È risaputo che il periodo che precede il ciclo finale della serie Mister No, scritto da Guido Nolitta, non sia particolarmente riuscito a livello narrativo. Nonostante questo, la storia apparsa nei numeri 351-352, Nel cuore della giungla, presenta molti aspetti interessanti. La storia scritta (curiosamente) per un albo a testa da Luigi Mignacco e Michele Masiero – e illustrata da Alessandro Bignamini – si presenta in una certa maniera come la prosecuzione di un classico straordinario del Mister No degli esordi, Il tempio dei Maya, con il trio composto da Mister No, Esse-Esse e Patricia Rowland nuovamente alla caccia di reperti Maya nella foresta amazzonica, tra gli indios Tukanos.
Si tratta ovviamente di un paragone ingeneroso, perché il livello dell’autentico capolavoro nolittiano (splendidamente disegnato da Roberto Diso) non è raggiungibile da alcuna storia recente del personaggio, anche se questo non impedisce di poter apprezzare alcune sequenze notevoli, costruite in maniera più che piacevole: ad esempio, quelle con al centro l’archeologa Patricia, posseduta da un idolo Maya raffigurante il dio della guerra Ek Chuah, che le fa rivivere scene di violenza tra i conquistadores e il popolo precolombiano.
È proprio Patricia il motore di tutta la vicenda: dopo aver ritrovato un antico documento in una biblioteca vaticana, la bella archeologa organizza una spedizione nella foresta amazzonica insieme al missionario padre Metha, dell’università di San Paolo, coinvolgendo ovviamente i suoi consueti compagni di avventura.
Gli elementi classici della serie ci sono tutti, con tanto di duello con i caimani nell’acqua che richiama ovviamente la storica sequenza nel Tempio dei Maya. Sono presenti poi tante scene d’azione, con dei veri cattivi che mostrano tutta la loro crudeltà (aspetto tipico di quel periodo narrativo della serie) e che scatenano la prevedibile e implacabile vendetta degli indios. Mister No partecipa alla vicenda da par suo, finendo catturato dagli indios e legato a testa in giù, ma risolvendo tutte le questioni, se non altro per poter riprendere le consuete schermaglie amorose con Patricia.
I bei disegni di Bignamini, decisamente curati, rendono questa storia – seppure segnata da una conclusione forse troppo rapida – un piccolo classico della parte finale dell’avventura editoriale Mister No.
