Da un articolo de La Stampa:
“Tintin è un giornalista, e vista l’aria che tira basterebbe questo a cacciarlo tra i reietti della scala sociale. E invece per l’eroe ragazzino che domani compie ottant’anni si sono sprecate le accuse più infamanti. Sarà che non è facile esser figlio di un autore belga sospettato di flirtare con i nazisti, sarà che il politichese e il politically correct non guardano in faccia a nessuno. Certo è che questo fumetto dal disegno piatto e bidimensionale, come si conviene ai capolavori della «linea chiara» europea, nel tempo si è tirato addosso di tutto: «razzista» perché mandato nel Congo a tenere le parti dei belgi colonialisti, «anticomunista» per aver descritto in malo modo la Russia dei Soviet, «antiamericano» per aver messo alla berlina certe esagerazioni del new deal americano degli anni Trenta.
Ora, a due giorni dal compleanno, gli piove addosso un’accusa che a dire il vero accusa non è: né infamia né vergogna né niente di ufficialmente offensivo. Solo una considerazione tra lo scherzoso e il delirante, pubblicata addirittura dal «Times»: Tintin è gay, nientemeno. Gli indizi sarebbero questi: il ragazzo non ha amicizie femminili conosciute; l’unica volta che ha pianto lo ha fatto per un uomo, il suo amico Chang che credeva morto e che invece era più vivo di lui; le sole donne che compaiono nelle sue avventure sono «una virago con i bigodini» e una «diva attirata dagli omosessuali»; in tutta la serie dei suoi fumetti «il solo personaggio maschio ed etero senza ambiguità è Milou», il cagnetto che segue Tintin in giro per il mondo. (..)”


