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Mister No e la giungla: un destino cui non ci si può sottrarre?
riflessioni sul futuro del pilota amazzonico dopo il ritorno a Manaus
Articolo
Mister No: un tentativo di cronologia
tre o quattro cose che sappiamo di lui
"Un tipo simpatico e un po' stravagante, eccezionale protagonista di meravigliose avventure"
Con queste parole Mister No, alias Jerry Drake, veniva annunciato nella primavera del 1975.
E sin da quelle prime, buffe immagini pubblicitarie (qui sotto riprodotte) che i lettori di western bonelliani trovarono in mezzo alle pagine a fumetti era in forte evidenza la carica di originalità del personaggio, autentico spartiacque nell'evoluzione delle testate di quella che sarebbe diventata la Bonelli Editore tracciando, di fatto, la rotta per figure come Martin Mystère o Dylan Dog, molto diverse dal classico eroe tutto d'un pezzo.
Lo scenario delle storie di Mister No, innanzitutto, andava a spezzare la regola del western in cui si muovevano i protagonisti di allora, da Tex a Zagor, dal Comandante Mark al Piccolo Ranger, spostandosi nell'originale, evocativa e suggestiva cornice della foresta amazzonica e del Sudamerica in generale. Il contesto storico, gli anni cinquanta del ventesimo secolo, era poi quasi "contemporaneo" a quello dei lettori.
Questioni temporali e di locations a parte, è soprattutto nella caratterizzazione del protagonista che si racchiude la forte innovazione di questa serie. Mister No è il primo anti-eroe della casa editrice, vale a dire una persona che di mestiere non si occupa di riparare i torti o che, in nome di qualche missione che ha scelto di intraprendere, ha dedicato la sua vita alla giustizia. Ricco di pregi, difetti e contraddizioni, è una figura realistica ed umana che subisce sconfitte e ne esce con il sorriso sulle labbra, che ha rigettato lo stile di vita del successo e del denaro che, dopo la seconda guerra mondiale, si stava imponendo nel suo paese d'origine e che si riconosce in pochi ma essenziali valori, tra cui l'amicizia e l'importanza di agire nel giusto.
Un'altra importante caratteristica del personaggio che fa da rottura con il passato è il rapporto con le donne. Se Tex è fedele alla memoria di Lylith e non guarda in faccia altre donne, Zagor ha una nuova storia d'amore ogni decennio mentre Mark e Kit Teller vivono platoniche storie d'amore con le eterne fidanzate Betty e Claretta, Mister No non trascura affatto Venere ed è un incallito rubacuori, non sempre onesto con il gentil sesso. E anche Bacco rientra le sue passioni: Mister No è un forte bevitore, spesso ubriaco e coinvolto in risse, malvisto dalle forze dell'ordine ma tutto all'insegna della leggerezza, spensieratezza e goliardia, in un periodo in cui c'era minore consapevolezza nell'opinione pubblica e meno pressioni dei media sull'alcolismo. Questa caratteristica sarebbe poi stata molto stemperata negli anni più recenti della serie e, in omaggio al politicamente corretto, si sarebbe giunti all'inversione dei termini, presentando all'epoca del "nuovo corso" un Mister No abbruttito dall'alcool.
La serie mensile di Mister No è terminata nel dicembre 2006 dopo un lungo periodo di medioevo narrativo legato all'infelice rapporto tra gli autori che si sono succeduti a Nolitta ed il contesto amazzonico, saltuariamente interrotto da brillanti storie isolate o cicli al di fuori della grande foresta pluviale (come l'eccellente trasferta africana o la coraggiosa saga di New York). Dopo il ritorno "definitivo" in Brasile gli autori hanno cucito addosso a Jerry una Manaus più precisa dal punto di vista scenografico e con nuovi comprimari fissi, ma senza una vera progettualità. La saga di Mister No si è così spenta lentamente e stancamente, e neppure una nuova trasferta (in Asia) le ha restituito vigore.
Ma non intendiamo, con questo articolo, disquisire sui perché e per come la serie ha chiuso, come si fa con i "coccodrilli", anche perché quello che già si scriveva dieci anni fa sulla salute della serie ha mantenuto, purtroppo, la sua attualità.
Vogliamo tornare con la mente, invece, in questi giorni in cui il pilota nordamericano torna in edicola con uno speciale inedito ed una nuova ristampa, alla monumentale saga scritta da Sergio Bonelli con cui la serie regolare di Mister No si è congedata dai suoi lettori.
Un "lungo addio" fortemente documentato e simbolico, in cui la "morte" dell'Amazzonia come terra dell'Avventura, sottoposta ad una politica economica di sfruttamento intensivo, si accompagna alla "morte" (editoriale) del personaggio, incapace (almeno per la visione di Bonelli) di trovare una nuova collocazione al di fuori di essa e di avere esaurito gli elementi di interesse.
Mister No e la giungla: un destino cui non ci si può sottrarre?
riflessioni sul futuro del pilota amazzonico dopo il ritorno a Manaus
Articolo
Mister No: un tentativo di cronologia
tre o quattro cose che sappiamo di lui
Mister No chiude...
di M.Cappelli
Mister No chiude dopo 31 anni di permanenza ininterrotta nelle edicole italiane, dopo 379 albi mensili, 15 speciali, 2 maxi, varie storie fuori serie tra gli almanacchi dell'avventura e le storie brevi pubblicate anche al di fuori della casa editrice, senza dimenticare la riedizione dei 77 numeri di Tutto Mister No e le ristampe con vario formato tra albi cartonati e Classici di Repubblica. Mister No chiude dopo aver solcato i cieli del SudAmerica e dell'Indocina, aver vagabondato per gli Stati Uniti e l'Africa e attraversato tutti i sentieri e i torrenti dell'Amazzonia. Mister No chiude dopo innumerevoli fidanzate, colossali sbronze e inverosimili scazzottate, portandosi dietro le sue contraddizioni e le sue scelte da imperfetto bastian contrario, idealista e anticonformista.
Mister No chiude dopo aver tenuto a battesimo gran parte dei migliori sceneggiatori bonelliani: Castelli nel 1977, Missaglia nel 1978, Nizzi e Sclavi nel 1982, Capone e Ongaro nel 1986, Colombo e Boselli nel 1993, tutti poi "emigrati" su altre serie.
Mister No chiude a causa di un calo ormai cronico delle vendite, e a causa dell'incapacità degli autori di trovare nuovi stimoli negli scenari amazzonici, nell'epoca storica e nella caratterizzazione del personaggio.
Mister No chiude... però chiude con il botto come da par suo, con una storia lunghissima, addirittura 16 albi, scritta dal suo creatore Sergio Bonelli, con il consueto pseudonimo Guido Nolitta, ed illustrata dai migliori disegnatori della saga, alcuni lontani dal personaggio da più di 10 anni.
“Mister No chiude... però chiude con il botto come da par suo”
Mister No chiude con una storia ambientata tra il 1969 e il 1971 in cui l'autore-editore, descrivendo le contraddizioni e gli stravolgimenti in atto in Brasile, tira anche le fila dei tanti argomenti affrontati, non solo durante le avventure del pilota nordamericano, ma anche nel dialogo diretto intrattenuto con i lettori nella Posta di Mister No, che ogni mese apriva l'albo in edicola: la deforestazione, gli usi e i costumi degli abitanti della foresta amazzonica tra seringueiros e madeireiros, la sopravvivenza degli indios e le politiche nazionali atte a preservarli, le congregazioni religiose e il cinema degli anni '50.
Mister No chiude ma Bonelli-Nolitta è capace di farci rivivere le emozioni del passato, con i suoi intermezzi umoristici, la narrazione imperniata sul protagonista, l'alternarsi di notazioni geo-socio-antropologiche e dell'avventura più classica, i dialoghi scoppiettanti e i momenti di lirismo, dandoci la possibilità di rivedere molti volti conosciuti: l'agente di viaggio Coen, consueto introduttore delle storie epocali, lo jangadeiro Stelio, il fedele barista Paulo Adolfo, le tre garotas, l'ostinato sergente Oliveira, il meccanico dell'aereoporto Joao, il pianista Dana Winter e l'amico di sempre Esse-Esse.
Mister No chiude... ma un momento... voci confermate danno per sicuro uno speciale n.16 per Bonelli editore, e l'inizio della ristampa delle edizioni If con tanto di apparato redazionale di approfondimento... come dire: Mister No chiude... ma l'avventura continua!
Mister No e la giungla: un destino cui non ci si può sottrarre?
riflessioni sul futuro del pilota amazzonico dopo il ritorno a Manaus
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Mister No: un tentativo di cronologia
tre o quattro cose che sappiamo di lui
Grazie Sergio, non ti odieremo mai abbastanza
di V.Oliva
Le avventure di Jerry Drake sono finite da alcuni mesi; ve ne saranno altre, ma nessuno crede che potranno davvero rappresentare una continuazione, o anche soltanto una ripresa: Mister No ha chiuso. Non è facile riprendere il filo di riflessioni fatte quando ancora l’ultima sequenza narrativa - il finale nolittiano - era in pieno svolgimento da una decina di albi, avendo perciò già dispiegato e mostrato la sostanza del suo potenziale.
Tant’è.
Recuperando quelle riflessioni..
Questa storia mi sta facendo incazzare. Perché è splendida: fluviale, intensa, ricchissima di umanità, di avventura pura, di spunti di riflessione, di tristezza malinconica, di personaggi vivi e vividi, quelli commoventi come quelli laidi. Perché questa storia riporta sulla scena il Mister No più autentico, quello provato da mille vicissitudini eppure mai domo, quello che ha cambiato il fumetto seriale da edicola dimostrando quale profondità potesse raggiungere la leggerezza, quale complessità umana potesse nascondersi dietro la vita senza pensieri apparenti di un avventuriero sciupafemmine. Quel personaggio modernissimo, new global nel cuore e nei fatti - d'istinto, per istinto di giustizia - prima che in una qualsiasi scelta meditata. Prima, molto prima che tutto ciò fosse fenomeno di massa.
“... ha cambiato il fumetto seriale da edicola dimostrando quale profondità potesse raggiungere la leggerezza, quale complessità umana potesse nascondersi dietro la vita senza pensieri apparenti di un avventuriero sciupafemmine”
Mi sta facendo incazzare perché questo personaggio era stato lasciato ingrigire, inaridirsi, in una serie di storie prive di ispirazione, di nerbo, storie annoiate dove la noia primaria era quella dei suoi autori; storie che fornivano il solito alibi, al solito falso come una moneta di cioccolata: cosa volete che abbia più da dire dopo trent'anni (per altri saranno venti, per altri ancora cinquanta o sessanta)?
Ed ecco cosa ha (aveva :-/) da dire Mister No oggi. Basta leggere questa storia, i suoi drammi umani e sociali che ci scaraventano dritti agli albori di quella rivoluzione umana e sociale che stiamo vivendo; i drammi privati dei singoli che li vivono, li respirano, li soffrono, gli eroismi degli uni e le piccinerie degli altri. Il senso di questa storia è nell'avventura matura e complessa che essa racconta, avventura classicissima e modernissima, orchestrata con senso del ritmo perfetto, dosando pause e accelerazioni, scavando nei personaggi e lasciandoli liberi semplicemente di mostrarsi attraverso le loro azioni.
Questo racconto che vorremmo infinito ci restituisce completo il senso profondo del narrare, esplorandone ogni piega, ogni possibilità, al servizio di - e servito da - un protagonista che come nessuno è in grado di farsi ritratto delle inquietudini, delle paure dell'uomo, e della sua capacità di superare le seconde affrontando con spirito positivo le prime, con il coraggio di pagare sulla propria pelle le inevitabili sconfitte che il pragmatismo del mondo esterno impone agli idealisti.
“Un’ultima bottiglia di cachaça scolata al ricordo di una Manaus e un Brasile che non ci sono più. Ma anche a una Manaus e un Brasile letterari che avevano ancora infinite cose da dirci, ma che l’insipienza è riuscita a tacitare.”
In realtà non c’è nulla di fondamentale da aggiungere: gli albi finali hanno ulteriormente sottolineato la grande forza narrativa e la modernità di un personaggio iconoclasta e sopra le righe; un uomo incapace di piegarsi alle convenzioni e sempre teso a oltrepassarle. Per ribellismo e amore della verità; per gli occhi di una donna o per la stretta di mano di un amico. Fino a un ultimo albo che è un fluire di malinconia e dolcezza, un precipitato della scrittura libera e anarchica e profondamente romantica di Guido Nolitta, creatore fino all’ultimo di personaggi che palpitano vita e soffrono amore. Un’ultima bottiglia di cachaça scolata al ricordo di una Manaus e un Brasile che non ci sono più. Ma anche a una Manaus e un Brasile letterari che avevano ancora infinite cose da dirci, ma che l’insipienza è riuscita a tacitare.
Grazie Sergio per questa ultima storia; non ti odieremo mai abbastanza per aver lasciato che uno dei personaggi più belli della storia del fumetto si riducesse al lumicino.
Mister No e la giungla: un destino cui non ci si può sottrarre?
riflessioni sul futuro del pilota amazzonico dopo il ritorno a Manaus
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Mister No: un tentativo di cronologia
tre o quattro cose che sappiamo di lui
I vantaggi di essere l'editore
di C.Di Clemente
Essere sia l'editore che lo scrittore di fumetti che ha abbandonato la penna da tanti anni può riservare dei vantaggi. Si può tornare a scrivere il personaggio della propria maturità di autore e condurlo nel suo ultimo viaggio. Si possono infrangere le regole ed i controlli editoriali che soffocano e imbrigliano la fantasia degli autori della propria scuderia, permettendosi di raccontare in albi quello a cui altri potrebbero dedicare solo poche pagine, di dilatare i tempi ed i dialoghi, di raccontare fatti non essenziali. Si può scrivere una storia senza avere un'idea di quanto sarà lunga, aggiungendo centinaia di pagine non previste e rendendola in pratica una miniserie, costringere i collaboratori a completare vecchie storie giacenti nel cassetto per dare tempo agli sventurati disegnatori (e in particolare ai fratelli Di Vitto, che proprio nell'occasione principale hanno raggiunto i più alti livelli della loro attività), impegnati in autentici tour de force, di svilupparle graficamente. Si può dare una lezione di stile ai "giovani" autori mostrando come dovrebbe essere una "vera" miniserie: un unico, lungo racconto con un'idea forte alle spalle, degna di emergere dal catino delle idee e composta magari da tante storie separate ma tra loro intrecciate, con rimandi interni e sviluppi che la rendono qualcosa di notevole e dotata di una forte identità. Un ciclo di storie che non solo intrattiene ma incuriosisce e fa riflettere, svelando aspetti sociali ed umani poco noti, intrigando e invogliando all'approfondimento con tante informazioni su un preciso periodo storico, con la potenza di un romanzo.
“E' un Mister No più che mai brasiliano in questo "lungo addio", immerso in quella realtà nella musica, nelle persone, negli intercalari usati nei discorsi”
E' un Mister No più che mai brasiliano in questo "lungo addio", immerso in quella realtà nella musica, nelle persone, negli intercalari usati nei discorsi. Nolitta ha applicato, con noi lettori, la regola che aveva dettato a Mister No per spiegare al piccolo Tommy Collins il significato della parola società, al termine di una delle sue ultime zampate come sceneggiatore (n.184):
"osserva con attenzione ciò che succede intorno a te, parla con tutti, con quelli della tua razza e con i kikuyu, con i ricchi e con i miserabili... e ficcati tutto qui, nella tua testolina... e anche qui, dentro il tuo cuore! Il resto verrà da solo."
In questa saga abbiamo osservato Mister No (e noi tramite lui) parlare con tutti: piloti di aerei, autisti, baristi, poliziotti, avvocati, trafficanti, contrabbandieri, prostitute, militari, indios, disgraziati... tanti volti ed aspetti che ci raccontano di una realtà complessa ed in evoluzione, cogliendo i punti di vista, le contraddizioni, le motivazioni e le aspirazioni delle parti in causa, i sogni dei poveracci di migliorare le proprie condizioni ed i soprusi a danno dei più deboli, senza propendere per qualcuno in particolare quando il confine tra giusto e sbagliato diventa troppo labile. Guido Nolitta, in una Amazzonia che intorno a Mister No si fa sempre più veloce, ha concesso al suo personaggio ancora dei gesti lenti, come fumarsi una sigaretta in un molo per un'intera tavola, polleggiarsi su un'amaca per pensare all'Amazzonia che fu o farsi una doccia purificatrice con il solito acquazzone improvviso. Lui non si permette di giudicare semplicisticamente il cambiamento di Manaus, pur avendo proprie idee che ci ha esposto con forza sino all'inevitabile resa, ma non lo accetta e se ne va.
Pazienza per l'umorismo datato, i "gulp!" o l'ingenuità di certe battute, e chiudiamo un occhio di fronte all'eccesso di consapevolezza di tutti (proprio tutti, dal pescatore al pilota d'aereo) nei riguardi dei profondi cambiamenti del Brasile.
“Si spera che il riposo dei giusti in cui ora è Mister No non venga interrotto per proporre inutili storie inedite prive di reali spunti di interesse”
Qualche fastidio è rimasto tuttavia per l'anonima copertina finale di Diso, tutt'altro che all'altezza dell'evento, e per il fatalismo imperante di Nolitta, che ha perseguito fino in fondo la sua convinzione che la serie avesse esaurito motivi di interesse (la fine "simbolica" del tucano, o il ragazzino che si addormenta durante il discorso d'addio del "vecchio" Mister No)... come se i valori fondamentali della lealtà e dell'amicizia di cui Jerry è sempre stato testimone possano avere una data di scadenza o cessare d'avere una valenza universale. Come se un prezioso compagno di vita per i suoi lettori, a cui molti nuovi "eroi" bonelliani a termine non sono neppure degni di allacciare le scarpe, debba sempre restare immutabile pur essendo, a tutti gli effetti, una persona prima che un personaggio. Ma questo è un altro discorso...
Si spera che il riposo dei giusti in cui ora è Mister No non venga interrotto per proporre inutili storie inedite prive di reali spunti di interesse. Dopo il maestoso epitaffio di Nolitta che ha spezzato la noiosa assuefazione in cui eravamo rimasti troppo tempo, ora sarebbero troppo dure da digerire e guasterebbero quel gusto allo stesso tempo dolce ed amaro rimastoci dopo "Qualcosa è cambiato". Si può dire infatti che non si poteva sperare di leggere un "addio" più sentito di questo, che resterà probabilmente negli annali della Bonelli come il più grandioso episodio finale di sempre. Per fortuna dei lettori di Mister No, Nolitta ha sfruttato tutti i vantaggi di essere l'editore.
Mister No e la giungla: un destino cui non ci si può sottrarre?
riflessioni sul futuro del pilota amazzonico dopo il ritorno a Manaus
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Mister No: un tentativo di cronologia
tre o quattro cose che sappiamo di lui
L'ultimo volo di Jerry Drake
di S.Sestieri
"..io amo attribuire al mio personaggio certi atteggiamenti ideologici, certe emozioni, e certe reazioni che fanno parte della mia personalità..è come se volessi essere lui" (Sergio Bonelli)
Forse è proprio da qui che bisognerebbe partire: da una dichiarazione d’amore nei confronti di un pilota americano che ha trovato a Manaus la sua pace interiore, lontano dalla caoticità di un mondo in pieno sviluppo, dalla conseguente follia che dilaga dal potere, dalla corruzione, dagli orrori di una guerra mondiale che Jerry Drake porterà sempre con sé, stretti come il suo bizzarro soprannome, Mister No. Non è un eroe, né pretende di esserlo: è un uomo, con la sua miriade di pregi e difetti. E che cosa c’è di più difficile di scrivere su un uomo, non focalizzando tanto l’attenzione sull’azione e sulla storia, ma quanto sui cambiamenti, sulle contraddizioni, sugli stati d’animo di un personaggio che è vivo? Vivo sulla carta, s’intende.
Forse proprio per questo negli ultimi anni tutti i professionisti che sono succeduti a Guido Nolitta non sono riusciti non tanto a creare storie avvincenti, quanto a rappresentare un personaggio in progress come Jerry Drake. Non basta fargli urlare qualche volta "Puxa vida!", imprecare strane parole brasiliane e fargli dire "No!": bisogna diventarlo il personaggio, assorbirlo, viverlo. E dopo anni in cui, effettivamente, un calo drastico c’era stato (e non solo nella qualità delle storie, ma anche nelle vendite) Sergio Bonelli informa i lettori della chiusura della serie. Le motivazioni che dà sono alquanto discutibili: sostiene che dopo 30 anni la serie abbia già trattato tutte le tematiche più interessanti che lo scenario sudamericano potesse offrire, e che il personaggio di Mister No, perfettamente a suo agio presso un pubblico come quello degli anni '70, '80, non abbia più niente da dire.
Ebbene, lo sceneggiatore Nolitta ha contraddetto l’editore Bonelli dimostrandoci con una sua ultima storia-fiume che Mister No, se nelle mani appropriate, ha ancora moltissimo da dire.
“lo sceneggiatore Nolitta ha contraddetto l’editore Bonelli dimostrandoci con una sua ultima storia-fiume che Mister No, se nelle mani appropriate, ha ancora moltissimo da dire”
Non importa se sia negli anni ’50 o negli ’70, ma ci sono una svariata quantità di tematiche da affrontare e, soprattutto, Mister No può essere una voce di protesta, così come lo era una volta. Perché - diciamolo - Nolitta ci mette tutto sé stesso in questa favolosa storia di chiusura: sarà eccessivo, sarà pretenzioso ma, per la prima volta dopo anni e anni, questo è Mister No, autentico, vero. E’ il Mister No dei tempi lenti di quando attraversava il Pantanal, è il Mister No ozioso delle bevute al bar di Paulo Adolfo, è il Mister No un po' marpione, inguaribile romantico, perenne sognatore. E così si riassapora il fascino dell’avventura selvaggia, e di quella foresta immensa mai così minacciata dal cosiddetto "uomo civilizzato" che con la sua brama di conquista non smette mai di distruggere, di avanzare, di conquistare. E lui, Jerry Drake, è sempre al centro, un po’ matto e un po’ schizzato. Deve scappare ancora una volta, inseguito da radioline, televisori e kit tecnologici, dalla società malata del consumo e del progresso, del consumismo e della tecnologia. Ma stavolta l’ultimo baluardo della sua indipendenza, della sua tanto ricercata libertà, viene risucchiato dall’onda della modernità. Quindi fugge pronto a iniziare, il giorno dopo, una nuova vita. Questo è Mister No, può piacere, può non piacere, ma lui è "diverso" come dice l’agente della Coen & Bros, "lui è fatto così" come ripete Paulo Adolfo a Jacira: dunque un antieroe romantico in procinto di salutare il suo vecchio Paradiso Terrestre, ormai trasformatosi in un vero e proprio Inferno Verde.
E poi è difficile non commuoversi: il discorso di Mister No, nell’ultimo numero, colpisce e amareggia il lettore, soprattutto nella descrizione melanconica della Manaus dei tempi che furono... Mi è piaciuta la reazione del giovane Aluisio, che si addormenta al discorso: in qualche modo rappresenta, nell’ottica di Bonelli di cui parlavo prima, il lettore moderno, per cui Mister No non è altro che un vecchio nostalgico dei tempi andati: un personaggio figlio di un'altra generazione, e il lettore di oggi, travolto nel fumetto, nel cinema, nei romanzi, da un intrattenimento sempre più cinico e freddo, è abituato a vedere le cose attraverso un'altra ottica, estranea a Jerry.
“il discorso di Mister No, nell’ultimo numero, colpisce e amareggia il lettore, soprattutto nella descrizione melanconica della Manaus dei tempi che furono”
E quando le luci si spengono nel locale che Paulo ha riaperto in suo onore, allora ricompare quel vecchio pianista tanto amato, quel Dana Winter che sulle note di "My funny Valentine" dà il suo personale addio a un Jerry in preda a una visibile commozione che sente il bisogno di andarsene, di interrompere quest'addio così "caldo". Bacia Jacira e in una sequenza molto poetica esce dal bar di Paulo e cammina solitario per una strada di Manaus, accendendosi una sigaretta. E Jacira tornerà a casa estremamente colpita da questo personaggio così insolito, così diverso, così fuori dal comune. Lei rappresenta il contraltare del lettore che s’addormenta, ovvero il lettore affascinato da questo personaggio così... così umano. Il lettore innamorato, il lettore per cui Mister No ha rappresentato un simbolo, quasi un mito da perseguire, come il suo modello di vita... un lettore che all'età di 9 anni lo ha letto per la prima volta ed è cresciuto con lui, con i suoi ideali, con i suoi NO! e con la sua etica, nella sua moralissima amoralità. Un lettore a cui Mister No mancherà moltissimo. E nella desolazione e nella sonnolenza di una Rurre che ricorda la prima Manaus Jerry troverà il conforto e il riposo insieme a Esse-Esse; così entrambi ricominceranno le loro piccole, grandi avventure, in un angolo di mondo dimenticato da Dio e da tutti gli altri.
I più romantici e sognatori potranno vedere questa "morte editoriale" come la rappresentazione del massimo apogeo di umanità per un personaggio di carta: che cosa c’è di più umano che la morte stessa? Perché proprio qui, nella miniserie che consta di ben 16 albi conclusivi, c’è un uomo, un uomo che soffre, un uomo che urla a squarciagola "No" nel suo piper, su una canoa, per le strade di Manaus, emblematico testimone che non può che reagire passivamente a una realtà che cambia troppo in fretta.
“Questo è Mister No, può piacere, può non piacere, ma lui è "diverso"”
Lui non è Tex Willer, lui non è Zagor, non può rimettere tutte le cose apposto, non può far tornare tutto come prima. Ormai qualcosa è cambiato e Mister No è solo una persona, come altre, alla ricerca di un posto dove bere una cachaca in santa pace e divertirsi con una bella donna al fianco. Sa di essere impotente di fronte a una realtà che lo disgusta e ci soffre, e ci sta male.
Quando ho finito di leggere "Una nuova vita" era come se un caro amico, un Maestro di vita, se ne fosse andato e avesse spiccato il volo per l'ultima volta. Lo so, ci saranno speciali futuri, ma non sarà lo stesso. C'è qualcosa che mi conforta in tutto questo, perchè so che ogni volta che vorrò rileggerlo basterà riaprire quegli albi che odorano di "vecchio" e allora Jerry potrà ricominciare a vivere le sue avventure, a volare per i cieli dell'Amazzonia, sopra quel Paradiso Verde nei tempi in cui era ancora vergine e immenso... volare, sbronzarsi con Esse-Esse al bar di Paulo, farsi offrire una buona Cachaca e cantare a squarciagola per le strade di quella Manaus ancora povera e silenziosa, "Oh when the saints..."
Quindi ciao Jerry, in bocca a lupo amico mio..









