Da un articolo de La Stampa:
“Nel lussureggiante bosco di La Source, vicino all’Università di Lovanio, si scorge un sorprendente prisma allungato che pare librarsi nella foresta secolare, sovrastato da una parete che esibisce un Tintin di spalle con l’inconfondibile ciuffo ribelle. Si tratta di un’architettura assai complessa che pare in movimento: fuori enormi vetrate, dentro una torre a quadri blu e bianchi (per l’ascensore), quattro volumi colorati. Insomma, un museo spettacolare per Hergé (al secolo Georges Prosper Remi) il padre di Tintin, fra i più venerati e acclamati disegnatori di fumetti del XX secolo, tradotto in 55 lingue. A firmare il museo, che si estende per 3600 metri quadri, è l’archistar Christian de Portzamparc, vincitore nel 1994 del premio Pritzker (il Nobel dell’architettura): «Ho voluto creare - dice - uno spazio colorato, onirico: quasi fosse un nave arenata tra gli alberi, un po’ come quella di Fitzcarraldo in Amazzonia».
Imponente, dinamico e intrigante l’edificio è stato realizzato in soli due anni, non senza infuocate polemiche per gli alberi abbattuti nella foresta del Brabante Vallone. Fanny Rodwell, seconda moglie di Hergé (nato nel 1907 e morto nell’83) desiderava da anni un luogo dove erigere il «tempio» adatto a un sognatore, qual era il padre di Tintin. Nel ’96 la Rodwell si rivolse a Portzamparc ma non trovò uno spazio adatto per il museo finché non le offrirono questo luogo a 30 chilometri da Bruxelles. Chiamò così a raccolta i maggiori specialisti di Hergé, che alla sua morte aveva voluto fossero sospese le pubblicazioni dei suoi fumetti, pronunciando la frase: «Tintin c’est moi». L’équipe, fra cui il direttore Laurent de Froberville, gli scenografi Joost Swarte e Winston Spriet, ha lavorato con l’architetto a ideare un museo che riflettesse la multiforme personalità dell’artista.”


