Gamon Sakurai firma una delle opere action seinen più crude di sempre: Ajin – Demi Human. Nelle fasi iniziali, l’opera nasce dalla collaborazione tra Sakurai ai disegni e Tsuina Miura, mangaka già nota nel panorama fumettistico giapponese grazie al successo di High-Rise Invasion. Tuttavia, a séguito di alcune vicende editoriali, sia il disegno che la trama passarono interamente a Sakurai a partire dal secondo volume in poi.
Il manga viene serializzato sulla rivista “good! Afternoon”, specializzata nel genere seinen e gestita da Kōdansha, dal 6 luglio 2012 al 5 febbraio 2021. In séguito viene pubblicata in Italia a partire da maggio 2015 da Star Comics. Il primo volume di questa edizione è stato presentato con una variant cover illustrata da Giuseppe Camuncoli.
La storia è ambientata in Giappone, spaziando da laboratori angusti a edifici fatiscenti, fino ai quartieri di Tokyo. 17 anni prima dello svolgimento degli eventi, sul pianeta Terra, compaiono gli ajin (アジン), letteralmente “semi-umani”: esseri dalle capacità rigenerative miracolose, dovute all’IBM (invisible black matter) che fuoriesce dai loro corpi nel momento in cui muoiono. Gli ajin sono in grado di evocare degli avatar composti dalla medesima materia: essi rispondono ai comandi impartiti dall’evocatore e possono svolgere varie funzioni. Data la natura dell’opera, vengono utilizzati principalmente per gli scontri corpo a corpo, ricordando molto gli “stand” di Le bizzarre avventure di JoJo.
Il metodo più efficace per distinguere un umano da un ajin è constatarne la resurrezione nel momento della morte. Questo elemento narrativo viene introdotto dall’autore per porre una domanda ai lettori: cosa ci rende davvero umani?
La moralità delle due fazioni viene messa continuamente in discussione in una dinamica che ricorda certe opere contemporanee come Tokyo Ghoul dove, spesso, gli elementi facenti parte della fazione dei “cattivi” risultano essere più “umani” degli umani stessi.
I governi di tutto il mondo danno la caccia agli ajin per condurre terribili esperimenti, sfruttando i loro corpi immortali e nascondendo tutta la verità alle masse. Una critica asprissima nei confronti della società moderna, quindi: le persone vengono declassate a meri oggetti usati per il guadagno personale, lasciando in disparte ogni implicazione logica e morale. Viene evidenziato lo strapotere delle istituzioni e la paura ingiustificata verso l’estraneo, concetti che spingono gli individui ad agire senza pensare, e con la morte del pensiero, si cessa di essere umani.
La narrazione segue la storia di Kei Nagai, un giapponese di circa 18 anni. Il protagonista viene presentato come un ragazzo di buona famiglia, responsabile e ligio allo studio: nonostante ciò, nasconde una personalità fredda e distaccata che lascia spazio ad un lato più spericolato e altruista quando si presenta il bisogno di salvare qualcuno verso cui è debitore, concedendo delle occasioni al lettore per entrare in relazione con il personaggio. Il suo sogno è quello di diventare medico e condurre una vita tranquilla. Tuttavia, un giorno come gli altri, mentre esce da scuola, viene investito da un furgone, rivelando a tutti gli spettatori una realtà raccapricciante: Kei è un ajin. Gli occhi increduli dei presenti iniziano a scrutare il ragazzo mentre si rialza con i vestiti ancora sporchi del suo stesso sangue. A quel punto, Kei non può più fidarsi di nessuno. Chiunque è un potenziale nemico, tranne qualcuno: Kaito, il suo amico d’infanzia.
I due uniranno le forze per riuscire a sopravvivere, anche se il concetto di sopravvivenza perde un po’ di significato quando si parla di entità immortali.
Le tavole di Sakurai sono metodiche, precise e dettagliate. L’autore adotta uno stile realistico e dà il meglio di sé nei dettagli: ad esempio, sulle armi da fuoco è possibile scorgere con nitidezza l’incisione dei numeri di serie e le informazioni sul produttore.
C’è una netta linea di demarcazione che separa lo stile di disegno adottato nel primo volume da quello dei volumi successivi. Inizialmente, lo stile era morbido e cartoonesco, pur conservando l’impatto nelle scene cruente. In séguito, i personaggi vengono proposti con linee molto più profonde e decise, sembrano quasi invecchiati o, per meglio dire, vissuti.
I disegni presentano una retinatura che dona una texture ruvida alle tavole, aggiungendo un tocco di durezza a un’opera già di per sé difficile da digerire.
La coreografia degli scontri è immacolata: Sakurai è un grande appassionato di videogiochi e della cultura cinematografica occidentale. Trae ispirazione dai film d’azione americani e dai giochi sparatutto per architettare combattimenti a regola d’arte che vanno dallo scontro fisico alla guerriglia con armi da fuoco. L’amore per queste culture viene reso manifesto all’interno dell’opera tramite Sato. Per darvi un’idea: riuscite a immaginare un personaggio che riesca ad unire l’impeto inarrestabile di Terminator con la fluidità nel combattimento di John Wick? Questo è Sato.
Ciò che a parer mio rende l’opera così accattivante è l’amore per l’azione che l’artista riversa all’interno della sua opera. Quando si lavora con la propria passione, tutto viene fuori con naturalezza: il segreto di Ajin è proprio questo, una storia che sa trascinare il lettore grazie alla fascinazione che l’autore prova verso ciò che ama.
