Ho già parlato di come il faro abbia avuto un’influenza importante nella mia vita, di come esso mi abbia – in un certo senso – cambiato il senso delle cose. Potete leggere l’atto I di questa serie di articoli qui.
Oggi, mantenendo l’idea del dittico, parliamo di altri due fumetti, di formato bonellide: Delitto al faro abbandonato, n.241 del Comandante Mark, e Il faro, n.5 di Gordon Link. Entrambi, come già accennato, li indaghiamo da un punto di vista riflessivo piuttosto che dal punto di vista critico.
In seno alle mie parole, posso affermare che in tutti questi anni di letture, visioni e ascolti, ho sempre percepito questo oggetto come parte del mio inconscio. Dico questo perché ogni qualvolta vedo un faro dal vivo o ne leggo qualcosa, è come se avessi una strana ma bella sensazione che pervade la mia mente. Come una sorta di fascinazione oggettuale, difficile da rappresentare e condividere ma ben chiara in me. E forse è questo il motivo che mi ha spinto a scrivere questa serie di articoli, per mettere nero su bianco delle percezioni piuttosto che dei pensieri.
E voi, lettori e curiosi, siete cavie scelte per far sì che la mia fervida immaginazione vi contamini nel migliore dei modi.
Ciò detto, inoltriamoci insieme in queste due avventure dal sapore un po’ retrò, un po’ noir.
Delitto al faro abbandonato – Il Comandante Mark n.241 (1986)
Lo ammetto fin da subito… questa è la prima storia che leggo de Il Comandante Mark! Lo tengo a precisare soprattutto perché ne parlerò da un punto di vista riflessivo, basandomi esclusivamente sulla storia in sé non attingendo al passato e/o a collegamenti con altri numeri del personaggio.
Questa avventura ci porta a Filadelfia (Pennsylvania) in una sera d’estate del 1780. Il nostro protagonista (che non sarà Mark, bensì il faro) è collocato ai margini della cittadina, proprio lì dove le barche attraccano e partono, come un fulgido elemento di decorazione. Nel fumetto in questione esso compare fugacemente in pochissime vignette, come dicevo poco sopra, quasi ad incorniciare una cartolina.
Quando cominciai la ricerca dei fumetti con il faro come elemento narratologico, questo n.241 della EsseGesse spuntò tra i primi esempi, con tanto di titolo davvero accattivante. Nella realtà dei fatti, il delitto che avviene al faro è prettamente un miraggio che si compie e si conclude in una tavola, lasciando tutto il resto del racconto tra intrighi e indagini fino, ovviamente, alla conclusione della storia con i colpevoli che vengono catturati.
Ecco, il faro sarà solamente un oggetto figurativo, dove la sua aura non emerge né incide ai fini della struttura narrativa.
Chiaramente mi sarei aspettato di più, come presenza in scena, magari con qualche azione da far svolgere poco fuori o, addirittura, all’interno di esso. Così non è, perché le vicende si svolgeranno lontano dall’amato faro.
Resta il fatto che, rappresentativamente, il titolo lungo dell’albo dà più risalto al faro rispetto alla storia in sé.
Ciò nonostante, ho trovato una corposità visiva nelle poche vignette in cui si vede l’edificio, e questo mi basta per avere una mia percezione dei fatti ma, soprattutto, per crearmi un mio archivio dove incastonare questa storia.
Il faro – Gordon Link n.5 (1991)
Ma non avevo già parlato di una storia di Dylan Dog dove il faro era protagonista…? Ah no, scusate, questo è Gordon Link! <<Ghosteria!>>
Questo albo, scritto da Marcello Toninelli sul soggetto di Gianfranco Manfredi, ci porta nell’universo dei tarocchi esplorando quell’aspetto mistico e surreale caro – anche – alle tematiche dylandoghiane.
Qui, a differenza della storia di cui ho parlato sopra, il faro diviene emblema presente e narrativo, facendosi non solo carico di alcune situazioni ma ospitando a tutti gli effetti il momento topico della storia.
Gordon, Helga e Brian sono i protagonisti indiscussi e, attraverso personaggi comprimari, restituiscono una visione allettante di come il gioco dei tarocchi possa diventare un medium tout court per sfruttare e farsi sovrastare da sensazioni e/o paranoie varie.
L’amore che nasce e che si ripercuote in Helga e Brian porta a raccontare di un dramma che quest’ultimo ha vissuto in passato uccidendo la sua amata. Si ritrova a lottare nei meandri dei ricordi per capire che la cartomante – seppur identica nelle fattezze alla sua ex ragazza – non è lei. Il faro qui gioca un ruolo fondamentale perché, come accennavo poco prima, diventa – esso stesso – complice silenzioso di un dramma. Le mura come anche l’atmosfera trattengono l’aura e il misticismo di una verità scomoda e sconvolgente.
Ecco quindi che emerge quello che il filosofo italiano Emilio Garroni definisce con il termine di ‘determinato’ e ‘indeterminato’, ovvero: la volontà di guardare oltre le cose e il loro aspetto palese, cercando di superarle, oltrepassando quella soglia per cui si riesce a vedere l’impossibile.
Helga, come anche Gordon Link, riescono a vedere oltre e capiscono che l’edificio è testimone passivo di una brutta storia.
Si arriva così a determinare che questa narrazione è intrisa di atmosfere paranormali.
Secondo voi, qual è uno dei luoghi più interessanti per ambientarci delle scene, soprattutto se questo si trova tendenzialmente in luoghi solitari?
Il faro chiaramente, protagonista dormiente di tutta una storia carica di tensione e atmosfere oniriche.
In conclusione, abbiamo osservato come l’oggetto faro viene descritto e disegnato in modi differenti, lasciando trasparire una polisemia cara al sottoscritto che di questa serie cerca di farne un resoconto in primis personale ma, ad oggi, anche una condivisione dichiaratamente romantica nei confronti dei lettori e delle lettrici.
Forse queste mie sensazioni vorrebbero accostarsi a quel momento artistico/storico dello “Sturm und Drang”, letteralmente “tempesta e impeto”, che fu un movimento letterario e culturale tedesco, collocato alla fine del Settecento, nel contesto del Preromanticismo. Ecco come l’impeto dell’irrazionale, del sentimento e della natura hanno preso possesso della mia mente arrivando sino al fumetto e portandomi a scrivere queste serie di articoli.
Al prossimo appuntamento…
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