull’isola di Cuba, pochi personaggi danno vita a una storia essenziale e intensa: il vecchio pescatore, segnato dalla fatica ma ancora animato da uno sguardo vivo come il mare; Manolin, simbolo di speranza; e il grande Marlin, avversario ma anche figura nobile.
La lunga lotta tra l’uomo e il pesce diventa una prova di orgoglio e coraggio, un confronto quasi alla pari, carico di rispetto reciproco. Nel ritmo lento e silenzioso del mare, emerge l’ultima sfida di un uomo, raccontata con forza evocativa in un suggestivo bianco e nero che conferma la fedeltà all’opera originale dello scrittore.
Scrittura semplice, rispettosa del linguaggio umile e al tempo stesso minuzioso di Hemingway, che si lascia andare a pause di silenzio capaci di raccontare — alle volte — più di forbite parole alla ricerca di un senso.
Andrea Laprovitera lascia da parte la grande espressività della scrittura del romanzo e non si fa carico di restituirne appieno le emozioni.
La cura grafica di Lo Cascio rappresenta ed evidenzia molto bene l’equilibrio visivo con due tratti distintivi: nella struttura principale (il racconto al presente) il tratto è graffiante ma con attenzione, lascia ai pennarelli l’incombenza di tratteggiare i dettagli e le sfumature; nel raccontare i flashback (il passato) si affida invece alle velature dell’acquerello che lava via – come l’acqua del mare – parte di un vissuto. È esemplare come la tecnica si presti bene alla narrazione senza creare un distacco netto tra testi e disegni.
Il vecchio e il mare si conferma quindi una bella e rispettosa trasposizione di un classico della letteratura statunitense e riporta in auge il tema marino come quello caro a Herman Melville e non solo: la lotta infinita tra l’uomo e l’animale marino che tanto caro fu ai narratori d’altri tempi.
In conclusione di questa breve recensione, voglio sottolineare quanto questa lettura sia preziosa per chi desidera riflettere sul tempo plasmato dall’attesa, sul delicato confine tra uomo e natura e sul complesso conflitto tra bene e male, qui espresso nel gesto più sensibile: uccidere un animale per sopravvivenza, e non per divertimento.
