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DOPOLAVORO
SETTEMBRE 2000

La posta di uBC/1
La posta di uBC/2
Parola d'autore


Dopolavoro
La posta di uBC/2  

Potete partecipare al dopolavoro sia utilizzando l'apposito form, sia scrivendo direttamente al sottoscritto, curatore della rubrica.
Anche per questo mese, buona lettura.

Da NN105 ad Agenzia Alfa 6


intervento di Luigi Faragalli

Ok, siamo al primo numero di Agenzia Alfa dopo la fine della saga ed il suo rinnovamento. Essendo questa la testata deputata a dare un quadro d'insieme sull'universo che circonda Nathan, sarebbe dovuta essere, a mio avviso, il palcoscenico ideale per mettere in opera la reale utilità dei cambiamenti introdotti. Vediamo di esprimere qualche valutazione.

In sé la saga non è stata malaccio, alcuni numeri sono fatti molto bene, bella azione, bei disegni, storie passabili. In molti hanno trovato geniale l'idea dei cloni, io l'ho trovata semplicemente 'importata' da Evangelion, ed anche importata male. Gli Eva sono una delle migliori invenzioni narrative mai apparse nel mondo degli anime e dei comics, tuttavia nascono e si muovono in un contesto incredibilmente più complesso e simbolico di quello creato per i cloni Bonelli. Il tentativo di dare una qualche originalità ad una idea presa altrove a mio parere è stato fallimentare, essendo stato l'utilizzo dell'idea in questione abbastanza scontato e banalotto. Fin dall'inizio della saga sapevo perfettamente quel che c'era nelle armature, e non credo di essere stato il solo. Il fatto che poi i cloni siano stati elementi 'a perdere' della saga, onestamente non mi è piaciuto affatto, meglio sarebbe stato conservarli ed inserirli a pieno titolo in un contesto futuro che poteva espandersi è diventare incredibilmente interessante, i problemi nella gestione di armature viventi, dotate di una anima propria e di una propria volontà, da parte dei piloti avrebbero fornito spunti a non finire. Questo sarebbe stato un partire da Evangelion ed andare oltre. Alla fine sembra che la saga sia servita alla Bonelli soltanto per rinfrescare la grafica dell'agenzia, senza cambiare in effetti nulla.

Dico questo perché leggendo le storie di Agenzia Alfa 6 salta subito all'occhio l'irrilevanza della saga ai fini del mondo nathanneveriano. Tutto quello che si può scrivere adesso, si poteva scrivere anche prima. Nel primo episodio facciamo la conoscenza della famiglia di Al. Tutto il mistero che aleggiava attorno ad essa si esaurisce in una moglia bianca, cosa che fra due secoli non penso dovrebbe generare alcuno scalpore. Nathan si stupisce, mah! La famiglia che doveva essere incredibilmente numerosa si rivela essere composta da una figlia che sembra coetanea della madre e due marmocchietti. Agli autori non è venuto in mente proprio niente? Il resto dell'avventura è il solito computer impazzito.

Sorvoliamo sulle avventure amorose di May, poco interessanti e scritte male, in cui il massimo del tradimento è non aver detto per un paio di giorni al ragazzo che probabilmente avrebbe dovuto cercarsi un altro lavoro. Veniamo a Nathan che, come quasi ogni volta che si ritrova nello spazio, finisce per ritrovarsi circondato da una serie di castronerie fisiche e narrative allucinanti. Agli autori di Nathan non bastava aver introdotto a suo tempo nella serie il ridicolo sosia di Harlock a sillabe invertite, hanno voluto fare di più e di peggio. Un capitano solitario, con un equipaggio di robot, divenuto immortale che passa il suo tempo a ricreare una nave pirata perché quella era la passione del suo amichetto defunto. Lo sceneggiatore aveva chiaramente mangiato pesante. Gran belle risate però quando si dice che il tizio cento anni prima aveva già inventato la gravità artificiale, cosa che, ricordiamolo, dopo quasi un secolo non si vedeva nemmeno sull'ammiraglia della flotta terrestre. Mi domando, è così difficile disegnare gente che fluttua? Sanno gli autori di Nathan che generare gravità artificiale, e non parlo di una accelerazione che sostituisca la gravità, come nelle strutture rotanti, ma di vera è propria gravità artificiale, implica 'generare' gravitoni, quindi 'simulare' massa, quindi 'piegare' a proprio piacimento lo spazio-tempo, quindi motori a curvatura e tutto il resto? il panorama tecnologico di Nathan si rivela ancora una volta disomogeneo, mal definito e sfilacciato. Stendiamo un velo pietoso poi su delle radiazioni che dovrebbero allungare la vita ed invece uccidono. Dico, nessuno aveva fatto dei test prima? Assurdo. E poi come si salva quel buffone? Le radiazioni fanno mutare le piante, che producono 'spore' (tutte felci e funghi?) che lo curano donandogli l'immortalità. Assurdo.

Sulle gemelle Ross poco da dire, trovo il tormentone del nome che tutti sbagliano, padre compreso, veramente insulso. Personaggi nati male, non c'è dubbio.

Concludendo, si poteva fare molto, e ridare slancio ad una serie che personalmente ho amato molto, si è fatto poco e male, non si è migliorata la preparazione tecnica e scientifica degli autori (indispensabile se si vuole scrivere buona fantascienza, lo ribadisco), non si vuole dare un quadro ben definito e organico al mondo di Nathan, non si sono introdotte tematiche nuove, non si sono aperti nuovi fronti narrativi. L'ambiguità della figura di Darver è poca cosa davvero.

Mi toccherà aspettare una nuova saga alfa fra dieci anni per sperare che qualcuno riporti sulla giusta via questo personaggio? Ogni autore dovrebbe rileggere cento volte il numero uno prima di mettersi a scrivere una riga di Nathan.

 

 




Da Agenzia Alfa 6 a NN110


intervento di Adriano Esposito

Salve! Vi risparmio i complimenti, che avevo gia' fatto il mese scorso, e passo subito al "sodo". Cio' che mi ha spinto a riscrivervi e' stato il numero 109 di Nathan Never: ottimo sotto tutti i punti di vista... io gli darei il 97%... spero di leggere piu' spesso in futuro storie cosi', che magari di fantascienza non hanno molto, ma sono assolutamente ben disegnate e ben congegnate.

Ma passiamo alle dolenti note: il nuovo Agenzia Alfa (il numero 6, se non sbaglio), secondo me non soddisfacente sotto molto aspetti. Soprattutto la storia sul vascello fantasma e' carente sotto tutti i punti di vista; se dovessi darne una valutazione sintetica la definirei "confusa". Insomma, appartiene a quella categoria di storie che non valeva la pena fossero pubblicate, almeno a mio parere. Un paio di note anche sulla storia "Juno20":

1) Complimenti alla moglie di Al! Per essere una che ha avuto 5 figli (mi pare, non ho l'albo sottomano) si e' mantenuta splendidamente! Miracoli della scienza futura? Sinceramente l'avevo immaginata diversamente, sono contento per Al, ma devo ancora una volta constatare l'impossibilita degli autori di rassegnarsi alla "banalita'" della nostra realta'.

2) Non mi pare una grande soluzione liberare il bambino mutante in una jungla dove tempo prima un gruppo di scimmie a sei zampe aveva ammazzato due ricercatori...

E ancora, a tutti coloro che hanno accusato la Bonelli di compiere una mera operazione commerciale davanti ai proclami di rivoluzione del mondo di Nathan Never si prostrino e invochino perdono per la mancanza di fede; anche se in ritardo rispetto a quanto annunciato (nel numero 110) la rivoluzione c'e' stata e come!: NATHAN NEVER SI E' TAGLIATO LE BASETTE !!

Wow!, ancora adesso se ci penso vengo colto da un senso di smarrimento, e' come se scoprissi che so, che un amico di vecchia data in realta' e' uno stupratore di vecchiette, un serial killer, un tifoso del Milan. Se avesse cambiato anche l'impermeabile non so se avrei avuto il coraggio di comprarlo ancora... Comunque per il resto il numero e' niente male, c'e' una buona dose di umorismo che non guasta, e per quanto riguarda i disegni ho visto molto di peggio - ma qui non posso esimermi dal farmi una domanda: perche' diavolo ci sono tanti dirigibili in questa storia? Io ho contato 22 apparizioni di suddetti velivoli, peraltro disegnati in modo osceno, decisamente troppi; se 3 dirigibili fanno tanto Blade Runner, 22 mi fanno pensare a Paperopoli.

Volevo girare questa domanda agli autori, ma, a parte il fatto che non mi andava di comprare il francobollo, non volevo sentire la solita replica ipocrita di Janine-Katia ("Caro Adriano, non e', come tu dici, una svista o un espediente per riempire i paesaggi; il fatto e' che al nostro disegnatore piacciono mooolto i dirigibili, e siccome noi siamo tanto buoni gli abbiamo permesso di metterne quanti voleva. Inoltre non e' vero che sono disegnati male, quei dirigibili sono proprio cosi' a causa dell'evoluzione tecnologica del mondo di Nathan, come avresti dovuto capire se come dici hai letto tutta la saga." - sigh).

A quanto pare inoltre i rapporti fra Sigmund e il resto del team sono tornati ottimi - peccato, una occasione per intessanti sviluppi e' andata perduta. Segnalo una citazione (l'unica che abbia mai trovato): a pag.56 sul visore del casco VR c'e' il marchio dell'estinta Commodore (lacrima nostalgica). Ho notato che nel numero mancano i "festeggiamenti" per il nono anno di NN. Una svista?

E' infine qualche anticipazione dalle mie fonti non ufficiali all'interno della Bonelli (ricatto personalmente la donna delle pulizie e il portiere dello stabile). Pare che il tanto temuto spin-off dello stormo Alfa si fara'. Le protagoniste gemelle Ross saranno impegnate in svariate missioni, ma come tutti gli eroi e eroine che si rispettino avranno un Nemico Mortale preferito, che nel caso specifico (ecco la grande pensata dei Tre Sardi) saranno ancora tre gemelli. C'e' tuttavia ancora indecisione sui nomi: Medda propone Levaty, Scansaty e Spostaty, Serra preferibbe Troy, Putty e Zokky, mentre Vigna opterebbe per Lobotomy, Insanity e Morboty... ma pare che Bonelli insista per chiamarle Medda, Serra e Vigna... :-)

 

 




Alla fine ne restera' soltanto uno?


intervento di Carlo Rossi

Cari amici di UBC,
ho appena riletto il numero quattro di Dampyr, "Notturno in Rosso": e' forse ancora presto per formulare dei giudizi definitivi su una serie ancora in fasce, pero' la lettura dei primi quattro numeri di Dampyr offre la possibilita' di discutere sulla presunta novita' del personaggio e della testata stessa.

Voglio dire, Dampyr e' stato presentato come una testata innovativa nell'ambito dei fumetti Bonelli. A quattro numeri di distanza dalla partenza devo dire che non ho ancora trovato nulla di eclatante. Mi spiego: a me Dampyr piace, ed una certa novita' e' il fatto che almeno all'inizio della serie il protagonista ci viene presentato come una parodia di Dylan Dog: Harlan e' un cialtrone, che campa sfruttando la dabbenaggine altrui. E' pur vero che Dylan Dog opera in Inghilterra (che vediamo come "civilizzata", lontana dalle paure e superstizioni tipiche dei Balcani), pero' si puo' ammettere che Harlan sa di essere un cialtrone (lo ammette lui stesso davanti a Kurjak), mentre Dylan Dog piu' che spesso si beve senza pensarci sopra le scempiaggini raccontategli da qualche cliente graziosa. E questo blanda polemica di Boselli mi piace: Dylan Dog si prende troppo sul serio, ma all'atto non e' meno cialtrone di Harlan.

E che dire dei comprimari? Sono entrambe figure interessanti. Pero' il prototipo di Tesla rimane la prima Legs (non quella di adesso, la tipa tosta dei primi numeri di Nathan Never). Per Kurjak si possono spendere due parole di piu': un mercenario che combatte una guerra infame, ma che trova il coraggio di abbandonare tutto questo per combattere a fianco di Harlan. Beh, anche Branko di Nathan Never ha fatto lo stesso iter, combattendo a fianco dei mutati piu' fanatici, per poi rendersi conto che non era la guerra giusta (nel suo caso, piu' che la guerra, erano i metodi che lui ha pian piano aborrito). Insomma, i comprimari sono si' interessanti, ma non offrono nulla che non sia stato gia' visto.

Si potrebbe dire che i protagonisti non si fanno problemi ad uccidere a sangue freddo i nemici. Ma, anche qui, Manfredi e' arrivato prima: Ned che spara nella schiena allo sceriffo Coleman nell'ormai mitico "La mano sinistra del diavolo", e' stato il primo ad inaugurare questa tradizione (la cornice di Magico Vento era anche migliore). Ed infine, il punto piu' dolente: ma Harlan e' un immortale come in Highlander? Insomma, sono d'accordo che e' giusto a volte ispirarsi a qualche film, o libro. Pero' Harlan che deve bere il sangue dei nemici per aquisire potere e conoscenza mi sembra francamente troppo. "Highlander" non e' un brutto film, pero' la forzatura e' troppo ovvia. Forse e' solo una mia idea, ma la cosa mi ha lasciato assai perplesso.

Con questo, concludo dicendo che Dampyr mi piace abbastanza, ma trovo che certi toni entusiastici con cui fu salutato alla nascita mi paiono eccessivi.

Grazie per l'eventuale attenzione e saluti a tutti: continuate così!

 

 




Recensore unico?


intervento di Roberto Altariva

Devo dire che le vostre recensioni al Maxi Dylan Dog di quest'anno mi hanno leggermente irritato. Ho trovato il giudizio di Vincenzo Oliva sulla storia "Vite Rubate" di Accatino (41%) decisamente ingeneroso, nonostante condivida molte delle critiche che Oliva fa alla sceneggiatura. Ma, in ogni caso, non è questo il problema, perché è ovvio che ognuno ha diritto ad esprimere i propri giudizi. Il fatto è che la lettura delle tre recensioni alle storie rende chiaro che, a giudizio unanime, la terza storia dell'albo è la migliore, infatti Oliva dice: "Esordio interessante quello di Fabrizio Accatino, autore dei testi della terza - e sicuramente migliore - storia del maxi Dylan Dog di quest'anno", De Sandre nella recensione alla seconda storia ci comunica che "Cavie umane è un'avventura che assomiglia a un esperimento, se il lettore dylandoghiano resiste anche a questa siamo a cavallo, si staranno dicendo in redazione. Poco soprannaturale, poca detection, poco Groucho, niente sesso. Nonostante questo siamo sopravvissuti, anzi ci siamo caricati a molla per gustarci a pieno la terza storia di questo Maxi.", ma il lettore superficiale che guardi solo le nude cifre che riportate vedrà i seguenti giudizi (1° storia, 56% - 2° storia, 36% - 3° storia, 41%), e se non ha letto il suddetto albo si convincerà che la storia migliore dell'albo è la prima, cioè si formerà un'idea diametralmente opposta a quanto dichiarato nelle recensioni. Mi pare quindi che vi sia una mancanza di coerenza notevole, dovuta al fatto che le tre recensioni alle storie sono state realizzate da persone diverse. Credo che se la storia di Accatino fosse stata recensita da Zucchi (l'autore della recensione della prima storia) avrebbe ricevuto un voto almeno vicino al 60%.

Secondo me dovrebbe essere assegnato un solo recensore per ogni personaggio, cioè tutte le storie di Dylan dovrebbero essere recensite dalla stessa persona, indipendentemente dalla serie in cui sono apparse, tutte quelle di Nathan Never da un'altra persona, e così via. Se questo non fosse possibile ritengo che sarebbe giusto quanto meno che ogni albo venga assegnato ad un unico recensore, anche se contiene più storie.


risponde Vincenzo Oliva

Caro Roberto,
anticipo una considerazione generale sulla quale tornero' in seguito: una recensione e' un'opinione. Il recensore - nel caso specifico, io - tenta (e non immagini con quanta difficolta' e scrupoli!) di formulare un giudizio il piu' possibile basato su dati riscontrabili. Ma appunto: basato. Perche' a partire da quella base, il giudizio viene poi filtrato attraverso l'esperienza personale del recensore, che' ovviamente diversa dalla tua.

La frase incriminata è una mia frase - scritta en passant, tra l'altro - in una mia recensione. Come tutto quello che e' contenuto in quella recensione (e nelle altre mie), e' una mia opinione. Non di Emanuele De Sandre o Marco Zucchi (che hanno recensito le altre due storie del maxi). Men che meno di uBC. Sulle recensioni che trovi sul sito di uBC c'e' scritto: "recensione di Pinco Pallino", non "recensione di uBC". Siamo noi singoli a farle, non uBC. Io ti ringrazio del valore altissimo che involontariamente attribuisci a un mio giudizio, ma non e' proprio cosi' :-)

Il lettore non sara' - mi auguro - cosi' superficiale da non accorgersi che le tre recensioni hanno tre autori diversi che esprimono tre opinioni diverse.

La tua idea del recensore unico per ogni personaggio, permettimi di dirlo, mi intristisce. Ho come l'incubo di recensioni su recensioni scritte con lo stesso stile, rilevando gli stessi pregi e difetti ogni volta, esaltando o criticando gli stessi autori e disegnatori ogni volta. Per ogni personaggio la critica sarebbe sempre uguale, monocorde. E invece una critica che - per quanto fatta da non professionisti - voglia essere professionale e utile, deve cercare di offrire il ventaglio piu' ampio possibile di punti di vista diversi su una serie a fumetti. Quante piu' saranno le angolazioni esplorate, tanto piu' riuscita sara' complessivamente l'analisi critica. Cosi' ho sempre inteso il mio lavoro (per quanto non retribuito) per uBC. La critica deve fornire al lettore una guida il piu' multiforme e stimolante possibile!

Torno al primo argomento trattato perche' mi sembra di capire che il tuo guardare a quella mia frase come a un "giudizio unanime" nasca dalla tua idea di avere un recensore per ogni personaggio. Ovvero mi sembra di capire che tu vorresti (o preferiresti) una critica "ufficiale" (se cosi' non fosse, vorrai chiarirmi meglio il tuo pensiero).

La cosa mi lascia non solo perplesso, ma in un certo senso mi spaventa anche. :-)

E' vero, qui parliamo di fumetti piacevoli da leggere, ma il concetto di una "critica ufficiale", che quindi formuli giudizi validi in assoluto e' sinceramente inquietante, ed evoca lo spettro dell'uniformita' di pensiero. Sono sicuro che non e' certo questo il senso delle tue parole, tuttavia esse possono portare a pensare esattamente cio'.

No, credimi, una recensione, ovvero un'opinione espressa su basi il piu' possibile verificabili ma cmq filtrata dalle esperienze di vita e dai gusti del critico (professionista o meno che sia), deve servire a riflettere, deve servire come base di discussione, deve servire per approfondire/rivedere/confermare la propria opinione; ma non per cercare di fissare un canone.

 

 


 
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