Inizio questo articolo parafrasando una sintesi molto efficace di Peppino Impastato che rimane sempre attuale: <<la mafia è una montagna di merda!>>
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I fumetti d’inchiesta che raccontano di storie, luoghi e persone che vogliono cambiare il mondo.
Matteo Toffanin venne assassinato il 3 maggio 1992 in via Tassoni alla Guizza, a Padova. La sua morte è avvenuta per uno scambio di persona compiuto da una banda mafiosa denominata la Mala del Brenta. Dopo poco più di trent’anni, la figura del perito elettronico padovano non è svanita, anzi, rimane come monito di perseveranza per le generazioni future nel provare a combattere le mafie e i loro soprusi.
Dal Sud al Nord, dal Centro alle isole, le cosche mafiose hanno diramazioni ovunque e senza preclusioni di territori né altro. La loro primaria forma di esistenza è chiaramente la codardia.
Il fumetto di cui parleremo oggi è, appunto, Matteo Toffanin – Quanto può crescere una quercia? di Antonio Massariolo e Giorgio Romagnoni, edito da BeccoGiallo ma voluto e ideato dall’Associazione Filotekne.
Un’opera che non punta tutto sul virtuosismo estetico o sulla ricercatezza stilistica, poiché il suo valore risiede quasi interamente nell’urgenza dei temi trattati.
Interessa denunciare situazioni come quella vissuta da Matteo e la sua compagna Cristina Marcadella, come tutte quelle inchieste di cui il fumetto si fa voce altisonante attraverso il cosiddetto Graphic Journalism, termine che non piace a molti nel settore, ma che invece diviene atto di resistenza di una generazione di attivisti ed artisti che all’unisono cercano di sovvertire le forze oscure della società più becera.
Dicevamo: il fumetto di Massariolo e Romagnoni non emerge per stile grafico o per la struttura narrativa, proprio perché focalizza la sua attenzione “sommaria” sulla vicenda Toffanin senza approfondire alcuni aspetti ma dandoci le informazioni necessarie a capire cosa è successo in quella tragica notte del 1992.
Laddove però la scelta stilistica non è all’altezza, viene equilibrata dalla grande forza di volontà di mettere su un progetto che possa avere (e che ha avuto, visto che il suo anno di uscita è il 2022) un forte senso di memoria collettiva.
Le mafie, come oramai ben sappiamo – purtroppo – non hanno solo un forte ancoraggio delle regioni del Sud Italia ma sono ben dislocate in aree come il Nord-Est del nostro paese. La morte di Toffanin ha portato alla luce la questione con tale forza da far capire, dopo anni e anni di lotta, che tutti i territori – nessuno escluso – sono potenzialmente vittime di questi vili atti.
Dalla luce di cui abbiamo appena accennato emerge, per sottrazione culturale e antitesi, un’ombra.
Saranno questi due gli elementi costitutivi del fumetto su Matteo Toffanin, elementi che si interconnettono graficamente ma che, allo stesso tempo, ne destrutturano il linguaggio verbale.
Come scrive Don Luigi Ciotti, che firma l’introduzione a questo fumetto dal titolo La quercia che porta il tuo nome: […] <<la luce è quella della verità che amici e famiglia non si stancano di cercare. L’ombra è il nemico contro cui lottano i magistrati, un nemico fatto di omertà e rimozione, dalla paura dei tanti che preferiscono voltare la testa dall’altra parte piuttosto di ammettere che le mafie non sono un mondo a parte, ma una parte sempre più consistente del loro mondo>>.
Ecco, siamo proprio noi a gestire il modo in cui il male ci viene fatto. Siamo noi che, attraverso le nostre azioni quotidiane, gestiamo il presente e il futuro delle nostre vite. Laddove il silenzio non riesce ad esprimersi attraverso l’azione o la semplice parola, allora saremo sempre complici indiretti delle mafie o di tutti quei soprusi che quotidianamente avvengono nella reticenza più totale della società civile.
Matteo Toffanin. Quanto può crescere una quercia?
di Antonio Massariolo e Giorgio Romagnoni
Becco Giallo (2022)
colore, 40pg – 5,00€
