dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Morte a domicilio

Dylan Dog n.152

pubblicato
31.05.1999
lettura
3 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto3/7
Sceneggiatura5/7
Disegni6/7
globale63%
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Testi

Chi dice che le storie di Dylan Dog, da qualche anno a questa parte, non sono più quelle di una volta? Tutti i vecchi lettori, più o meno, me compreso :-). Giusto un mese fa, (contro)recensendo il n.22 di Magico Vento, avevo sostenuto che la testata dedicata all'indagatore dell'incubo si era sostanzialmente incancrenita su degli stereotipi dai quali né lo stesso Sclavi né gli altri sceneggiatori della serie sembravano saper cavare qualcosa di buono.

Ecco, invece, manco a dirlo, la pronta smentita. In questo albo, infatti, Pasquale Ruju dimostra come sia possibile offrirci un Dylan gradevole pur riprendendo, per l'appunto, tutti gli stereotipi più triti e ritriti della serie (lo splatter -con annesse asce e accette-, una tipa sciroccata a far da ganza di turno, Dylan che si mette a guardare dei vecchi film dell'orrore...) e pur propinandoci, come se non bastasse, un'idea di base tutt'altro che originale e una trama che diventa sempre più prevedibile quanto più ci si avvicina al finale.

C'è una scorrevolezza, nella sceneggiatura, una leggerezza che, a mio giudizio, rende "Morte a domicilio" un albo di piacevole lettura, soprattutto se paragonato alle scempiaggini (esempio: DD 149, vedi recensione) o mediocrità (esempio: DD 147, vedi recensione) o pretenziosità (esempio: DD 151, vedi controrecensione) presentateci negli ultimissimi mesi. Ruju ha il merito di far pronunciare a Groucho delle battute che riescono ancora a divertire (cfr. tutte quelle che Groucho dice a pag.14), di inventare gag spassose, pur nella loro semplicità (cfr. il lupo mannaro "aspirapolverato", sempre a pag.14, o il Groucho imbavagliato delle pag.92-93 che viene fatto esprimere con dei "mmm" e dei "mmmgh" tradotti in frasi compiute nelle didascalie); il dialogo fra i fantasmi a pag.26, così come quelli fra Dylan e Geraldine (la tipa sciroccata) sono "brillanti"; molti personaggi, anche alcuni di quelli minori sono ben caratterizzati (come la cliente delle pag.49-50, ovvero quella che, pur avendo bisogno di un aspirapolvere non lo compra solo perché l'oroscopo le ha consigliato di non fare acquisti...).

Anche dal punto di vista del soggetto, inoltre, Ruju riesce, almeno inizialmente, a creare qualcosa di non banale. L'incipit in Madagascar, la presentazione iniziale della vita di Timothy e il farci vedere Dylan alle prese con tutt'altra indagine rendono almeno il primo terzo dell'albo tutt'altro che scontato.

Particolare nota di demerito, invece, per l'epilogo, nel quale Ruju si rifà ancora una volta (cfr. di nuovo, la recensione a "Polvere di stelle", DD 147) al peggior Chiaverotti: l'aspirapolvere, andato in pezzi dopo essere stato colpito da un colpo di pistola, si ricompone per incanto; e il Pey redivivo spinge un frustrato catalogatore di reperti di Scotland Yard a far fuori il proprio tirannico superiore.

Disegni

A risollevare un soggetto poco originale e poco accattivante contribuiscono, oltre alla sceneggiatura, anche i disegni di Casertano, a suo agio nella rappresentazione sia delle scene più "splatterose" che di quelle ironiche e umoristiche.

Globale

Un albo semplice, senza eccessive pretese, ma che lascia un poco riassaporare la freschezza di certi vecchi Dylan, dimostrando fra l'altro come non sempre il manierismo debba necessariamente portare a degli albi illeggibili.

Questo numero, inoltre, rappresenta anche una piccola "resurrezione" di Ruju, il quale aveva recentemente scritto dei Dylan e un Nathan Never ("La dama di ghiaccio" NN 94) decisamente pessimi.

Ps: devo a Emanuele De Sandre, frequentatore della mailing list bonelliana , l'espressione "aspirapolverato" :-).

FM
Francesco Manettitutti i suoi articoli