Testi
Il libro
“E’ un modo che ho io di scacciare la tristezza, e regolare la circolazione. Ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara; ogni volta che nell’anima ho un novembre umido e stillante; quando mi sorprendo a sostare senza volerlo davanti ai magazzini di casse da morto, o ad accodarmi a tutti i funerali che incontro; e soprattutto quando l’ipocondrio riesce a dominarmi tanto, che solo un robusto principio morale può impedirmi di uscire deciso per strada e mettermi metodicamente a gettare in terra il cappello alla gente, allora mi rendo conto che è tempo di mettermi in mare al più presto.
Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un gran gesto filosofico Catone si butta sulla spada: io zitto zitto mi imbarco.”
Questo è l’inizio di uno dei libri più straordinari che siano mai stati scritti. Punto.
Disegni
Chi è Bruno Brindisi
L’uomo che scende sulla rotta di Dino Battaglia. Altro bell’incosciente... Un grande disegnatore, che però qui risulta schiacciato da modelli e riferimenti più grandi di una balena, risulta schiacciato dal mito, mentre lui vorrebbe solo disegnare un fumetto; e, in definitiva, questo fa. Non gli rimproveriamo niente, né l’aver ben presente il maestro, né l’aver fatto denti alla balena, né il mancato capolavoro. Invece ringraziamo anche lui, per una balena spielberghiana, non priva, inevitabilmente, di una certa grandezza.
Globale
Come è questo speciale?
Ci tocca sospendere l’incredulità di fronte a molte cose... Dobbiamo accettare il siero che fa passare a Dylan il mal di mare; mandar giù quella continua ricerca di battute tipica delle prime pagine, che forse vuol fare tanto marinaio, ma che in effetti cancella ogni possibile sensazione di realismo...; vedere l’improbabile essenza di Moby Dick, rappresentata come Myriam. e rivedere i morti che non sanno di esserlo...; credere che capodogli addestrati ad uccidere possano in qualche modo interessare a qualcuno, nell’era delle bombe atomiche...; constatare come il personaggio di Rachel sia stereotipato; insomma, ravvisare gli elementi più tipici del fumetto seriale, quella sana ingenuità che non solo non da fastidio, ma anzi, è proprio quello che cerchiamo, per il nostro ritorno all’infanzia. Solo che qui da un po’ fastidio: è Moby Dick quello di cui stiamo parlando... Troppe falle in questo Pequod. Eppure iniziative di questo genere, fumetti che rivisitano classici, ci sembrano sempre da sostenere; magari poi siamo noi a sbagliare, mettendoci a fare un impietoso confronto con l’originale: non è questo il senso di queste operazioni: qua non si creano capolavori, qua si fa sana divulgazione.





