Torno a scrivere per questa rubrica Cinema & Fumetti dopo l’ultimo articolo di Stefano Paparella, La morte di Stalin tra fumetto e cinema, di cui vi consiglio la lettura, qualora non l’abbiate ancora fatto.
Così, dopo aver toccato diversi generi cinematografici (film, animazione, documentario, anime ecc…) è arrivato il momento di trattare le serie TV. Nel farlo ho scovato un fumetto che ha avuto una buona (seppur sempre di nicchia) distribuzione commerciale grazie anche alla serie prodotta e distribuita da Amazon Prime.
Ma è soprattutto grazie a Zen Comics se abbiamo un’edizione italiana di questo fumetto indiano, uscito nel mondo per i tipi di Yali Dream Creations (casa editrice di fumetti indiana con base negli USA creata da Shamik Dasgupta, stesso autore dell’opera in questione e di altre opere di buon livello anche da un punto di vista commerciale).
Il fumetto indiano – che da qualche anno gode di una certa attenzione internazionale – è molto “aperto” e senza generi significativi. Il paragone con l’Europa, l’Oriente e l’Occidente non sarebbe giusto, per una serie di motivi che non tratteremo in questo articolo. Qui, invece, ci soffermeremo e analizzeremo i due media – fumetto e serie tv – per contrapporre due stilemi estetici differenti.
Il fumetto e la serie televisiva The Village rappresentano due declinazioni di uno stesso universo narrativo all’interno del sistema artistico indiano contemporaneo, mettendo in dialogo linguaggi, tradizioni e modalità di fruizione profondamente diverse. Il progetto nasce come fumetto, forma espressiva che in India ha conosciuto una crescita significativa negli ultimi decenni, soprattutto grazie allo sviluppo del graphic novel come mezzo capace di affrontare temi adulti, sociali e mitologici con uno stile visivo ibrido, sospeso tra influenze occidentali e radici locali.
In The Village il fumetto utilizza l’immagine disegnata per costruire un’atmosfera cupa e inquietante, facendo leva su una narrazione frammentata e simbolica, in cui il tempo e lo spazio possono essere compressi o dilatati a seconda delle esigenze espressive dell’autore. Il lettore stesso ha un ruolo attivo nella costruzione del senso, colmando i vuoti tra le vignette e interpretando segni visivi spesso carichi di riferimenti alla tradizione folklorica e religiosa dell’India meridionale. Parliamo di un genere che rientra nel cosiddetto action-horror, scritto da Shamik Dasgupta, disegnato da Gaurav Shrivastav e colorato da Prasad Patnaik.
La trasposizione televisiva di The Village (6 episodi, 2023, per la regia di Milind Rau) si inserisce invece nel panorama in espansione delle serie indiane prodotte per piattaforme di streaming, un settore che ha progressivamente affiancato e in parte superato il cinema mainstream come spazio di sperimentazione narrativa. La serie adotta i codici del thriller e dell’horror televisivi, rendendo più lineare la narrazione e privilegiando la continuità visiva e temporale.
Rispetto al fumetto, la serie riduce l’ambiguità interpretativa, poiché immagini, suoni e recitazione guidano in modo più esplicito la percezione dello spettatore. Il folklore e i miti locali, che nel fumetto possono emergere come suggestioni visive o metafore, nella serie vengono spesso concretizzati attraverso scenografie, effetti speciali e colonna sonora, rendendo il racconto più immediato ma anche meno aperto alla reinterpretazione personale.
Dal punto di vista del sistema artistico indiano, le due opere riflettono logiche produttive e culturali differenti. Il fumetto si colloca in un àmbito ancora relativamente di nicchia, legato a un pubblico alfabetizzato visivamente e spesso urbano, interessato a forme narrative alternative e a una rilettura contemporanea della tradizione. La serie televisiva, al contrario, nasce con una vocazione più ampia e commerciale, pensata per raggiungere un pubblico vasto e diversificato, anche internazionale. Questo passaggio implica un adattamento dei contenuti e dei ritmi narrativi alle aspettative del mercato globale, pur mantenendo un forte ancoraggio al contesto culturale indiano.
La tradizione gioca un ruolo centrale in entrambe le versioni di The Village, ma viene filtrata attraverso i rispettivi linguaggi. Nel fumetto, la tradizione è evocata attraverso simboli, figure archetipiche e un uso espressivo del disegno che richiama l’arte popolare e la mitologia. Nella serie, la tradizione diventa invece parte integrante del world-building visivo e narrativo, contribuendo a creare un immaginario riconoscibile e spendibile anche fuori dal contesto locale.
In termini di fruibilità, invece, il fumetto richiede un tempo di lettura individuale e riflessivo, favorendo un rapporto intimo con l’opera, mentre la serie televisiva si presta a una fruizione più rapida e collettiva, spesso mediata dalle dinamiche del binge-watching (per intenderci: il guardare molti episodi di una serie TV consecutivamente, spesso in un’unica sessione, senza lunghe pause).
Nel confronto tra fumetto e serie TV, The Village mostra quindi come una stessa storia possa trasformarsi profondamente attraversando generi e media diversi, riflettendo al contempo le tensioni tra tradizione e modernità, tra sperimentazione artistica e accessibilità, che caratterizzano il panorama culturale indiano contemporaneo.
Se dovessi scegliere cosa consigliare al lettore/lettrice – laddove chiaramente le differenze tra i due media sono agli antipodi – opterei per il fumetto: più intimo, più coinvolgente e molto stratificato. Questo permette alla storia e ai disegni di godere di una versatilità che – paradossalmente – la serie TV non ha.
