dall’archivio di uBC · 1996–2016Approfondimento · Eroi Bonelli

Fantasticando sui 50 anni di Zagor

ipotesi molto fantasiose in attesa del Sudamerica

pubblicato
14.02.2011
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  1. Il prologo alla trasferta
  2. Un possibile trait d'union
  3. Alcune frasi "mysteriose"
  4. Conclusioni e auspici

Nel 2011 ricorrono i 50 anni dell'unità di Darkwood sotto il Regno di Zagor. Il giorno preciso, il 15 giugno, è un mercoledì; sicuramente non ci sarà una nuova festa sul calendario, le aziende saranno aperte e le scuole in quasi tutte le regioni avranno già chiuso i battenti. I fan dello Spirito con la Scure hanno, tuttavia, di che consolarsi poiché, come è noto, nel 2011 sono tante le sorprese che riguarderanno la testata. Una di queste è una trasferta sudamericana che, a partire da luglio, porterà in giro Zagor e Cico lungo quel continente per circa due anni.

In questo articolo mi divertirò a fantasticare sulle possibili sorprese che potrebbero attendere il Signore di Darkwood ed i suoi lettori in questo girovagare. Lo spunto me lo forniscono alcune reminiscenze delle letture e, soprattutto, la presentazione che Moreno Burattini, dal suo blog, fa della storia doppia, da lui scritta e disegnata da Massimo Pesce, in uscita in aprile e maggio:

“Un'avventura inquietante e decisamente singolare in cui si gettano le prime basi per la trasferta in Sud America e si svela un mistero che attendeva risposta da un sacco di tempo. Le fila di più storie finiscono per intrecciarsi e [...] credo che proprio "La progenie del male" [...] possa considerarsi la storia più rappresentativa di cinquant'anni di avventure appunto per i suoi agganci con il passato remoto, quello prossimo, il presente e il futuro. Poi, il racconto potrà piacere o non piacere, o perfino scandalizzare, ma certo non lascerà indifferenti.”

“In questo articolo mi divertirò a fantasticare sulle possibili sorprese che potrebbero attendere il Signore di Darkwood ed i suoi lettori nell'imminente trasferta sudamericana”

Burattini è senz'altro "di parte", essendone l'autore, ma le sue affermazioni restano ambiziose e stimolanti. Quale mistero attende risposta? Come può l'episodio agganciarsi al passato, al presente e al futuro della serie? Perché il racconto potrebbe addirittura "scandalizzare"?

Non ho la pretesa di azzeccarci con quanto scrivo in questo articolo, che non si cura di restare necessariamente con i piedi ben saldi sulla terra. Mi limiterò a lanciare alcuni spunti citando dei dialoghi "mysteriosi" apparsi in alcuni episodi passati dei due principali autori di questo nuovo ciclo, Mauro Boselli (al suo ritorno su Zagor con ben quattro storie) e Moreno Burattini. E' doveroso premettere che non ricordo tutte le virgole delle storie da cui quei dialoghi sono tratti, né ovviamente delle altre pubblicate in cinquant'anni. Ma quei dialoghi a suo tempo mi colpirono parecchio e mi fecero domandare se sarebbero mai stati seguiti, prima o poi, da rivelazioni sorprendenti.

Il prologo alla trasferta

Torniamo all'episodio doppio di aprile-maggio 2011. La storia in oggetto, come si intuisce dalle tavole pubblicate in anteprima, si pone in stretta continuità con lo Speciale 13 "Darkwood anno zero", in cui Burattini aveva raccontato le origini del simbolo dell'aquila che Zagor porta sul petto. L'aquila simboleggia Wakinyan-Tanka, l'uccello-tuono, uno spirito del bene che protegge gli uomini. Il cerchio giallo è il simbolo del sole che sorge, ovvero dell'Est che, fra le quattro direzioni della Ruota della Medicina, è quello che rappresenta l'illuminazione e la conoscenza. Zagor lo ha scelto in ricordo di Shyer, la misteriosa sacerdotessa che lo ha iniziato al suo destino di eroe, quando il nostro si faceva ancora chiamare con il suo vero nome, Patrick Wilding. Così Shyer si rivolge a Pat:

"Non potrò mai lasciare questa montagna, fonte del mio potere... qui mi ha condotto il Grande Spirito perché capissi il mio posto nella ruota della medicina... e perché attendessi il tuo arrivo, Pat Wilding! [...] In altre epoche, in altri luoghi, ci sono stati uomini come te a cui è stata affidata una missione... quella di essere eroi!... [...] Non si tratterà solo di essere un uomo forte e giusto... ti verrà chiesto di più! Di incarnare gli ideali stessi di fortezza e di giustizia... e di lottare oltre ogni limite in difesa dei figli del Grande Spirito... e di chiunque sia vittima della violenza altrui! [...] Possedere la vista dell'aquila e l'illuminazione del sole mi obbliga a rinunciare a vivere come le altre squaw... non potrò mai amare, viaggiare, agire!... e tutto questo perché tu possa agire anche per me! Non avrai mai poteri come i miei... ma penetrerai con gli occhi del cuore in ognuna delle quattro direzioni, ricavandone i doni che da esse derivano... e lo farai senza sbilanciarti... sarai forte perché in armonia e in equilibrio con l'universo!"

("Darkwood Anno Zero", Zagor Speciale 13, pag.98-101, aprile 2001).

L'episodio termina con Shyer che, trasformatasi (?) in un'enorme aquila Wakinyan-Tanka, si sacrifica per prevenire il ritorno degli Unktehi, mostri primordiali ed essenza del male. Un loro esemplare è quel lucertolone che affronta Zagor nelle tavole rilasciate in anteprima della storia in uscita in aprile-maggio.

Tavola tratta dagli albi numero 549/550 · disegni di Massimo Pesce · (c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Viene da domandarsi quale mistero di "Darkwood anno zero", episodio in sé assai meno esaltante di quanto fosse lecito attendersi, stia attendendo risposta. Shyer si è davvero trasformata in un uccello-tuono? E' ancora viva? Qual'è la vera natura dei lucertoloni? O peggio, in piena deriva "spiegazionistica", perché Shyer appare come una giovane pur avendo oltre 100 anni? Nessuna di queste domande mi ha turbato il sonno negli ultimi dieci anni. ;-)

Riflettendo sulle parole di Burattini, mi domando invece come una storia che prosegue "Darkwood anno zero" possa rappresentare il prologo della trasferta sudamericana. La leggenda dello scontro tra gli Uccelli-tuono e gli Unktehi, vale a dire l'eterna lotta tra il Bene e il Male, non appare un tema così accattivante da giustificare due anni di viaggi.

Tra l'altro, dalle anticipazioni rilasciate da Sergio Bonelli nelle rubriche postali sappiamo che sin dal primo episodio della saga sudamericana tornerà Cain, il cacciatore di mostri, che avevamo lasciato in Africa nel n.422. Sappiamo inoltre che nella saga si rivedrà anche l'archeologo Dexter Green, amico di Zagor assente dal n.482 e conosciuto nel ciclo dedicato al suo malvagio collega Ludwig Richter.

La presenza di questi due personaggi è più di un'ipoteca sul fatto che un tema centrale della saga sudamericana sarà il completamento della Chiave della Conoscenza che aprirà la porta ai segreti della scienza di Atlantide. Nel già citato n.482 gli sviluppi di quella trama sono stati, infatti, "congelati", con Richter che scompare nel classico crollo in una caverna (meno ordinario il luogo, addirittura l'Islanda!), dopo essere entrato in possesso di tre delle quattro pietre necessarie per ricostruire la chiave. E la quarta pietra è incastonata nello scettro di Tir-Hinan, in possesso della principessa tuareg Marada, la donna al fianco di Cain, per cui gli elementi per il proseguimento di quel ciclo di episodi sono tutti sul tavolo.

Pertanto, se la Chiave della Conoscenza di Atlantide, come appare molto probabile, sarà la miccia che darà la partenza alla saga sudamericana, che c'azzeccano lucertoloni, aquile giganti ed una storia-prologo che potrebbe addirittura "scandalizzare"?

Un possibile trait d'union

La mia ipotesi è che il trait d'union tra passato, presente e futuro della serie potrebbero essere sorprendenti rivelazioni sulla predestinazione di Zagor a diventare un'Eroe quasi sovrumano, o persino sulle sue origini. Il filone di Atlantide, del resto, pare essere nel destino dello Spirito con la Scure, come una volta gli ha fatto notare Dexter Green in "Ultima Thule" (n.479, di Boselli e Della Monica):

“Dexter: "Ancor più incredibile che tu, Zagor, ti sia trovato in mezzo a queste avventure straordinarie!... Quasi fossi un predestinato! Ti sei mai chiesto perché?..."

Zagor: "Mmm... preferisco non pormi troppe domande!..."”

("Ultima Thule", Zagor N.479, pag.70, Giugno 2005)

Sembra la classica strizzatina d'occhi al lettore per suggerirgli che in futuro ci saranno degli sviluppi, vero? ;-)

Un altro aspetto degno di nota è che, nelle stesse pagine da cui è tratto quello scambio di battute, Zagor aveva ricordato anche un fatto curioso risalente ad una storia di dieci anni prima. Ne "Il segreto degli Anasazi", del 1995 (n.357, di Boselli e Chiarolla, prima storia dedicata alle civiltà perdute di Mu e Atlantide), alcuni personaggi vedono una proiezione olografica di un tale Pahana, portatore di un messaggio universale di pace. Pahana si rivela essere un superstite di Atlantide che salvò molti abitanti della nemica Mu all'epoca del conflitto tra i due continenti, portandoli in America dove avrebbero dato origine agli Anasazi. La curiosità è che Pahana, non fosse per la barba, somiglia incredibilmente a Zagor.

Pahana · disegni di Alessandro Chiarolla, Zagor n.357 · (c) 1995 Sergio Bonelli Editore

Ancora una volta, il fatto che quella che poteva essere classificata come una semplice nota di colore (il dubbio che Zagor fosse in realtà Pahana era un tormentone dello sciamano Masewi, ma lo Spirito con la Scure non gli diede molto credito e ci sorrise sopra) sia stata ricordata esplicitamente un decennio dopo, mentre si parla di predestinazione, può fare assumere alla questione tutto un altro aspetto. Perché Zagor, che pare predestinato ad imbattersi nei misteri di Mu e Atlantide, ha lo stesso aspetto di Pahana, superstite del continete perduto? Forse Pahana è per Zagor quello che, restando in ambito bonelliano, Ehecatl è per Magico Vento, vale a dire un'incarnazione passata? Nella serie di Magico Vento questa relazione è in realtà rimasta sempre "fra le righe" e non ha fatto molto rumore, ma per uno Zagor che compie mezzo secolo di vita sarebbe un tema ben più delicato e controverso da affrontare... un po' come a suo tempo fu scoprire che Aristotele Skotos, nemico storico di Nathan Never, era in realtà un burattino in mano a Mister Alfa, arrivato soltanto dieci anni dopo. Qualcuno si potrebbe persino scandalizzare...

Alcune frasi "mysteriose"

Nel biennio 2000-2001 Boselli e Burattini hanno inserito nelle loro storie altre frasi curiose legate a possibili rivelazioni sulle origini di Zagor.

Nel finale de "L'orribile maledizione" (Maxi 1b), di Burattini e Chiarolla, lo stregone Mowka pronuncia una frase del tutto superflua per il contesto di quella storia ma alquanto suggestiva:

"Vedo il tuo futuro, Zagor... e quel che ti attende saranno invece molte prove, grandi e terribili... in difesa di uomini giusti in paesi vicini e in terre lontane!... Tu stesso, del resto, vieni da molto lontano... più di quanto immagini!"

("L'orribile maledizione", Maxi Zagor 1b, pag.321, luglio 2000)

Sappiamo che Zagor ha sangue irlandese nelle vene (i suoi genitori erano originari di quell'isola), e lo sa lo stesso Spirito con la Scure... ma una frase così formulata lascia il campo aperto a rilevazioni potenzialmente clamorose.

Non meno oscuro, e persino più inquietante, risulta un dialogo, tratto da "L'impero di Songhay" (n.424, di Boselli e Laurenti), tra Zagor, in cui in quel momento vive la personalità del semidio Damballah, e Marie Laveau:

“Zagor: "Sono meravigliose, le stelle!... guardandole provo una strana nostalgia..."

Marie Laveau: "Davvero?... eppure, anche se sei un semidio, principe Damballah, non sapevo che il tuo paese d'origine fosse il cielo!"”

Zagor: "Naturalmente non il cielo, regina!... ma un'altra terra sotto un altro cielo... può darsi!"
("L'impero di Songhay, Zagor 424, pag.71, novembre 2000)

E se a parlare non fosse Damballah (la stessa Marie Laveau è sorpresa da quel che dice), ma alcuni ricordi sepolti nella mente di Zagor? Questo sì che potrebbe risultare scandalizzante. Zagor come Thorgal, il protagonista della saga fantasy di Van Hamme e Rosinski, chiamato "figlio delle stelle" perché giunto sulla terra a bordo di una navicella spaziale? Mah... quel che è certo è che il dialogo appare ancora una volta "gratuito" e fuori contesto, e che non riesco proprio a spiegarmi per quale motivo Zagor dovrebbe provare nostalgia nel fissare le stelle.

Una strana nostalgia · disegni di Mauro Laurenti, Zagor n.424 · (c) 2000 Sergio Bonelli Editore

A riportarmi con i piedi per terra (ma quale terra?) ci pensa Donn l'Oscuro ne "Gli Eroi del Ramo Rosso" (n.433) di Boselli e Torricelli, le cui ipotesi aggiungono profondità alle origini irlandesi di Zagor:

"In lui c'è sangue celtico, sangue di eroi... i suoi avi vengono da Erin! Suo destino è combattere il male, in tutte le sue forme! [...] Sì, è solo un uomo... ma qualcosa di sovrumano c'è, in lui... l'essenza dell'eroe!..."

("Gli eroi del ramo rosso", Zagor 433, pag.73-74, agosto 2001)

Erin, nella continuity zagoriana, è una terra leggendaria legata alla mitologia celtico-irlandese, situata in una dimensione parallela dove vive, per l'appunto, Donn l'Oscuro, il Signore dei Morti invocato da uno dei nemici storici di Zagor, Kandrax il Druido. Anche questa affermazione è stata lanciata e mai più ripresa in seguito.

Conclusioni e auspici

Il tempo dirà molto presto se alcuni di questi spunti saranno ripresi nella saga sudamericana o se, come appare più probabile se si considera il forte rispetto della tradizione in Zagor, ho preso una solenne cantonata ;-). Nel qual caso, questo fanta-articolo resterà un raccoglitore di frasi "mysteriose", a suo tempo "buttate là", sulle quali i lettori più attenti di Zagor si sono probabilmente interrogati.

Nel frattempo, e prescindendo dalle sorprese che leggeremo effettivamente, come lettore non posso che essere contento di questa nuova trasferta alle porte. Ritengo che la serie di Zagor, infatti, dopo aver toccato l'apice del periodo post-nolittiano in occasione della saga africana di ormai dieci anni fa, si sia appannata un bel po' in seguito all'abbandono di Boselli ed alla "sindrome di Mortimer" che ha colpito i testi di Burattini.

Spero davvero che il ritorno, per un paio d'anni, di quell'alternanza ai testi tra Boselli e Burattini (la ricetta "segreta" per il successo della seconda odissea americana negli anni '90 e degli altri cicli dei viaggi che sono seguiti), oggi affiancati da un Jacopo Rauch in confortante crescita, possa offrire nuove, importanti emozioni al Signore di Darkwood ed ai suoi lettori.

Cristian Di Clementetutti i suoi articoli