È il mese di luglio 1996 quando nelle edicole italiane arriva il decimo albo di Legs, ovvero irrompe nel flusso principale bonelliano, tutto fatto di western, avventura, azione ed eroici cavalieri senza macchia e senza paura (con giusto una recente spruzzata di Groucho) un’immaginifica, tonitruante, fantasmagorica, sublime supercàzzora.Nel caso in esame, infatti, la trama dell’albo – che pure è solida per quanto stralunata – non obbedisce ad alcuna logica ma solo alle necessità e ai ritmi della farsa indiavolata, portando in scena una carrellata di personaggi totalmente fuori dagli schemi del classico fumetto popolare bonelliano, a partire dalla protagonista, che vediamo letteralmente recitare la parte di sé stessa e contemporaneamente della propria parodia. E tutto il racconto meddiano è così, visivamente interpretato in modo perfetto da un Pier Gallo che si mimetizza dietro l’ombra ciclopica e rassicurante di Magnus, mantenendo tuttavia una forte impronta personale, per realizzare disegni che vanno oltre il cogliere l’essenza assurda e burlesca del racconto, ma che assumono e riassumono perfettamente in sé la dimensione di racconto onirico e buffonesco.









