Salve, e complimenti a tutto lo staff di uBC!
Vi scrivo per dare a Cesare quel che è di Cesare: così, se a volte si scrive solo per manifestare delusione per l'ultima avventura di questo o quel personaggio, questa volta ho solo dei "7" da distribuire:
per i numeri 45, 46, 47 e 48 di Magico Vento: tutti insieme costituiscono un intreccio complicato, ma emozionante, e ricco di personaggi che a volte godono di uno spazio breve, ma sono sempre convincenti. Hogan sta assumendo dei contorni un pò da farsa, e la qualità dei disegni varia, ma alla serie nel complesso sembra che non manchino gli spunti, grazie anche al personaggio di Dick Carr, che da quando è stato introdotto ha sempre aggiunto colore e vita alle storie, guadagnando di volta in volta spessore e importanza.
per il numero 5 di Gea, "La via del Nero": come sempre ottimi i disegni, ricchi di dettagli divertenti e citazioni, la storia piacevole e divertente; peccato che non ci siano molti spunti per chi vuole cercare a tutti i costi la polemica (sotto questo aspetto il n.2 era stato molto più "succoso"!)
per lo straordinario esordio di Leo Pulp: grandioso, non tanto per la storia (comunque molto divertente), quanto (cosa fondamentale per un fumetto) per le tavole e la caratterizzazione grafica, che mi hanno subito convinto a sborsare il doppio di un albo normale. Vorrei però sottolineare che, nell'intervista linkata alla home, Massimo Bonfatti afferma che gli era stato chiesto di fare un lavoro in b/n e meno curato. E' questa la politica della Bonelli? Più quantità e meno qualità? Stando a diversi dei NN e dei LW che ho letto, sembrerebbe di sì.
E infine, visto che ho accennato a Nathan Never, sulla polemica "non ci sono più le avventure di una volta": mi sono andato a rileggere i numeri vecchi (quelli dell'era Castellini, per intenderci), e scoperto qualcosa che sospettavo già. Non è tanto la qualità delle storie che è cambiata, ma i lettori. Tralasciando il primo Gigante, che fu per me un vero shock e diede l'avvio alla saga dei tecnodroidi, e che resta una delle poche idee in cui Serra & soci abbiano messo un pizzico di originalità, il resto è un tran tran abbastanza normale, con alcuni episodi avvincenti, parecchie idee scopiazzate e poca Fantascienza.
Condivido quindi praticamente per intero l'intervento di Emilio Bufalino nel dopolavoro, e spero di trovare la forza per abbandonare questa serie. Ho continuato a comprarla per tutto questo tempo nell'inutile speranza di una riscossa, poi ho letto il numero 120 e ho capito che, se sono riusciti a sprecare così un soggetto non originale, ma che comunque ha permesso ad autori più dotati di scrivere ottime storie, allora non c'è proprio speranza. Una sola cosa non rimpiangerò: la rubrica della posta di Katia Albini...

