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| La posta di uBC/1 |
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Potete partecipare al dopolavoro sia utilizzando l'apposito form, sia scrivendo direttamente al sottoscritto, curatore della rubrica. Anche per questo mese, buona lettura.
Carissimi amici di uBC, Diciamo subito che l'argomento "you, seconda persona plurale in inglese = voi" non ha nessun valore, dato che non esiste un corrispondente del "lei" o del "voi" in inglese, nel senso che la forma di cortesia utilizzata è il cognome, preceduto da Mister, o altri titoli, come Doctor o altri. La forma amicale è invece rappresentata dal semplice nome di battesimo. In ogni caso non vedo proprio il motivo dell'utilizzo del "voi": una fedele traduzione della "polite form" in italiano vorrebbe infatti, molto più semplicemente, l'uso del "lei". Tradurre non significa trasporre letteralmente - sbagliando addirittura, come nel nostro caso - ma adattare ad un contesto diverso rispettando lo spirito ed il senso dell'espressione. Aspettando un sospirato "lei", un abbraccio e un grazie per la cura che mettete in uBC.
Il "Voi" nel dialogo bonelliano non è legato con l'inglese e l'ipotetica "traduzione narrativa immaginaria", è una questione semantica sulla quale ho potuto riflettere quest'estate di fronte ai gamberoni. Tecnicamente il "voi", il "lei", il "tu" potrebbero essere considerati suffissi flessionali, chiusi in una scatola chiamata sintassi, vengono presi ed usati a seconda della coniugazione della frase, l'elemento portante del discorso è di solito la parola immediatamente successiva, ad esempio:
- Sei un vigliacco McCoy! hai ucciso il giovane Holden! Se fosse unicamente un problema di sintassi si spiegherebbe immediatamente la comodità dell'uso del "Tu" e del "Voi", immaginiamo un balloon piccino, in cui il dialogo risulti così: - McCoy lei è un vigliacco! Lei ha ucciso il giovane Holden! Chi ha ucciso il giovane Holden? McCoy o lei? Ma lei chi? e se vicino a lui c'è disegnata sua sorella? E stata la sorella? La frase potrebbe essere fraintesa in un nanosecondo, immaginando un dialogo più lungo e complesso sarebbero gran casini. Immaginiamo che la sorella di McCoy sapesse che suo fratello è un assassino, immaginiamo che sia li, e che....
- Lei è un bastardo McCoy, lei ha ucciso il giovane Holden e lei lo sapeva!
- Lei testimonierà contro di Lei!
Oppure:
- Sua sorella testimonierà contro di lei! Vabbè, si scherza... è chiaro che tutto questo potrebbe essere scritto in "lei" in maniera capibile, ma avrebbe bisogno di frasi più costruite, periodi più lunghi, virgole e puntoevirgole che la narrazione a fumetti e lo spazio fisico del baloon a volte non concedono. Ma non è solo una questione di sintassi. Il "voi" bonelliano diventa un semantema, una parola portatrice di significato puro.
- Siete un vigliacco McCoy! avete ucciso il giovane Holden! Vostra sorella lo sapeva e testimonierà contro di voi! Il "voi" significa fumetto popolare bonelliano, è nel suo DNA narrativo, come la teatralità del linguaggio durante gli scontri tra super eroi, è stile, evoca e diventa forma espressiva codificata, non è una questione di iotueglinoivoiessi in inglese. Comunque, anche io aspetto "lei"... la sorella di McCoy! :-)
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Salve a tutta la redazione di uBC, Pur avendo qualche anno meno di lui (19) leggo Zagor da una decina di anni ma avendo recuperato la stragrande maggioranza degli albi della serie credo di avere una discreta "preparazione" sugli alti e bassi che hanno interessato la carriera del personaggio. Penso che l'arrivo di Boselli sia stato un toccasana per la testata che ha potuto ritornare a vertici ormai dimenticati dall'abbandono di Nolitta. Mi spiego: appurato che gli anni di Nolitta sono irripetibili e inimitabili (almeno per il genere di fumetto a cui si rifà Zagor, che rimane pur sempre una serie improntata alla più classica avventura), il personaggio aveva a mio parere attraversato una sorta di medioevo oscuro (altro che Brendon!) comprendente tutti gli anni 80; le storie erano piuttosto fiacche (ricorderei con piacere solo il primo ritorno di Rakosi e la mitica "Incubi"), caratterizzate da trame sempre uguali, minime variazioni e un estenuante abuso dello scenario di Darkwood. La gestione Toninelli aveva a mio avviso stremato il personaggio e l'arrivo di Boselli (anche se devo ammettere che un primo cambiamento lo si era visto con gli esordi di Burattini) ha reintrodotto nella serie del re di Darkwood le saghe ad ampio respiro, arricchendola di nuove tematiche e di nuovi scenari (mi sono innamorato della trasferta in Scozia). Molte delle saghe della nuova era si avvicinano ai classici zagoriani per complessità ed epicità, e del resto una delle peculiarità dello stile di Boselli è proprio quello di infarcire le storie con un sacco di personaggi, come faceva Nolitta. Credo non siano imputabili alla nuova gestione nemmeno le colpe di trascurare Cico o di limitare troppo la durata dei singoli episodi. Da una parte, mi pare che Cico abbia un ruolo più che ragguardevole nelle varie storie e se qualcuno preferisse rivedere le vecchie gag solitarie del buon messicano... beh, mi sembrerebbe una richiesta un pò anacronistica e poco riguardosa nei confronti del personaggio: gag prolungate stancherebbero alla lunga il lettore, considerata anche l'oggettiva difficoltà di reperire nuove idee comiche (anche se Burattini sembra non avere problemi, vista la discreta qualità degli speciali cichiani). Per quanto riguarda la lunghezza delle storie... beh, da una parte anch'io rimpiango le storie che iniziavano a metà albo, ma credo che adottando la nuova scansione si possa evitare la brutta abitudine di far cominciare una storia nelle ultime 17 pagine di un albo e di farla terminare nelle ultime 24 dell'albo di due mesi dopo. Credo che il ritmo delle sceneggiature sia molto importante per una storia e che sia proprio il ritmo a dare suspense: non dimentichiamo che le storie che veramente necessitavano di ampio respiro lo hanno ottenuto, mentre quelle che sono state risolte nel giro di un paio di albi richiedevano proprio quella durata (non me la sentirei di lamentarmi del fatto che storie come "Lampo mortale" o "Gli sterminatori" abbiano coinvolto solo un paio di albi). Sul fronte disegnatori voglio solo dire che quelli a disposizione di Zagor sono veramente buoni: Andreucci, Laurenti, Chiarolla e il grandissimo Marcello sono degni di affiancare Ferri che può così curare nel modo migliore le proprie tavole. Penso dunque che la nuova giovinezza zagoriana non sia da criticare, ma che anzi un simile trattamento sia da riservare anche ad altri personaggi (avete visto in che stato i nefasti Piani, Vietti, Di Clemente e company hanno ridotto Nathan Never?).
Chiudo con due notazioni che non riguardano Zagor: Ho terminato. Grazie per La (auspicabile) attenzione e tantissimi complimenti per il vostro sito. P.S. Magico Vento forever (pubblicate una foto di Manfredi, vi prego!)
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. . . e ancora contro Boselli.
Non si fa altro che decantare le lodi di Mauro Boselli! Personalmente credo sarebbe un discreto sceneggiatore se non comprimesse troppo le storie... Da questo punto di vista preferisco Toninelli (ed è tutto dire!)... I lettori (quelli realmente conoscitori di Zagor) devono riconoscere che le pur interessanti idee (anche Burattini ne ha) purtroppo non vengono sfruttate a dovere... Potrebbero e dovrebbero essere ampliate, invece Boselli ha il "terrore" che se una storia termina uno, due o anche soltanto mezzo albo più in là (una volta non c'erano di questi problemi) si perde i lettori e i "guadagni" per strada! (e non mi si venga a dire che i lettori di oggi sono diversi, balle!) Sapete perchè il logo di Zagor da qualche anno a questa parte lo mettono solo e sempre in alto a sinistra? Perchè con tutti i fumetti che ci sono in giro (parole di Boselli) si rischia di non riconoscerlo tra gli altri in edicola... Mah! Per far quadrare il bilancio, perchè non cominciano col far lavorare solo i disegnatori e gli sceneggiatori migliori? Sia chiaro, nessuno è una "pippa" ma ce ne sono alcuni che per Zagor proprio non sono adatti: gente come Marzorati... Pelò... D'Arcangelo... Dotti... Della Monica... Chiarolla... non riesco proprio ad abituarmi a vederli e come me la pensano in tanti! Ma alla Bonelli delle critiche negative se ne infischiano, pubblicano solo quelle positive, furbi... Così, anche se Chiarolla non piace a nessuno, gli fanno disegnare pure il Maxi Zagor che io (e spero anche altri) non ho acquistato apposta! Certo, Ferri non è più un giovanotto ma almeno le storie più importanti (o almeno alcune delle più rappresentative) devono essere ancora sue... Non si può affidare il ritorno del vampiro ad un Della Monica completamente fuori giri, anche se (a dir la verità) l'insulsa sceneggiatura (proprio per i motivi citati sopra) è degna dei suoi disegni! Bonelli, quando gli chiedono di tornare a scrivere, risponde sempre che è troppo impegnato a visionare le sceneggiature proposte... Mi chiedo: se accetta lavori come "Wampyr" o come "Golgotha", "Liberty Sam", "L'uomo dipinto" (solo per fare alcuni esempi) che schifezze saranno quelle che cestina??? Così, mentre le edicole proliferano di nuovi personaggi, il "povero" Ken Parker (giù il cappello, per favore) sta marcendo in qualche cassetto, lì in via Buonarroti... Giancarlo, Ivo... vi prego! Non lasciarlo nella "terra degli eroi"!
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Vorrei proporre delle sceneggiature ad alcune delle testate della Sergio Bonelli Editore; vorrei sapere a chi devo spedire il materiale in questione, al curatore della testata, allo sceneggiatore, o a qualche altro organo competente. Ad esempio, riguardo Magico Vento, chi vaglia questo genere di proposte? Ed in che tempi posso assicurarmi una qualsiasi risposta? Grazie per la vostra cortese attenzione.
Caro Marco,
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La XXVI edizione della Mostra internazionale dei Comics di Rapallo, costituirà quest'anno un appuntamento speciale per il mondo della narrativa disegnata: per una volta i riflettori saranno puntati non sui disegnatori, ma sulle storie, rendendo omaggio ad una categoria, quella degli sceneggiatori, a volte fin troppo nascosta. Dal 1° al 30 ottobre la mostra "Idee e creatività", allestita nel Castello sul mare, offrirà ospitalità alla produzione di quattro grandi sceneggiatori della scena italiana ed internazionale: Carlo Chendi, Giancarlo Berardi, Tiziano Sclavi e François Corteggiani. Il clou della manifestazione sarà Sabato 7 ottobre, con la presentazione della mostra (e del catalogo relativo, curato da Alberto Ghè) all'Auditorium delle Clarisse, e la successiva assegnazione dei premi U Giancu, presso l'omonimo "ristorante dei fumetti" a San Massimo.
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