Con l’uscita del primo numero della nuova collana quadrimestrale Super Tex Speciale, la Sergio Bonelli Editore ripropone in formato “bonelliano” e a colori gli Albi Speciali di Tex, i mitici Texoni, a partire dalla prima storia – Tex Il Grande! – realizzata da Claudio Nizzi e Guido Buzzelli e pubblicata nel 1988. Si tratta di una delle collane più prestigiose della casa editrice milanese, inaugurata all’interno dei festeggiamenti per il quarantennale del Ranger del Texas, che si contraddistingue per il grande formato delle tavole pubblicate, realizzate da un famoso disegnatore ospite, per la prima volta alle prese con il mondo di Tex.
Narra la leggenda che, in realtà, la collana nacque quasi per caso: nel 1985 il grande disegnatore e pittore romano Guido Buzzelli aveva terminato la sua prima storia di Tex, che sarebbe dovuta apparire sulla serie mensile. Nonostante il lungo corteggiamento con cui l’editore cercò per anni di arruolare tra i suoi disegnatori un illustratore così prestigioso come Buzzelli, soprannominato “il Goya italiano” e conosciuto, tra l’altro, per La rivolta dei racchi del 1967 (considerato il primo romanzo a fumetti italiano), Bonelli si accorse istantaneamente che il tratto superbo del maestro romano non sarebbe stato accolto bene dai tradizionalissimi lettori texiani. La storia, una delle prime scritte per il personaggio dallo sceneggiatore Claudio Nizzi, rimase pertanto nei cassetti della casa editrice, e utilizzata nella versione deluxe del Texone, assolutamente congeniale, nel momento in cui si aprirono i festeggiamenti per i 40 anni di vita del personaggio.
Il successo dell’iniziativa fu enorme, per i disegni di Buzzelli e per la novità dell’uscita extra, la prima per la serie in 40 anni di pubblicazioni, tanto che la Bonelli dovette provvedere in fretta a ristampare più volte l’albo. A quel punto l’editore non poté esimersi dal creare una nuova collana, destinandole delle storie veramente speciali perché realizzate da disegnatori ospiti, contraddistinta dal grande formato e dalla copertina con lo sfondo bianco, realizzata – anche questo un fatto inedito – dallo stesso disegnatore che aveva illustrato la storia.
Vediamo quindi nel dettaglio le prime 10 uscite, dal 1988 al 1996 (anno in cui uscirono due albi). Cliccando su ciascuna copertina si accede alla scheda dell’albo corrispondente sul sito storico.
Tex il grande!
di Claudio Nizzi e Guido Buzzelli
Giugno 1988
Nonostante il successo avuto da questo primo Texone (le copie andarono esaurite in pochi giorni), questa è una normalissima storia di Tex. Eppure fu all’epoca giudicata da Sergio Bonelli troppo distante dallo standard texiano per essere pubblicata sulla serie mensile.
Il titolo scelto è sicuramente più legato al formato della pubblicazione che alla storia contenuta, ambientata tra i boscaioli dell’Oregon, con il ritorno dell’erculeo Pat Mac Ryan. A conti fatti è un’avventura a tratti piacevole e godibile ma troppo, troppo naif in quanto ancora troppo legata a quell’aura da fumetto popolare che caratterizzava la testata fino agli anni ’80. Tutti i personaggi sono bidimensionali, quasi delle maschere da commedia, privi delle necessarie sfaccettature utili ad amplificare un reale pathos per la vicenda narrata. Di conseguenza il tutto è sempre molto prevedibile, nonostante la narrazione sia comunque caratterizzata da un buon ritmo. Ma alla fine, quel che rimane è una semplice avventura poco valorizzata dai disegni di Guido Buzzelli che risultano troppo carichi e abbozzati e con qualche inquadratura stretta di troppo che finisce per soffocare l’atmosfera e il respiro avventuroso dell’opera. Ne guadagnano invece nelle scene più dinamiche e in particolare in alcune scene notturne e più concitate.
I testi di Claudio Nizzi, che per la prima volta poteva firmare una sua storia (nonostante avesse iniziato a scrivere le storie di Tex nel 1983), sono invece più abbondanti del necessario, con la maggior parte dei dialoghi alquanto superflui finalizzati al racconto pedissequo di quello che sta accadendo.
Nessuna tensione, nessun colpo di scena (anche il rapimento che avrebbe dovuto rappresentare il climax del racconto è alquanto piatto nella sua componente emotiva). Il divario tra i cattivi ed i nostri eroi è sempre così ampio che non vi è mai nessuna vibrazione o patema. Le scene migliori sono forse quelle umoristiche in cui compare Pat, trovatosi a fare il boscaiolo in Oregon.
Lo stesso Buzzelli, in alcune interviste, ammise di non essere riuscito ad adattarsi al canone grafico texiano, aspetto che gli suggerì di non proseguire la sua collaborazione a Tex.
Il volume è introdotto da un articolo di Decio Canzio che omaggia tutti i grandi disegnatori che hanno fatto la storia di Tex, analizzandone lo stile grafico.
Terra senza legge
di Claudio Nizzi e Alberto Giolitti
Giugno 1989
In considerazione del grande successo del Texone di Buzzelli, la casa editrice non poteva non proseguire la collana, realizzando anche il vecchio desiderio di Sergio Bonelli di poter ampliare la rosa dei disegnatori di Tex con alcuni grandi artisti, di caratura anche internazionale. Il problema più difficile da affrontare era però scovare autori universalmente riconosciuti in grado di realizzare in tempo utile le 220 tavole occorrenti per la realizzazione dell’albo ad un livello tale da non sfigurare di fronte ai disegnatori abituali.
Per il secondo numero Bonelli e Canzio si affidarono ad un altro disegnatore romano, Alberto Giolitti, autore conosciuto negli Stati Uniti per aver disegnato tante serie western ispirate a telefilm e la serie a fumetti di Star Trek, e che aveva appena terminato di realizzare una lunga storia di Claudio Nizzi. Giolitti aveva già collaborato a Tex, realizzando nel 1976 poche tavole del Sentiero dei Broncos, poi terminata dal suo allievo di un tempo e prestigioso collaboratore, Giovanni Ticci. Accorciando sapientemente la storia in modo da adattarla al numero di pagine richieste per il Texone, il secondo numero era pronto e la collana ufficialmente varata.
Nonostante la consueta tendenza di Claudio Nizzi a dover per forza spiegare ogni singolo evento che è accaduto / sta accadendo / accadrà, il fumetto scorre piacevole. È comunque, anche questa, un’avventura facilmente prevedibile che rientra nello standard del western tipico. Anche le citazioni a Ombre Rosse e a Per un pugno di dollari non aiutano la storia a smarcarsi da pellicole di tutt’altro calibro. Vengono in mente opere come The Last Wagon e The Jayhawkers!
A rileggerlo oggi si colgono situazioni quasi ironiche e abbastanza fallaci. Il tutto alla fine dimostra molti più anni di quelli che ha, nonostante un disegno molto caratterizzato e intenso che, a fine lettura, riesce anche a valorizzare un mood del racconto quasi divertente e scanzonato grazie proprio a questa verve a tratti caricaturale che esalta situazioni e passaggi alquanto divertenti e piacevoli.
Giolitti, con il suo West sporco e polveroso, lascia decisamente il segno con il suo Texone e dopo la pubblicazione proseguirà la sua collaborazione con la casa editrice (con il curioso pseudonimo di Gilbert) disegnando tre storie, l’ultima della quale, La strage di Red Hill, uscì postuma e fu completata ancora una volta da Ticci.
Il segno del serpente
di Claudio Nizzi e Galep (Aurelio Galleppini)
Giugno 1990
Il problema del disegnatore cui affidare il Texone si ripresenta pari pari per la terza uscita del 1990. Bisogna trovare un disegnatore di grido, in grado di entrare nel mondo texiano rispettandone almeno parzialmente il canone per realizzare ben 220 pagine. In assoluta emergenza Bonelli e Canzio affidano l’incarico al creatore grafico del personaggio, Galep, l’unico che poteva riuscire in tempi brevi a realizzare le tavole occorrenti. La scelta rappresenta un tradimento dell’idea iniziale che caratterizzava la collana, ma è da individuare come un’eccezione in grado – da un lato – di premiare il maestro Galep, smanioso di utilizzare il formato più grande per illustrare una storia del suo personaggio, mentre – dall’altro lato – si era sicuri di accontentare tutti i lettori del personaggio.
Un’altra avventura leggera, eccessivamente diluita in 220 pagine, che si accartoccia su un mistero che non è tale ma che riesce, nonostante le consuete eccessive lungaggini nei dialoghi, a mettere in scena interessanti scontri a fuoco con i nostri eroi che si ritrovano spesso in difficoltà. Nel mezzo anche l’interludio con il meraviglioso El Morisco.
In un contorto andirivieni, Tex e Carson riescono a rimanere centrali nella narrazione e a tenere bene il ritmo del racconto che, in fin dei conti, funziona nonostante le consuete ingenuità di sceneggiatura.
Da un punto di vista grafico, purtroppo, Galep è già in fase calante: il suo stile rimane in ogni caso inimitabile e riesce a caratterizzare una delle non poche incursioni di Tex nel mistero con tanto di ricerca della pietra filosofale.
Piombo rovente
di Claudio Nizzi e Sergio Zaniboni
Giugno 1991
Per il quarto Texone la Bonelli arruola un altro grande nome del fumetto italiano, Sergio Zaniboni, senza ombra di dubbio il miglior disegnatore di Diabolik. Sembra che Sergio Bonelli ci avesse già provato una decina di anni prima, ma solo ora il disegnatore piemontese accetta la sfida, complice un trasferimento di abitazione vicino ad un allevamento di cavalli da cui prendere ispirazione per realizzare una storia western – e con la benevolenza della casa editrice Astorina, che gli consente di staccare dal Re del Terrore per un anno e mezzo.
Per lui Claudio Nizzi scrive una storia prevalentemente urbana, che Zaniboni disegna in breve tempo, realizzando solo le matite e inchiostrando gli spazi neri solo sulle fotocopie delle tavole, in modo da guadagnare tempo. La pregevole operazione, come dimostrato dalla copertina con un Tex decisamente imponente, non verrà ripetuta e Zaniboni tornerà a realizzare Diabolik in pianta stabile.
Tex e Carson capitano per caso a Serenity, alla ricerca di un cavallo per l’appiedato Kit che è rimasto indietro con Tiger. Proprio mentre arrivano si sta svolgendo un tentativo di linciaggio che li proietta nella disputa tra Morgan Slattery e lo sceriffo, loro vecchio amico.
Ne segue un incontro / scontro con il Cattle Baron locale in un gioco che nasce da una premessa leggermente fastidiosa / destabilizzante: Tex che illude il boss locale di accettare una resa con il conseguente abbandono del paese da parte sua e di Carson per evitare un complicato assedio da siege western.
Tex ovviamente non è sincero e ha in mente una rivalsa sotto forma di guerrilla, volta a smantellare l’organizzazione di Slattery, il signorotto locale.
Troppo inutilmente complessa e lenta l’evoluzione della vicenda, che non riesce a tenere viva l’attenzione del lettore e si trascina stancamente per le oltre duecento pagine dell’avventura in vista di un epilogo, ovviamente, alquanto telefonato.
Fiamme sull’Arizona
di Claudio Nizzi e Victor de la Fuente
Giugno 1992
Un gruppo di messicani, guidati da Latimer, tenta di sorprendere nel sonno una tribù di Apaches Jicarillas. Tex e Carson, fortunatamente vicini, riescono a intervenire in tempo e a fermare il massacro. Tex e Carson proseguono poi sulla strada di Tucson, invitati dal commissario federale Adams ad intervenire sul ribelle Delgado in favore della pace.
Partendo da un avvenimento storico (il massacro di Camp Grant del 1871), Nizzi costruisce una trama complessa, con vari personaggi realmente esistiti, come il Generale Crook e il capo Apache Cochise. Il disegnatore scelto, lo spagnolo Victor De La Fuente, era già stato contattato inutilmente una decina d’anni prima da Sergio Bonelli. A inizio anni ’90 finalmente accetta la proposta di entrare nello staff di Tex, togliendo le castagne dal fuoco alla Bonelli sempre a caccia di autori prestigiosi per il Texone. De La Fuente aveva lavorato tanto in America su serie horror e western, esperienze che gli consentono di proseguire la sua collaborazione a Tex, con un Almanacco e tre storie per la serie mensile, dove si fece apprezzare per le sue capacità grafiche e le ambientazioni accurate.
Esordio di Victor de la Fuente che, a dispetto delle aspettative, non esalta per il ranger le pose da eroe che Nizzi gli concede. Un peccato perché invece l’avventura, nel suo mix di romanzato e fantasia, riesce a tenere incollati per tutto il tempo del racconto. Seppur palesato sempre un pelo prima – al lettore – quanto sta per accadere, il tutto è sempre concitato e carico di emotività per l’inevitabile incedere nella disfatta della pace tanto agognata da Tex per i suoi amici Apaches.
È un complesso gioco politico questa avventura potente e interessante, con continui cambi di fronte, una disillusione latente e una speranza vacua, condita da un lieto fine insperato. Ha sempre i limiti della sceneggiatura di Nizzi, che però qui si leniscono grazie ad una morale più forte che ne amplifica i pregi e ne lenisce i difetti.
Un albo da approfondire, in altra sede, per la capacità di mostrare uno scorcio vivido del periodo.
La grande rapina
di Claudio Nizzi e José Ortiz
Giugno 1993
Con il Texone n.6 inizia la collaborazione tra la SBE e lo spagnolo José Ortiz, che disegnerà tantissimo Tex (diventandone una colonna) oltre ad apparire anche su Ken Parker e su Magico Vento.
Mentre Tex e Carson sono sull’espresso di Santa Fè, il treno viene rapinato. Subito Tex e i militari – che erano di guardia ai soldi – inseguono i rapinatori che, nel frattempo, hanno scoperto di aver rapinato solo delle rondelle di ferro e si dividono. Ma tra gli ex-complici, ce n’è uno che sembra più furbo degli altri: Linch Weiss. Non tutti gli credono, e qualcuno lo segue per accertarsi della verità. Siamo solo all’inizio in una girandola di tradimenti e situazioni, che si concluderà con la morte di tutti i rapinatori.
L’esordio per Ortiz su Tex è una prova eccellente per quanto riguarda l’intensità delle scene, l’ampiezza delle location e la caratterizzazione dei personaggi. Allo stesso tempo Nizzi riesce ad imbastire una storia godibile e appassionante che si lascia seguire nel suo svolgimento con gran interesse. Un soggetto classico, ma una sceneggiatura brillante, con intrighi e doppi giochi che ribaltano sempre la situazione. Iconici e drammatici i personaggi, efficaci le svolte narrative e intensi e carichi di pathos alcuni passaggi. C’è azione, avventura, buoni dialoghi e una scena finale da film che, nel suo essere scenografica, è un’ottima chiosa perfettamente in linea con il racconto epico che è stato appena letto.
Il pueblo perduto
di Claudio Nizzi e Giovanni Ticci
Giugno 1994
La scelta di affidare il Texone a Giovanni Ticci, secondo disegnatore storico – dopo Galep – a cimentarsi con il formato gigante, risolve un paio di questioni all’interno della SBE: innanzitutto fa fronte all’ennesimo ritardo con cui Magnus sta ultimando la sua opera, che vedrà la luce solo due anni più tardi. In più è una bella gratificazione per il grande disegnatore senese, visto che le copertine del mensile – dopo la scomparsa di Galep – sono state affidate al più giovane Claudio Villa.
La storia di Nizzi in sé non è male: presenta un tema classico, una caccia al tesoro costituito dalle ricchezze dei gesuiti, nascoste in fretta e furia in un antico e sperduto pueblo anasazi, esotico scenario dell’avventura. Sono evidenti i richiami al Fantasma dai proiettili d’oro, dodicesimo volume della serie di Blueberry; notevole, inoltre, la capacità di esaltare l’avidità umana e mostrarne il doveroso tributo.
I disegni di Ticci sono spettacolari, con paesaggi davvero suggestivi: molto bella è anche la rappresentazione del pueblo ”incastonato” nella roccia. Il Maestro va a nozze con questi paesaggi desertici, maggiormente valorizzati dal formato del Texone.
Il soldato Comanche
di Claudio Nizzi e Aldo Capitanio
Giugno 1995
Per l’ottavo Texone, la SBE era nuovamente in difficoltà a causa dei ritardi accumulati da Magnus e Jordi Bernet. La soluzione fu nuovamente quella di dirottare sull’albo speciale estivo una storia in due parti pronta per la serie mensile, scritta da Claudio Nizzi per Aldo Capitanio, disegnatore che aveva contribuito alla realizzazione della Storia d’Italia di Enzo Biagi e che era entrato alla Sergio Bonelli Editore illustrando alcuni albi di Nick Raider.
La storia è molto semplice e fin troppo lineare, ma presenta il bel personaggio del sergente Charlie “Testarossa” Brickford, mentre il soldato Comanche che dà il titolo al Texone si rivela soltanto un personaggio di contorno. Una storia colma di valori perfettamente esaltati da Tex e da Brickford: l’onore, la rivalsa, l’amore paterno. Seppur talvolta macchinoso, il racconto scorre piacevole e si fa leggere con gusto.
Prova altalenante di Capitanio, con disegni non sempre intellegibili per la ricchezza dei dettagli ma davvero eccezionali nella resa paesaggistica. Meglio le sue storie successive, per un autore troppo presto scomparso.
La valle del terrore
di Claudio Nizzi e Magnus (Roberto Raviola)
Giugno 1996
La mini-recensione sul sito storico
Questo albo rappresenta il testamento spirituale dell’eccezionale carriera di Magnus, il creatore di Alan Ford, Lo Sconosciuto e tantissimi altri capolavori, che scomparve nel febbraio del 1996 poco dopo aver consegnato le ultime pagine. L’autore bolognese impiegò 7 anni per disegnare le 220 tavole della Valle del terrore (una classica storia di Nizzi), in un lavoro meticoloso che fece entrare l’albo nella storia del fumetto italiano. Fu un vero e proprio caso editoriale anche per l’attesa spasmodica che precedette l’uscita, che attanagliò tutti lettori texiani e gli appassionati delle opere di Magnus.
Un albo epocale se si tiene conto anche delle differenti riedizioni, alcune anche di particolare pregio, tra portfolio e artist edition.
Fondamentale la collaborazione di Giovanni Romanini che aiutò il Maestro a illustrare i cavalli. Purtroppo la copertina non venne realizzata da Magnus, che non fece in tempo, ma fu utilizzato un collage delle sue vignette interne.
La storia, come dicevamo, mostra una classica trama di Nizzi, basata sulla figura di Sutter (personaggio realmente esistito). Una storia che rievoca le atmosfere care a Dumas e fornisce a Magnus quell’ambientazione da commedia che ne amplificano il tratto.
Una pietra miliare nel fumetto italiano. Un capolavoro di cura, ricercatezza ed efficacia, la summa del talento dell’artista che qui esalta il suo tratto, curando ogni dettaglio e ogni sguardo con un’attenzione e una precisione tale da rendere il risultato finale eccellente.
L’uomo di Atlanta
di Claudio Nizzi e Jordi Bernet
Novembre 1996
La mini-recensione sul sito storico
Nell’autunno del 1996 tocca nuovamente ad un artista spagnolo illustrare il Texone. Il catalano Jordi Bernet è uno dei pochi disegnatori a non proseguire la sua collaborazione con la Sergio Bonelli Editore dopo aver realizzato un Texone, forse a causa del tratto inconsueto per la testata, contraddistinto dall’estrema stilizzazione.
Per il disegnatore di Torpedo e Chiara di Notte, Nizzi – suo ammiratore – costruisce una storia inconsueta per Tex, legata alla Guerra Civile (alla Blueberry), che mette in cattiva luce i nordisti, con una forte presenza femminile, Lola Dixieland, e con un’ambientazione inusuale per Tex, la Georgia.
Il tratto di Bernet è inconfondibile, decisamente lontano da Tex Willer, con personaggi più schizzati che disegnati, ma con un fascino grandissimo, capace di caratterizzare alla perfezione le sfumature del racconto di Nizzi, che in alcuni passaggi si dilunga troppo e perde un po’ di mordente, nonostante una costruzione interessante e intricata nella parte centrale.
