Da un articolo de La Stampa di Guido Tiberga:
“I fumetti possono «raccontare» la scienza? Senza dubbio: un linguaggio che unisce testi e disegni «in forma sequenziale» come scrisse Will Eisner, artista straordinario e grande teorico del fumetto, è di per sé in grado di affrontare qualsiasi argomento. L’efficacia dei risultati, come per ogni altra forma di comunicazione che utilizzi parole ed immagini, dipende poi dal talento del narratore e dalle qualità grafiche del disegnatore.
Al limite, per la scienza, qualche imbarazzo può nascere nei lettori più accaniti di «narrativa disegnata», abituati a uno stereotipo perlomeno discutibile dell’uomo di ricerca. Lo scienziato del fumetto è quasi per antonomasia uno scienziato pazzo. Eccezionalmente intelligente, capace di anticipare i tempi e di piegare al proprio volere i grandi misteri dell’universo, inventore di strumenti straordinari, ma tarato da un male di fondo: l’odio, il desiderio di vendetta, la volontà pervicace di farla pagare all’eroe di turno o, nella peggiore delle ipotesi, al mondo intero.”

