dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Il Dylan di Neanderthal

Dylan Dog n.161 “Il sorriso dell'oscura signora”

pubblicato
09.03.2000
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Testi

La questione è ormai datata e se ne è già dibattuto ampiamente: lo Sclavi sceneggiatore di oggi è innegabilmente un'altra persona rispetto a quella che nel 1986 ha iniziato a psicanalizzarsi pubblicamente sulle pagine di Dylan Dog. La crescita umana e professionale dell'uomo Sclavi è andata di pari passo con la crescita ed il successo del totem Dylan, senza soluzione di continuità. Poi, un bel giorno, improvvisamente, la seduta si interrompe, Dylan finisce il Galeone e si torna tutti a casa, l'adolescente Sclavi è diventato finalmente grande.

Dopo lo scossone del n.100, niente è stato più come prima, nè il personaggio, nè, soprattutto, l'autore. Sclavi ha scacciato le sue inquietudini, le ha razionalizzate e ora punta dritto a temi più concreti, socialmente impegnati, fin troppo impegnati. Ma è possibile che un cambiamento così radicale, possa essere avvenuto senza un preavviso, senza che nessun segno potesse restituirci il sentore del mutamento?

Bè quel segno io credo oggi di averlo trovato. Concedetemi l'ardita metafora: se l'evoluzione di uno scrittore dall'indubbio talento e dalla complessa personalità come Tiziano Sclavi potesse essere assimilata a quella dell'intera specie umana, in questo momento io potrei sentirmi proprio come Johann Carl Fuhlrott, lo scopritore dello scheletro dell'uomo di Neanderthal, il primo fossile umano che sia stato riconosciuto differente dall'uomo attuale.

Ebbene, si, sono proprio convinto che questo "Sorriso dell'oscura signora", che sembra quasi riemergere oggi dalle pieghe del tempo, possa essere considerato come l'anello di congiunzione fra la vecchia e la nuova poetica sclaviana, il trait d'union fra due differenti visioni della vita (o, a scelta, della morte :-)), il tassello mancante nell'evoluzione di un personaggio culto per una intera generazione.

Nell'episodio convivono sia gli elementi tipici della "weltanschauung" sclaviana degli esordi (il pessimismo esistenziale dei suoi personaggi, la maschera pirandelliana che ne nasconda una natura spesso mostruosa e lo sdoppiamento di personalità che ne consegue) sia le "stranezze" dello Sclavi attuale, i suoi giochi di parole, le sue geniali invenzioni linguistiche e le spiazzanti sorprese narrative.

Disegni

E si respira aria di ritorno alle origini anche nei disegni di Nicola Mari che, liberato dalle trame in stile "action movie" di Ruju, ha finalmente la possibilità di utilizzare il suo raffinato bianco e nero per colorare questa storia con i toni del grottesco e dell'inquietudine.

L'ambiguità con la quale viene ritratta graficamente la vita (a partire dal modello della morte bergmaniana) è senza precedenti: il personaggio si rivela pian piano, passando da misteriosa presenza muta a regista della sadica burla, ma il malcelato gigno che segna il suo viso potrebbe anche essere scambiato per una smorfia di dolore.

Globale

Per l'occasione Stano recupera le sue dirette ascendenze con Egon Schiele, regalandoci una copertina di notevole impatto e che ben si adatta ai toni dell'albo: fascino e repulsione, Eros e Thanatos che si intrecciano in un abbraccio bizzarro e angosciante allo stesso tempo.

FG
Fabrizio Galleranitutti i suoi articoli