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I 2008 albi di uBC!
lo sguardo dello staff sull'anno passato
I 2009 albi di uBC!
uno sguardo dello staff sull'anno passato
I 2010 albi di uBC!
uno sguardo dello staff sull'anno passato
I 2011 albi di uBC!
uno sguardo dello staff sull'anno passato
I 2012 albi di uBC!
uno sguardo dello staff sull'anno passato
Ad inizio 2006, uBC ha presentato una sorta de "il meglio di" quanto l'anno appena trascorso aveva visto in edicola, senza distinguere tra ristampe, novità od edizioni rivedute e corrette.
Anche quest'anno lo staff intende offrirvi una panoramica di ciò che di meglio ha letto durante il 2006, limitando però la scelta solamente ad albi inediti, pubblicati quindi tra gennaio e dicembre, e tralasciando le ristampe (a parte qualche rarissima eccezione). Il tutto, come l'anno scorso, scelto in modo molto privato e quasi istintivo, fermandosi solo per un attimo a pensare:
"Quale è stato l'albo che più mi ha preso durante quest'anno?"
...un secondo di silenzio mentale, e poi...
"E lui, proprio quello, e sarà lui che vi consiglierò!"
Eccovi quindi le nostre viscerali ed emotive risposte, e come sempre... buona lettura!
La prigioniera del Fosso dell'Agonia Bianca
L'amore può assumere mille forme diverse; può esprimersi in mille differenti modi; qui voglio soffermarmi sulla dedizione: la dedizione all'opera barksiana sulla quale Don Rosa ha costruito un corpo narrativo che è esegesi, continuazione, completamento e coronamento di quella; e atto d'amore.
Solo un amore sincero e profondo può spingere a dedicare la propria vita creativa a ricalcare fedelmente le orme di un altro, e solo il vero talento può far sì che questo ricalcare sia invenzione pienamente autonoma e potente e non semplice omaggio o peggio.
Quel talento che una volta di più Don Rosa ci mostra in "Zio Paperone - la prigioniera del Fosso dell'Agonia Bianca", dove torna su una delle storie di Carl Barks più emozionanti e ricche di sfumature psicologiche ("Zio Paperone e la Stella del Polo" del 1953).
Lì come qui nella storia più recente, i due autori fondono intimamente tematica avventurosa e amorosa; lì come qui il cuore è rappresentato dalla storia d'amore tra le spigolosità del nostro Scrooge e di Doretta Doremì.
La prigioniera del Fosso dell'Agonia Bianca di Don Rosa è stato pubblicato in Zio Paperone n.206 - dicembre 2006 - 100 pagine a colori al prezzo di 3,70€
Lì un amore lirico pudicamente velato e suggerito, qui romantico e passionale ad onta dell'inevitabile ritrosia.
Lì e qui quella ricchezza psicologica cui si accennava e che fa di due oche antropomorfizzate non solo due esseri realmente umani, ma una perfetta lettura del tema dell'amore negato, della separazione degli amanti.
Qui, come era anche lì, il registro così adulto non inficia minimamente la dimensione umoristica e avventurosa.
Qui infine (come è sua caratteristica), Don Rosa innesta a ulteriore definizione dell'opera l'elemento storico, ed è con sapiente leggerezza che fa muovere i personaggi tratti dall'epos del west americano che porta in scena, con asciutta sintesi umoristica cogliendone l'essenza: truffaldino Wyatt Earp, vanesio Bat Masterson, ottuso e sanguinario Roy Bean, arruffoni desperados Butch Cassidy e Sundance Kid. Vincenzo Oliva
San Giuseppe da Copertino
San Giuseppe da Copertino - testi di Michele Medda, disegni di Christian Cordella - 22 pagine in b/n, pubblicato pro bono dal Comune di Osimo nel mese settembre 2006.
Ho avuto l'opportunità di leggere, quest'anno, "Giuseppe da Copertino, il frate che volava". Ritornerò in seguito sul perché abbia usato il termine "opportunità".
Senza nulla voler aggiungere all'esaustiva recensione di Vincenzo Oliva, preferisco in questa sede parlare solo come semplice lettore e riflettere ancora una volta sul fatto che, spesso e volentieri, sono le storie brevi a racchiudere in sé quella compattezza, quella capacità di impatto sul lettore, che generano un piacevole ricordo nel tempo, ed un altrettanto affascinante senso di riscoperta ogni qualvolta se ne ritornino a sfogliare le pagine.
In giro per la rete
Free Books
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Come umili amanuensi della "letteratura disegnata", Michele Medda e Christian Cordella (quest'ultimo tra l'altro originario proprio di Copertino, in provincia di Lecce) hanno dato vita ad un piccolo gioiello, come un libricino straordinariamente miniato: un'opera di quell'artigianato "alto" che dovrebbe in buona sostanza costituire l'essenza stessa del fumetto.
Non una semplice biografia romanzata, quanto la storia di un confronto tra l'umiltà di Giuseppe da Copertino e l'ostentata grandeur di Severo da Acerra, membro del consiglio di Inquisizione incaricato nel 1638 di interrogarlo a séguito del rimbombare della frenesia popolare dovuta ai fenomeni di levitazione di cui il frate di Copertino era stato protagonista.
Un piccolo uomo ed un grande uomo a confronto, dunque, come di innumerevoli confronti simili è fatta la Storia. Ma qual è l'uno e qual è l'altro, in questo caso? Il lavoro dei due autori porta per mano il lettore attraverso un sentiero narrativo privo di supereroismi, quale è appunto una fides "assoluta", mondata cioé da quelle fortificazioni in cui è stata (come spesso è) intrappolata da una ratio nel momento in cui quest'ultima, scavando senza remore nelle tenebre degli abissi dell'uomo, pretende di trovare da sola la via dell'ascesa.
Dicevo: il termine "opportunità": "questo breve e raffinato fumetto è stato pubblicato in edizione limitata grazie al contributo del comune di Osimo, ed è un peccato perché meriterebbe una maggiore diffusione". Ancora una volta le parole di Oliva, per esprimere un comune rammarico, pensando anche all'ottima struttura redazionale, dove i competenti e mai retorici interventi dell'Assessore alla Cultura del comune di Osimo (dove sono conservate le spoglie del santo, nel santuario a lui dedicato), e dei Vescovi di Ancona-Osimo ed Albano conferiscono un prezioso valore aggiunto ad un già pregevole fumetto su un frate.
Che non è solo un fumetto.
Che non fu solo un frate.
I Giovani Vendicatori
La saga de I Giovani Vendicatori è stata pubblicata a puntate su MARVEL MIX, dal n.61 al n.64 - febbraio-novembre 2006.
Non lasciatevi fuorviare dal titolo: non siamo di fronte ad un adattamento "Teen" dei Più Potenti Eroi della Terra. Il nome "Giovani Vendicatori", infatti, è coniato dalla giornalista del Daily Bugle Kat Farrell, desiderosa di dare un'identità al gruppetto di adolescenti in costume che inizia a farsi notare per le strade di New York dopo lo scioglimento dei Vendicatori originali (e prima della loro riunione). Saranno Capitan America e Iron Man ad indagare...e vi assicuro che molte sono le sorprese nascoste in questi ragazzi! Ognuno di loro, infatti, è legato a membri vecchi e/o nuovi del celebre Supergruppo ma questi legami non sono affatto ovvi o prevedibili, bensì sorprendenti e, in alcuni casi, davvero interessanti... Nata dalla fantasia dello sceneggiatore televisivo Allan Heinberg (responsabile delle innumerevoli citazioni fumettistiche nel serial "The O.C.") questa serie colpisce per freschezza, inventiva e un buon mix di ironia e azione. Inoltre diverte il neofita e il Marvel-Fan di vecchia data alla stessa maniera e non è cosa da poco! Caldamente consigliata, dunque, specialmente a coloro che si ostinano a rinnegare il Vento di salutare novità che da qualche anno spira dalle parti della Marvel Comics. Roberto Gallaurese
L'inferno è un buco nel cuore
L'inferno è un buco nel cuore (Detective Dante n°8) è stato pubblicato nel gennaio 2006. Testi di Bartoli e Recchioni, disegni di Casalanguida
Prendi un uomo, lo racconti con cura e precisione, lo fai amare, odiare, disprezzare, commiserare e alla fine diventa uno di casa, che conosci e dal quale sai cosa aspettarti, anche colpi bassi, sotto la cintura; ma questo non cambia le cose, quando i colpi arrivano fanno male uguale, son ben assestati.
Ma quest'albo è diverso, questo colpo è tremendo e fa male, eccome se fa male, ed è incredibile come, anche se eravamo preparati, ci ha buttati a terra. Ce ne vorrà per riprenderle così! Pasquale Laricchia
S.
S. di Gipi è pubblicato da Coconino Press, nella collana Coconino Cult - 112 pagine, 15,00 €.
La mia segnalazione è per "S." di Gipi, un'opera con la quale l'autore toscano compie un ulteriore passo avanti creativo, dopo il (per me) meno interessante "Questa è la stanza" dell'anno precedente, rispetto a "Esterno notte" (il suo capolavoro d'esordio) e all'osannato e pluripremiato "Appunti per una storia di guerra".
Gipi torna infatti a mettere in scena in maniera estremamente diretta se stesso, il proprio vissuto, i propri monologhi interiori, i propri più intimi segreti, andando ben oltre la messa a nudo del proprio cuore (per dirla con Baudelaire) già attuata nei lavori precedenti; al tempo stesso, però, in "S." si ha anche, dialetticamente, una riflessione sugli inganni della memoria, volontari per il padre che, artista del racconto orale, amava trasfigurare la realtà (al pari del protagonista di "Big Fish" di Tim Burton) per renderla meno banale, involontari per il figlio che cerca, a fatica, nelle sue rievocazioni, accavallando molteplici piani temporali, di dare un'identità univoca e da conservare per sempre a chi lo ha appena lasciato.
Ritroviamo questa ambivalenza anche nel peculiare stile di Gipi, che, prendendo il via da una sorta di "spontaneismo" espressionista, in nome dell'urgenza del dire (la cui traccia più evidente sono le cancellature e gli "errori" ortografici e grammaticali presenti nelle didascalie narrative), riesce comunque a far sì che ogni singola componente del testo - dalla vignetta alla tavola al più complesso intreccio fra le sequenze - risulti perfetta tanto in se stessa che come parte di un insieme (così come si addice ai capolavori, tali perché in essi, per dirla nella lingua del paese dove maggiore è il successo di Gipi, tout se tient).
L'ospite sgradito
In un 2006 che ha visto accentuarsi il diradamento delle pubblicazioni bonelliane in edicola e l'invasione di ristampe allegate a quotidiani e riviste, la mia preferenza assoluta per gli inediti va ad una storia di Dylan Dog. Non al "truffaldino" ventennale o all'atteso ritorno di Sclavi, ma a "L'ospite sgradito", di Michele Medda e Angelo Stano.
"L'ospite sgradito" ha un duplice livello di lettura in cui, grattando sotto la superficie di quello più "banale" o evidente (la lotta tra Dylan ed un topo che si è intrufolato nella sua casa, sullo sfondo di un mondo che va a rotoli), si cela una storia dallo straordinario e travolgente impatto nelle esperienze più intime e personali di ogni lettore, in cui chiunque si può riconoscere. E' uno di quegli episodi in cui Dylan ritorna, in maniera esemplare, al suo ruolo originario, quello di tramite delle nostre ansie, paure e malesseri, facendosi specchio dei tempi.
Le vicende assurde o surreali che capitano a Dylan sono la metafora di un viaggio interiore (il mondo in rovina è la percezione soggettiva del nostro mondo interiore), con messaggi universali destabilizzanti (il caso che governa le vite e le scelte di ciascuno di noi e la precarietà degli equilibri) che però sono un tutt'uno con il loro, rassicurante, rovescio della medaglia (la possibilità di tanti mondi differenti, e quindi di modificare la propria situazione) purché non ci si disconnetta dalla realtà e si cambi la prospettiva di osservazione.
L'ospite sgradito, Dylan Dog 233, di Michele Medda e Angelo Stano, è uscito in edicola a fine gennaio 2006.
E l'ospite sgradito non è, quindi, un intruso ma un nostro riflesso, qualcuno che non ci fa assopire. E di questi tempi bui e difficili, in cui il mondo può sembrare impazzito e fare paura, è bello trovare storie a fumetti che, oltre ad intrattenere il lettore, gli parlino direttamente, in chiave simbolica e senza leziosità. Cristian Di Clemente
I 2008 albi di uBC!
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La fine dei Grey
La fine dei Grey è stata pubblicata su "Gli incredibili X-Men 196" della Panini Comics. Testi di Christopher Claremont, disegni di Chris Bachalo - 17x26, 80 pp, colore - 3 €, in edicola e fumetteria - ottobre 2006.
Inutile negarlo. Quest'anno gli X-Men mi hanno scosso come non mi succedeva da ben quindici anni. Christopher Claremont è risorto come la sua pupilla, Jean Grey/Fenice, e lo ha fatto colpendo al cuore gli appassionati dei tempi passati, gli amanti della Saga di Fenice Nera o della storia in cui Wolverine viene crocefisso dai Reavers, in Australia. L'autore lo fa con una storia appassionata che si è fatta leggere con l'apprensione di chi sa cosa può succedere e si augura che non succeda. E, paradossalmente, chi legge non può che rimanere attonito di fronte alla reazione più normale che una persona possa avere dopo aver vista uccidere tutta la sua famiglia: rabbia e senso di vendetta.
Una storia memorabile in cui Rachel Grey (figlia di Jean, potente come la madre) esce dall'anonimato per coprire il ruolo che le spetta: è la nuova Fenice. Con tutte le implicazioni del caso. In questa storia in cui il bene e il male continuano a rincorrersi per poi fondersi in questa giovane e sfortunatissima ragazza tutti i dettagli sono calibrati in modo perfetto.
Ad inizio storia Rachel è una ragazzina che ha voglia di dimenticare il suo orribile passato e nell'ultima pagina è un essere pervaso da rabbia sorda e potenza quasi infinita. In mezzo c'è tutta l'arte di Claremont e tutto quanto ha reso gli X-Men il fumetto più popolare del mondo.
"La fine dei Grey" è un tassello fondamentale per la saga degli X-Men. Una storia in tutte le accezioni possibili del termine, che svolge totalmente il proprio compito: intrattenimento si ma in grado di generare il desiderio di leggere oltre, di leggerne ancora. Claudio Crimi Trigona
Bleach!
Bleach! è in corso di pubblicazione da parte dei tipi di Planet Manga - Panini Comics. Al momento, in Italia la serie è arrivata al n.10 - 192 pagine, 3,50 €.
Per quanto mi riguarda, in un 2006 decisamente appagante (anche grazie ad una Lucca Comics d'eccezione) la principale e più gradita sorpresa è stato Bleach!, scanzonato manga d'azione di Tite Kubo.
Negli 8 numeri usciti nel corso dell'anno le premesse date con il numero di esordio sono state sostanzialmente mantenute: il lettore può contare su un sano manga d'azione, ben disegnato, dinamico e carismatico. Potenziato, cosa che non guasta mai, da una carica di umorismo demenziale che rende il tutto maggiormente scorrevole e leggero senza, però, cadere nel macchiettismo.
Non stiamo certo parlando di una lettura impegnativa né, è bene dirlo, esente da difetti: nel suo dinamismo, infatti, Bleach! tende a lasciarsi sfuggire qualche incoerenza, a volte vere e proprie contraddizioni, ma complessivamente il lettore si sente di perdonare questi peccatucci.
Ritengo poi di poter menzionare, tenendo lo sguardo sullo scorso anno, anche il "decorativo" Fuguruma Memories di Key Tome ed il bizzarro Leviathan della coppia Kinutani-Ohtsuka, un volume autoconclusivo ed una serie ancora agli esordi (al momento è disponibile il secondo volume) che merita andare a recuperare per salutare degnamente l'anno trascorso ed iniziare quello nuovo. Luca Cerutti
Insonnia fatale
"L'Insonne extra - collana thriller n. 15" Insonnia fatale, settembre 2005, Free Books, € 2.70. Reperibile in tutte le fumetterie.
Assegno la palma del 2006 a Insonnia fatale, lo speciale di Desdy Metus. I motivi che mi hanno indotto a questa scelta esulano dal valore intrinseco dell'albo, (che pure è molto alto), e si riferiscono anche ad altri aspetti che, in un giudizio complessivo, credo debbano essere tenuti nella giusta considerazione. In altri termini, la mia segnalazione non si rivolge solamente alla storia in sé, ma, come in un premio alla carriera, alla qualità complessiva della testata, dell'autore e infine, anche, della casa editrice che la pubblica. Giuseppe Di Bernardo ha saputo realizzare un personaggio, infatti, estremamente coerente con la realtà italiana, nella quale si muove con realismo e verosimiglianza, seppure in contesti ad alto tasso di fantasia e di irrazionalità. Il fatto che sia riuscito a portare al successo un fumetto realizzato nel 1994 (assieme ad Andrea J. Polidori), chiuso dopo pochi numeri e dalla vita tormentata, in un momento critico per le nuvole parlanti in Italia, non fa che accrescere il valore dell'operazione creativa. Merito dunque anche alla Free Books che ha avuto l'intelligenza di recuperare un personaggio cui le politiche editoriali non concedevano spazio.
La storia narrata merita in ogni caso il riconoscimento perché è un autentico e sincero inno alla pace, che riporta alla memoria, con i toni della tragedia senza catarsi, gli orrori del conflitto nella ex Jugoslavia e di tutte le guerre.
Rat-Man 56 - La storia finita
La storia finita è stata pubblicata su Rat-Man Collection 56, bimestrale della Panini Comics, ed è uscita nel settembre 2006 al prezzo di 2,20€.
"La storia finita" è una profonda riflessione su Rat-Man e sul suo autore, è una commovente metafora sulla narrazione e sull'amore per le storie, è una struggente poesia ed è un divertentissimo albo di Rat-Man.
Tutto questo senza che un aspetto vada a sminuire gli altri. Come è possibile? E' possibile quando una materia così complessa (e ambiziosa) esce dalle mani di un Leo Ortolani in stato di grazia. La storia finita merita per me la palma di migliore albo del 2006 per il coraggio con cui una testata "comica", con diversi anni di pubblicazione alle spalle, riesce a portare nelle edicole una proposta di così alta qualità, dimostrando fiducia nel pubblico 'generalista' e dimostrando soprattutto che anche gli albi da edicola a più alta diffusione possono ergersi al di sopra della banalità imperante e della pedissequa ripetizione degli stessi schemi.
La storia, che ha il suo filo conduttore in una citazione de Il vecchio e il mare, è pervasa dalla malinconia dell'autore che si spinge nel mare aperto della narrazione e decide di andare ogni volta più in là, nell'inesplorato, consapevole che ogni volta la "pesca" diventa più difficile, che ogni volta la trama (della rete da pesca) deve essere più fitta per trattenere la storia, e che il personaggio che ha creato rischia di essere inadeguato, ma va salvaguardato lo stesso, perché a dispetto delle apparenze il personaggio non è così dissimile dall'autore. E l'autore è consapevole soprattutto che questo spingersi sempre più in là sarà visto da alcuni come un segno di crisi. Ma proprio un albo come La storia finita indica esattamente il contrario, e pazienza se qualcuno continuerà a rimpiangere "quelle storie semplici e divertenti di un tempo". Guido Del Duca
Pazienza e Mort Cinder
L'Espresso, in collaborazione con Panini Comics, ha pubblicato, nel corso del 2006, quattro volumi cartonati a colori dedicati ad Andrea Pazienza: Zanardi, Tormenta, Pertini e Pompeo. La Imago Libri, invece, ha ristampato la serie integrale di Mort Cinder: Un dono per il faraone, Occhi di piombo, Torre di Babele e Sacrificio alla luna.
Il mio "2006 fumettistico" non è stato certamente all'insegna delle novità visto che, a parte l'acquisto degli albi di Martin Mystere e delle serie Eura, ho letto solo fumetti usciti negli anni passati (anche molto passati...).
Ci sono stati due prodotti, però, che mi hanno colpito e incuriosito anche per la bizzarra (si tratta di opere di autori diversi per età, nazionalità e sensibilità) similitudine che ho rilevato nelle loro caratteristiche.
Sto parlando dei quattro volumi dedicati da l'Espresso ad Andrea Pazienza ed i quattro volumi dell'integrale di Mort Cinder della Imago Libri.
Entrambe, infatti, sono intrise di disperazione, tristezza, grandezza, miseria, eroismo, vigliaccheria e di molte peculiarità assolutamente umane, tanto da risultare più delle biografie (di personaggi di fantasia, certo) che semplici racconti fumetti.
E c'è, dentro, talmente tanto degli autori, delle loro vite, delle loro storie, da trasformare dei semplici albi a fumetti in documenti autobiografici di vita vissuta. Marco Spitella
Ultra
Ultra, di Jonathan e Joshua Luna, è stata pubblicata dalla Free Books - 17 x 26 cm, brossurato a colori, 10,40 € - serie conclusa (2 volumi da 128 pagine).
Il mio 2006 è trascorso tra letture seriali e scoperte di classici già pubblicati negli anni precedenti, però c'è stata una lettura che mi ha davvero colpito, per freschezza di contenuti, per brillantezza di narrazione, per godibilità dei disegni: "Ultra".
Due volumi a colori, una serie breve e ironica, destinata ad un target giovane, divertito, amante dei serial televisivi (ai quali "Ultra" deve molto in termini di sceneggiatura) ma soprattutto una serie che ha cercato di innovare il panorama dei comics. Un'innovazione minima, legata principalmente al packaging del prodotto, pensato come rivista autoreferenziale che parodia i vari Comospolitan, Vogue e Vanity Fair. Tuttavia un'innovazione che conquista, per chi ama, come me, tutta la confezione del prodotto, la cura dei dettagli, la passione per le citazioni e la sardonica presa in giro dello status quo.
"Ultra" è quindi la mia lettura del 2006: non impegnativa ma comunque fonte di riflessioni. Alla mano, come le sue protagoniste. Breve e snella, da assaporare dopo una giornata di lavoro. Ma non in modo riduttivo, una letturina e via, anzi, ben altro: da assaporare in relax come un buon vino, piacevole e caldo, col quale distendersi e coccolarsi un po'. Martina Galea
Rocky
Rocky è stato pubblicato da Edizioni BD in bianco e nero: 15 €, in libreria.
Pubblicato sul quotidiano free-press di Stoccolma, Rocky è una striscia umoristica che nel giro di pochi anni è diventata oggetto di culto della cultura giovanile svedese. Non è difficile comprenderne le ragioni: il mondo di animali antropomorfi, ideato dall'autore Martin Kellerman, è ad alto tasso di empatia. Impossibile per un giovane non identificarsi in uno dei personaggi di questo spaccato di venticinquenni svedesi, le cui vacue occupazioni - ubriacarsi, tirare a tardi, lavorare il meno possibile, fare sesso - sottendono in realtà la tipica inquietudine esistenziale di chi, terminati gli studi, deve decidersi a "diventare grande".
L'umorismo irriverente, greve, spesso persino sboccato di Kellerman diventa strumento di una profonda analisi generazionale, che nasce come diario di personali e sventurate vicissitudini, ma è capace di offrire una visione prospettica sui problemi che molti giovani si trovano prima o poi ad affrontare.
Notevole anche l'apporto puramente ludico del volume, che raccoglie i primi due anni di pubblicazione della striscia: Rocky è prima di tutto un fumetto umoristico e, bisogna dirlo, svolge questa funzione in modo egregio. Il linguaggio diretto e becero, il contrasto tra la bassezza delle situazioni e la lettura che ne viene fornita, rendono la lettura tremendamente divertente. Lasciatemi dunque ripensare a questo 2006 con un sorriso (anche se a denti stretti)... Riccardo Panichi
Due
Due di Silvia Ziche, Lizard edizioni, € 12.50, 120 pp. b/n. Reperibile in tutte le fumetterie e librerie.
Prima c'era solo Lucrezia, perennemente ossessionata dalla ricerca del Principe Azzurro, in un continuo avvicendamento di compagni e possibili fidanzati, tutti rivelati alfine "casi umani" in un caleidoscopio dalle più diverse e sfaccettate tipologie di uomini.
Ora ci sono Lucrezia e Luca, la coppia ormai venuta a formarsi, la realizzazione finale -forse ;-)- del di lei desiderio.
Con Due, volume proposto a fine anno e presentato dall'autrice a Lucca Comics & Games 2006 per i tipi della Lizard Edizioni, Silvia Ziche riprende ed evolve il personaggio di Lucrezia, l'allora 35enne single sognatrice conosciuta in Amore mio ed ora riproposta in veste di partner in una coppia fissa.
Ma se il titolo del volume simboleggia proprio quel numero distintivo della coppia, perché la copertina lo associa a quella carta jellata in amore che è il due di picche? Ce lo spiega l'autrice, proponendo scene di vita di coppia tra il reale e il surreale ma, in fondo, con una qualche morale e pillola di saggezza.
Cos'è veramente la coppia e a cosa si va incontro in un rapporto sentimentale? E' quell'eterno dilemma che angoscia i 30enni dei nostri tempi che, come illustrato, giungono a compromessi, incapaci di continuare a vivere in maniera solitaria ma, al tempo stesso, incapaci di rinunciare ai propri spazi e ad adattarsi all'altro da sé temendo anche di rimanere feriti e costruendosi attorno una fortezza. Anzi, vestendo proprio una corazza come fanno proprio Lucrezia e Luca. Come Diogene, in continua ricerca di una qualche verità, non è per nulla scontato che la riconoscano quando se la trovano davanti.
L'autrice -in quel ruolo che ormai cotraddistingue molti disegnatori vignettisti- si trasforma nuovamente in geniale analista e opinionista della società, non solo dell'animo femminile -per il quale il punto di vista è privilegiato- ma anche di quello maschile (l'eterno Peter Pan), fornendogli, ad uso e consumo, spunti di riflessione.
Ormai con la perfetta padronanza che compete a chi è maestro di questa arte (inutile ricordare la lunga carriera coronata di successi come autrice comica e come disegnatrice Disney), il mezzo usato dalla Ziche è quello familiare delle vignette autoconclusive e di quelle che trovano efficacia e sviluppo in poche pagine, in una sequenza perfetta e dai tempi giusti, capaci di creare la battuta, evidenziando i (tanti) vizi e le (poche) virtù, i drammi e le fantasie e facendo sorridere il lettore. Un esempio memorabile è il carosello di posizioni che i due assumono a letto durante il sonno: le più esilaranti (e caste) che si siano mai viste!
Per chi non li ha scordati nel precedente volume, tornano la coppia dei genitore di lei (esempio della passata generazione), la nonna, gli amici, i confidenti e Oliver, il fedele cane di Lucrezia, osservatore presente suo malgrado delle vicende della sua padrona, l'unico maschio che fa le feste quando vede il guinzaglio.
Chi è capace di intrattenere piacevolmente il pubblico e di farlo divertire non può che meritare amplio plauso. Se credete che la vita debba essere simile a quelle delle telenovelas sudamericane, un solo monito: ricordate che viviamo dall'altra parte dello schermo! ;-) Pierfilippo Dionisio



