dall’archivio di uBC · 1996–2016Dopolavoro

Perchè facciamo quel che facciamo?

di
svista
pubblicato
29.11.1999
lettura
10 minuti
Copia anastatica dell’originale

Un mio amico medico mi ha detto che la vera differenza tra un dottore neolaureato e un dottore con qualche anno di esperienza e' lo sguardo smarrito... tipico del secondo.

Nel senso che, se il neolaureato si vede gia' "arrivato", il medico si vede gia' finito. Prescrive una cura e poi si chiede se quello che ha fatto non stronchera' in un colpo solo la vita del paziente e la propria carriera.

Il neolaureato sa di sapere.

Il medico ha l'esperienza di chi sa di non sapere.

In termini meno drammatici, ho detto al mio amico, e' lo stesso nel nostro lavoro.

Lo sceneggiatore che pubblica la sua prima storia da professionista viene colpito dalla stessa sindrome del medico neolaureato. Prende l'albo che ha scritto, e pensa: "Ho il mondo in mano. C'e' il mio nome sopra. Ho Creato. Sono Dio. In ginocchio, miseri mortali. E, barista, un altro giro. Stasera pago io".

L'albo viene immediatamente regalato ad amici e parenti, che poi diranno: "Ah, quindi l'hai scritto tu... che bravo... hai messo le paroline negli spazi bianchi, vero?"

Una conferma della celebrita' raggiunta arriva al momento di depositare un assegno in banca. Il cassiere rigira l'assegno tra le mani, sembra riconoscere il nome.

"Scusi, sa, ma io la conosco... lei e' uno dei disegnatori di Dylan Dog?"

"Beh... non proprio... io non disegno, scrivo. Faccio una cosa che si chiama..."

"Non me lo dica, ho capito... lei e' quello che fa Brendon Mystére..."

Ma fa niente. E' bello essere una celebrita'. Pensi ai Beatles, mentre una ragazzina si sporge dal finestrino della sua Panda e ti urla dietro. Ti occorre qualche secondo per capire che le hai rigato la fiancata uscendo dal parcheggio.

Alla prima intervista per una fanzine, mi raccomando, datti un tono. Sollecita democraticamente il fanzinaro a darti del tu, ma senza concedergli troppa confidenza. Niente pacche sulle spalle, insomma. Usa un tono di voce basso quando parli, ma quando passa una bella ragazza con un albo di Dylan Dog sottobraccio, enfatizza strategicamente alcune parole: "Ne parlavo proprio l'altra sera, a cena a casa di Tiziano insieme ad Alfredo Castelli..." (e se la ragazza indossa una T-shirt di Che Guevara, azzarda: "e proprio in quel momento ha telefonato Fausto.")

E poi hai l'occasione di farti perdonare dalla ragazza della Panda invitandola in un localino "in". Ora che sei un Autore puoi permetterti di offrirle il cocktail di gamberetti, oltre che di ripagarle la fiancata della macchina.

Passano i giorni. Ti concedi qualche rilettura del tuo capolavoro. Ah, come scorrono bene i dialoghi. E i personaggi sono tutti ben caratterizzati. Il finale, poi, e' spettacolare, si', ma ha quella giusta nota di amarezza, per non fare il solito finale consolatorio. Il disegnatore, poi, ha seguito alla lettera tutte le mie indicazioni. Ho fatto bene a fargli descrizioni di quindici righe. Sono Dio. Inginocchiatevi, miseri mortali.

Ecco, questo stato di piacevole euforia non artificialmente indotta dura il tempo necessario a produrre altre tre o quattro sceneggiature. Alla quinta sceneggiatura il neo Autore rilegge la prima che ha scritto. E le ginocchia cedono.

Fatalmente, il plot rivela una falla piu' grande di quella aperta dall'iceberg sul Titanic. I dialoghi non "scorrono" piu'. Suonano goffi, forzati. Per magia, tutti i refusi balzano all'occhio contemporaneamente. E uno cambia addirittura il senso della frase che rivelava il "messaggio" della storia. La battuta di pag.15 non fa ridere, e per giunta, facendo zapping, la senti pronunciare da Christian De Sica in un film di Vanzina. Il finale... mio Dio, com'e' affrettato. Due pagine e bum, il cattivo muore. Perche', perche' mi sono allungato tanto nel prologo?

L'incontro casuale con un vecchio amico da' la mazzata finale:

AMICO: "Ho letto solo ieri la tua prima storia... complimenti!"

AUTORE (nervoso): "Ma che fai, sfotti? Guarda che non e' giornata..."

AMICO: "Ma cosa dici? Dicevo sul serio, la storia mi e' piaciuta..."

AUTORE (sbotta): "Fa schifo!"

AMICO (offeso): "E va bene... se lo dici tu che l'hai scritta, hai ragione, fa schifo. Anzi, sai che ti dico? Ma va' a cagare, va'!"

(si allontana indispettito).

Dopo questo, e' difficile ricominciare a scrivere. Scarti qualunque idea, perche' tanto "e' tutto gia' visto" o "diranno che ho copiato". Oppure "Sarebbe bello, ma ci vorrebbero trecento pagine." O meglio: "Se avessi un disegnatore bravo per questa storia... ma non ce l'ho." Roso dal dubbio, finisci per scrivere a due giorni dalla scadenza, usando -per fare piu' in fretta- abbreviazioni incomprensibili che il disegnatore non capira' mai. "In CM vediamo A e B ripresi in FI che vanno a SX mentre C e' in PPP di 5."

Nel giro di un anno l'orgoglioso creativo che eri si e' trasformato in una pappetta gelatinosa. A questo punto guardi con orrore il collega "anziano" (ha solo qualche anno piu' di te) autoflagellarsi nelle interviste con le immancabili parole: "Oh, io non sono che un umile artigiano al servizio di questo medium meraviglioso..."

L'alibi e' a prova di bomba. I lettori sono soddisfatti. Amico, se tu avessi ambizioni artistiche ti diremmo che e' una schifezza, ma che diavolo, sei solo un umile artigiano, sei simpatico e ci fai ridere, quindi ti lasceremo in pace. Non rubiamo le caramelle ai bambini. Noi ci battiamo contro gli uomini.

I cavalieri neri della Critica spronano i cavalli e si allontanano al galoppo, e il povero sceneggiatore peone tira un sospiro di sollievo, tornando alla sua macina. Alcuni, invece, non saranno mai toccati dai Cavalieri Neri della Critica, perche' sono al sicuro dentro il bunker del cinismo. Le porte sono sprangate, e nessun gas tossico emanante dalle Recensioni puo' filtrare. "Non e' che un lavoro. Lo faccio per i soldi. Non rileggo neanche gli albi che scrivo." "Ma certo che sono cazzate. Sono solo fumetti. Se volete dell'arte, leggete i libri. Se cercate dei messaggi, aprite la vostra e-mail e buona fortuna."

E tu allora cosa fai? Nella trincea che ti sei scavato a meta' strada tra Artigiano Farm e Cinismo Shelter, una mano misteriosa ha issato un cartello: NOBODY KNOWS ANYTHING. E' un motto che tutti conoscono a Hollywood (un posto dove metti un piede a terra e calpesti i resti senza nome di qualche sceneggiatore). "Nessuno conosce niente" significa che, qualunque cosa tu scriva/componga/canti/diriga, nessuno sara' mai in grado di predirne il risultato.

Per il fumetto e' la stessa cosa.

Fai il tuo lavoro e ci metti tutta l'energia, tutta la buona volonta', tutto l'impegno, persino la passione. Scrivi e dopo riscrivi ancora, perche' la prima stesura era si' buona, ma si poteva migliorare. Riscrivi i dialoghi per adattarli meglio ai disegni, dove e' indispensabile indichi i cambiamenti da apportare ai disegni, suggerisci un'inversione di vignette, sposti una sequenza intera.

E dopo...

dopo, la storia e' brutta. Te lo dice la tua fidanzata, te lo dice il redattore che l'ha controllata, te lo dice il tuo piu' caro amico, te lo dice il fanzinaro che la recensisce, te lo dice il lettore che scrive alla casa editrice per protestare.

Non e' possibile. Eppure ci avevi messo tutta l'energia, la buona volonta', etc... E a questo punto, mentre una musica ossessionante parte in sottofondo, una spirale ti avvolge, e comincia il processo con cui la larva che sei dara' vita a una meravigliosa farfalla. Forse.

FASE 1: incredulita'. Non puo' essere, non e' possibile che questa storia sia brutta, ci sara' qualcuno a cui e' piaciuta... e c'e', infatti. Un lettore ti scrive per farti i complimenti, e dopo ti dice che e' un fan dei Vanzina, che gli piace Eros Ramazzotti, che guarda tutti i film di Chuck Norris. Non e' il genere di compagnia che vorresti avere a cena. E nemmeno per fagocitare un tramezzino al bar. Quindi questa e' la conferma che la storia e' brutta.

FASE 2: individuazione delle responsabilita'. La colpa e' del disegnatore, che non ha rispettato le mie indicazioni. E poi avevo l'influenza quando ho scritto il finale, stavo poco bene, avevo trentasette virgola due di febbre. E' stato quel periodo tremendo che stavano restaurando la facciata del palazzo, rumore di martelli e scalpelli tutto il giorno, non riuscivo a concentrarmi. E dormivo male, anche. E mi era pure venuto uno sfogo sulla faccia. E in ogni caso in redazione non mi hanno detto niente, anzi, Antonio mi ha anche fatto i complimenti, maledetto bastardo, mentiva sapendo di mentire.

FASE 3: ammissione di responsabilita'. E' colpa mia, perche' la storia l'ho scritta io. Non c'e' altro da fare, se non un...

FASE 4: ...esame di coscienza. Ora rileggo la storia. Cerchero' di leggerla criticamente, tenendo conto di ogni osservazione, per capire dove ho sbagliato. Ecco, l'ho riletta. E continuo a pensarla esattamente come prima: a me piace. E' proprio buona!!!!

FASE 5: Ritorno sui propri passi, ritrovamento dell'orgoglio smarrito, riaffermazione della propria identita': ho ragione io, e al diavolo tutti, la storia era proprio buona. Ascesa dell'ego...

FASE 6: ... e caduta negli abissi del cinismo. Ah, e' cosi'? E allora andate all'inferno, non capite la mia arte, non gettero' piu' perle ai porci, la prossima volta scrivero' la prima cosa che mi passa per la testa, "buona la prima", amen e cosi' sia, purche' mi paghino.

FASE 7: Realizzazione della storia successiva in tutta fretta, dieci tavole al giorno, nessuna interruzione per documentarsi, e solo quel minimo di revisione indispensabile a evitare refusi e contraddizioni nel plot. Segue consegna e responso tiepido della redazione, responso peraltro accolto con una scrollata di spalle e uno sprezzante "tse'" sulle labbra. Prendete la sceneggiatura, e se non volete pubblicarla sapete dove ficcarvela. E questa e' la ricevuta, ora cacciate l'assegno.

FASE 8: uscita dell'albo in edicola e reazione entusiasta del pubblico, lettere e fax di complimenti, una stretta di mano da quel tuo collega che ti reputava un miserabile scribacchino fino al giorno prima, il tuo vecchio professore di liceo si fa vivo per dirti che ha letto l'albo e gli ha piaciuto, le fanzines ti danno quattro pallini, la bionda del pub dietro l'angolo ti allunga una birra gratis e il suo numero di telefono (*).

FASE 9: stupore assoluto e ricerca delle cause di tutto cio' (e ricerca del numero di telefono della bionda, che non ricordi piu' dove hai messo). Come puo' una storia scritta in questo modo, alla "come viene viene", essere bellissima? Atroce dubbio: non sara' che ho scritto "di getto" perche' ero, come si dice banalmente, "ispirato"? Non sara' che ho evitato di riscrivere perche' sotto sotto sapevo che andava bene, sapevo quello che stavo facendo, e non perche' avevo fretta di essere pagato? Ma se sapevo tutto questo, come facevo a non sapere quale sarebbe stato il risultato?

FASE 10: contemplazione delle stelle in una notte serena e accettazione del destino. Accettazione del fatto che sai di non sapere. Che fai quello che fai perche' ti piace farlo, perche' ami farlo, e NOBODY KNOWS ANYTHING, tu non sai come sara' accolto quello che fai, non sai se e quanto sara' buono, ma lo fai comunque, e anche se cerchi di ingannare te stesso lo fai al meglio delle tue possibilita', lo fai perche' c'e' una vaga possibilita' che tu scelga il segnale giusto, la frequenza che ti mettera' in comunicazione con altre persone, che avvicinera' tra di loro stelle sospese nello spazio a milioni di anni luce di distanza, che ti rendera' parte, povera piccola larva, di una magia piu' grande di te.

L'epilogo il giorno dopo, in un'ora qualsiasi, col rumore del traffico dalla strada e di un aspirapolvere dall'appartamento di sopra. In primo piano, dita che si muovono sulla tastiera del computer e con un leggero movimento di macchina carrelliamo sul monitor e zoomiamo sulle parole: TAVOLA 1.

Stacchiamo sul volto dello sceneggiatore, con gli occhi persi in un qualche punto dell'universo e lo sguardo smarrito, come se fosse un chirurgo che esercita da qualche anno e prega un dio sconosciuto che le sue mani -stacchiamo di nuovo sulle dita che battono i tasti- sappiano che cosa fare. Dissolvenza in nero, scorrono i titoli di coda.

NOTA: (*) In questo articolo sono inseriti per motivi spettacolari alcuni particolari di pura fantasia. Quelli di fantasia ancora piu' pura sono contrassegnati con un asterisco.

s
svista