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Soggetto · 1/7 — Bepi Vigna
Scusatemi l'introduzione all'albo scherzosa, ma serve a spezzare un po' l'atmosfera "cupa" di quanto andate a leggere. Dopo la non lusinghiera recensione del numero scorso mi ero riproposto di essere benevolo con questo numero: È stato veramente impossibile! Anche tutti i commenti che ho sentito in giro (in rete e fuori) sono -mai accaduto prima- unanimi: questa storia ’ brutta!
Non c'e' gran ché nel soggetto, a parte un "cow-boy" alcolizzato, "la madre di tutti i virus" e qualche viaggetto nel cyberspazio. Nelle scene cibernetiche Vigna fa uso di tutto il repertorio del genere: "questi effetti cromatici sono tipici delle fibre ottiche fabbricate a Taiwan", "hanno inserito nel programma delle maledette equazioni mimetizzanti", "È l'effetto del nuovo tipo di collegamento.. non ci sei abituato", "È una nostra proiezione mentale o un'anomalia ottica".
Questo tipo di frasi hanno un difetto di fondo, comune a tutti i racconti del genere e non solo a questa storia: mi sembra che manchino di consistenza, dietro non c'e' mai un disegno chiaro su come funziona il sistema. Il cyberspazio “ affrontato come una specie di "dimensione parallela" in cui non ci sono regole, e quindi tutto il fraseggio dei viaggiatori non ha un significato (se non realistico, almeno verosimile). Si tratta solo di frasi messe l” per "fare atmosfera" (come il brandy etichetta nera ;-). Nei libri dove tutto è descritto con le parole “ pi” facile per lo scrittore far "entrare" il lettore nel cyberspazio guidando le sue sensazioni. Ma non ho ancora trovato una intepretazione evocativa del cyberspazio nei fumetti o al cinema.
Inoltre sarebbe ora di chiarire come si accede al cyberspazio nel mondo di Nathan. Abbiamo visto utilizzare i più disparati macchinari: le vasche da bagno con coperchio di Sigmund, i caschi ovoidali, gli aggeggi rotanti alla "tagliaerbe", i deck con spinotti "da capoccia", immersioni in apnea in piscina, ecc. Mai una volta però ci “ stato spiegato quali differenze questo comporta, se non una maggiore libert” grafica per i disegnatori.
Sceneggiatura · 2/7 — Bepi Vigna
Su un soggetto con un peso adatto ad un albetto, la sceneggiatura offre un intreccio debole e pieno di personaggi stereotipati. Anche i dialoghi riprendono solo le banalità tipiche del genere (vedi sopra).
"Qualche" punto da criticare (solo qualcuno altrimenti devo zippare la recensione):
Pag.5: "questi effetti cromatici sono tipici delle fibre ottiche fabbricate a Taiwan". Se c'e' qualcuno che sa cosa sono le fibre ottiche saprà che queste sono un mezzo di trasporto di informazioni e quindi non si vede come possano dare effetti cromatici sui dati..
Pag.18: ennesimo hacker che rimane bruciato a causa di "energia" proveniente dalla rete. Che la mente di un hacker possa essere distrutta o rapita mi può anche andare bene, ma che gli hacker brucino no! possibile che non si possa mettere un limitatore? o si tratta di "energia mistica"?
Pag.20: i virus provengono da una antica rete militare, praticamente dei giorni nostri. Nathan dice: "sono estremamente sofisticati, le nostre attuali protezioni non possono fare nulla". Deve essere fallita la McAfee. C'e' forse stata una involuzione dei programmi antivirus? Come mai un programma primitivo mette in crisi il mago Sigmund? Ricordiamo che di solito Sigmund è capace, ad esempio, di recuperare dati cancellati imponendo le mani (ovvero senza usare Undelete.. ;-) oppure montare in 5 minuti al BVRM (il Mystère Robotico) il braccio bionico di Orloff (costruito nel nostro secolo!).
Pag.23: Sbagliato dal punto di vista narrativo il briefing dei militari. Tutti si dicono cose che gli altri sanno già, ovvero lo dicono perché bisogna farlo sapere ai lettori (e ciò non è mai bello..).
A pag.32 compare il robot Willok, e il militare gli dice: "Willok, voi siete stato impiegato...". Credo che ad un robot avrebbe dovuto dare del tu. Comunque subito dopo il robot risponde alle domande dicendo: "come certamente saprete c'erano alcuni aspetti di quelle missioni che potevano risultare imbarazzanti per lo stato maggiore". E' ridicolo che anche il robot sia a conoscenza del fatto che la questione era imbarazzante: praticamente lo sanno "cani e porci" ma nessuno ha fatto un inchiesta. Comunque un bel modo di cancellare le tracce: il robot non ha più le informazioni ma si ricorda che erano imbarazzanti...
A pag.35 Sigmund recupera per l'ennesima volta dati cancellati: o quelli dell'esercito sono stupidi o questa faccenda dei "recuperi impossibili" incomincia a puzzare...
A pag.48 Sigmund dice: "l'unico modo è contrastarli con un'arma che non si basi sulla logica matematica.. ma sull'istinto". C'e' qualcuno che sa cos'’ un virus? Comunque anche Vigna sembra sposare le tesi serriane sulla tecnologia "cattiva" (virus che si riproducono) e sull'uomo che li può battere "con l'istinto". Secondo me siamo oltre la fantainformatica.
Piuttosto che un "programma madre" generatore di tutti i virus, penso sarebbe stato più plausibile pensare ad un meccanismo di evoluzione-mutazione simile a quello dei virus biologici. Voi mi direte: ma poi chi uccidevano Nathan e Case? Si possono trovare altre strade (ad esempio una parte di codice comune a tutti i virus).
Finale: come mai Nathan va nel cyberspazio? non è certo un esperto come Case. E infatti si mette nei guai e fornisce l'occasione di catarsi al povero Case. Comunque nel finale non sono nemmeno riuscito a capire che cosa è successo di preciso (!).
Di tutto l'albo, l'unica cosa che salverei è l'azzeccata scena onirica finale. Ricordiamo inoltre la citazione per "Neuromante" di Gibson nel nome di Case e un'altra per lo scrittore James Ballard nel nome del colonnello Ballard.
L'impaginazione delle tavole “ quanto di pi” "sperimentale" si sia visto sulle pagine di Nathan: cambiare però non vuol dire automaticamente far meglio.
La gran parte delle tavole “ impostata su "sei vignette allungate" che non mi sembrano affatto favorire la rappresentazione grafica. Le scene cyberspaziali hanno invece una impaginazione libera, giusta scelta per delle scene fortemente dinamiche: purtroppo per”, colpevoli anche i poco chiari disegni di Catacchio, anche queste scene non risultano gradevoli, e si risolvono in una serie di battaglie a colpi di raggi laser. Devo dire che mi è venuta voglia di saltarle.
1/7
Onofrio Catacchio
Alla sua prima prova completa e sulla serie regolare, Catacchio purtroppo non dà una buona prova. Per colpa anche della persistente impaginazione "a sei vignette allungate" lo sfondo è quasi sempre nero e le scene sono striminzite. La maggior parte delle vignette sono occupate da volti la cui fisionomia cambia spesso e volentieri. L'interpretazione di Nathan e Sigmund non è gradevole.
I mostri cibernetici di Catacchio non aiutano ad "entrare" nel cyberspazio. I mostri non hanno assolutamente niente di "elettronico", sono troppo "di carne". E in aggiunta sono disegnati in maniera poco chiara. In tutte le scene nel cyberspazio si fa fatica ad individuare i personaggi che si impastano nello sfondo confuso senza contrasto. Le scene di lotta non sono dinamiche e si fa fatica a seguire l'azione.
Copertina · 3/3 — Roberto de Angelis
Bellissima! In stridente contrasto con il contenuto. Fantastici i colori e l'impostazione. De Angelis “ sempre pi” bravo, al punto che nessuno in giro rimpiange Castellini (un impresa su cui nessuno avrebbe scommesso). Bravo!
1/3
Il cyberspazio “ molto difficile da trattare. Dopo Gibson ci hanno provato in molti, ma, almeno a mio parere, senza successo. Gibson aveva dalla sua l'originalit” che rendeva "sopportabile" il resto. Oggi ci vorrebbero idee nuove e un cyberspazio un po' più credibile.
Mi trovo a dare il totale percentuale più basso fra tutti quelli delle recensioni di uBC (ed è la copertina a tirare su il voto..). Quest'albo si trova ad avere una impostazione sperimentale unita ad un soggetto non riuscito: un vero knock-out per il lettore!
Penso sia stato solo un incidente di percorso. Non “ mai piacevole dare valutazioni cos” basse al lavoro di qualcuno, ma tengo a precisare che non è colpa mia! E' colpa della storia. ;-)





