La storia ruota attorno a un giovane ragazzo che passa il suo tempo in piscina – luogo e situazione sono consigliati dal suo medico, per alleggerire alcuni suoi dolori fisici – dove, pian piano, sviluppa una fascinazione per una ragazza e si confronta con i suoi sentimenti e le sue insicurezze.
Ma questo ci basta, ci emoziona e ci lascia inermi davanti alla delicatezza del racconto di Vivès.
Il fumetto affronta temi come l’amore, la solitudine e la ricerca di identità. La piscina diventa simbolo di rifugio, ma anche di confronto con i propri desideri e timori, dove la narrazione è ricca di sottotesti, invitando il lettore a riflettere sulle dinamiche relazionali e sull’inevitabile passaggio all’età adulta.
Il gusto del cloro è un’opera che cattura l’essenza dell’adolescenza con sensibilità e autenticità, con un miscuglio di umorismo e malinconia. Vivès riesce a creare una narratologia che risuona profondamente con chiunque abbia vissuto le incertezze di quel periodo.
Il racconto – di per sé – cammina veloce, con vignette che nascono e si intrecciano come in un film, dove i protagonisti del fumetto sono gestiti come degli attori e dove la scansione filmica diventa una tavola disegnata. Un intreccio tra due arti che mescola le carte in gioco per rendersi aperta a tutti, universale.
Lo stile grafico di Bastien Vivès è immediato e fresco: le sue illustrazioni sono caratterizzate da linee fluide e colori vivaci, che evocano la leggerezza dell’estate e la spensieratezza giovanile. La semplicità delle forme e l’espressività dei volti rendono i momenti di tensione e vulnerabilità ancora più potenti.
Il tratto, tra l’altro, ricorda i volti disegnati da Manuele Fior, autore italiano ma di stanza a Parigi da diversi anni. Questo accostamento, non del tutto casuale, nasce anche dal fatto che entrambi – spesso – lavorano su aspetti legati all’adolescenza, alla quotidianità e alle incertezze della vita.
