Murena tome 13 – “Les Neronia” di Dufaux & Petiqueux

Poppea muore, Nerone resta solo, Murena sopravvive. E a Palazzo si mormora che...

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Murena non è libero, ma sa che l’imperatore lo riconosce oramai quale amico sincero. A Palazzo le serpi sibilano da quando l’amata Poppea è morta in circostanze misteriose: il popolo infierisce, si disamora, e Nerone è sempre più solo.

In questo nuovo tomo (il primo del quarto e ultimo ciclo), il lettore ritrova con piacere la prosa magniloquente senza essere enfatica, retorica ma non affettata di Jean Dufaux, segno di una qualità costante anche in un episodio intermedio. La novità consiste nel passaggio di consegne ai pennelli, dall’italiano Theo Caneschi – che aveva permesso alla serie di esistere dopo la morte improvvisa del creatore grafico Philippe Delaby – a Jérémy Petiqueux.

Doveva essere lui l’erede designato, che adolescente s’era introdotto nella bottega di Delaby per impadronirsi dei ferri del mestieri e che aveva assicurato i colori dal quinto al nono volume per prendere poi la sua strada (l’integrale di Barracuda, di cui è anche sceneggiatore, è stata tradotta dall’Editoriale Eura, mentre i numeri 3 e 4 de I cavalieri di Heliopolis sono editi da Panini Comics).

Schiacciato dal peso, dalla responsabilità e soprattutto dal dolore, vi aveva rinunciato. Accetta oggi il testimone con la fiducia che solo l’umiltà e la maturità possono dare. Non si disconosce l’operato, fondamentale, di Theo: ma la filiazione è evidente, nella plasticità e nella morbidezza del tratto e nella tavolozza calda dei colori. Certo, qua e là la fretta indebolisce una prospettiva, fa mancare dettagli nei personaggi in fondo alla vignetta. Poca cosa, rispetto al piacere di ritrovare più di un segno, un’identità grafica.

Doveva intitolarsi Il ciclo della morte: sarà quello dell’amicizia. E il cerchio comincia a chiudersi.

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