dall’archivio di uBC · 1996–2016Dopolavoro

Io, tu, lei, noi, voi

di
Alfredo Ferrante
pubblicato
09.10.2000
lettura
3 minuti
Copia anastatica dell’originale

Carissimi amici di uBC,

tralascio i complimenti di prammatica, per passare ad un argomento che mi tormenta dalla mia fanciullezza. In breve: ma perchè diavolo i personaggi negli albi bonelliani si devono dare del "voi"?!?!?!?!?

Diciamo subito che l'argomento "you, seconda persona plurale in inglese = voi" non ha nessun valore, dato che non esiste un corrispondente del "lei" o del "voi" in inglese, nel senso che la forma di cortesia utilizzata è il cognome, preceduto da Mister, o altri titoli, come Doctor o altri. La forma amicale è invece rappresentata dal semplice nome di battesimo. In ogni caso non vedo proprio il motivo dell'utilizzo del "voi": una fedele traduzione della "polite form" in italiano vorrebbe infatti, molto più semplicemente, l'uso del "lei". Tradurre non significa trasporre letteralmente - sbagliando addirittura, come nel nostro caso - ma adattare ad un contesto diverso rispettando lo spirito ed il senso dell'espressione.

Aspettando un sospirato "lei", un abbraccio e un grazie per la cura che mettete in uBC.

risponde Diego Cajelli

Il "Voi" nel dialogo bonelliano non è legato con l'inglese e l'ipotetica "traduzione narrativa immaginaria", è una questione semantica sulla quale ho potuto riflettere quest'estate di fronte ai gamberoni. Tecnicamente il "voi", il "lei", il "tu" potrebbero essere considerati suffissi flessionali, chiusi in una scatola chiamata sintassi, vengono presi ed usati a seconda della coniugazione della frase, l'elemento portante del discorso è di solito la parola immediatamente successiva, ad esempio:

- Sei un vigliacco McCoy! hai ucciso il giovane Holden!

- Siete un vigliacco McCoy! avete ucciso il giovane Holden!

- McCoy lei è un vigliacco, lei ha ucciso il giovane Holden!

Se fosse unicamente un problema di sintassi si spiegherebbe immediatamente la comodità dell'uso del "Tu" e del "Voi", immaginiamo un balloon piccino, in cui il dialogo risulti così:

- McCoy lei è un vigliacco! Lei ha ucciso il giovane Holden!

Chi ha ucciso il giovane Holden? McCoy o lei? Ma lei chi? e se vicino a lui c'è disegnata sua sorella? E stata la sorella? La frase potrebbe essere fraintesa in un nanosecondo, immaginando un dialogo più lungo e complesso sarebbero gran casini. Immaginiamo che la sorella di McCoy sapesse che suo fratello è un assassino, immaginiamo che sia li, e che....

- Lei è un bastardo McCoy, lei ha ucciso il giovane Holden e lei lo sapeva!
Eccerto che lo sapeva se lo stava ammazzando!

- Lei testimonierà contro di Lei!
Cosè che fa?!

Oppure: - Sua sorella testimonierà contro di lei!
La sorella del giovane Holden?

Vabbè, si scherza... è chiaro che tutto questo potrebbe essere scritto in "lei" in maniera capibile, ma avrebbe bisogno di frasi più costruite, periodi più lunghi, virgole e puntoevirgole che la narrazione a fumetti e lo spazio fisico del baloon a volte non concedono. Ma non è solo una questione di sintassi. Il "voi" bonelliano diventa un semantema, una parola portatrice di significato puro.

- Siete un vigliacco McCoy! avete ucciso il giovane Holden! Vostra sorella lo sapeva e testimonierà contro di voi!
- Lo vedi Tex? Lo vedi che è proprio lui a dire questa frase?

Il "voi" significa fumetto popolare bonelliano, è nel suo DNA narrativo, come la teatralità del linguaggio durante gli scontri tra super eroi, è stile, evoca e diventa forma espressiva codificata, non è una questione di iotueglinoivoiessi in inglese.

Comunque, anche io aspetto "lei"... la sorella di McCoy! :-)

AF
Alfredo Ferrante