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Lo scienziato del fumetto è quasi sempre uno "scienziato pazzo"

pubblicato
11.03.2010
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Copia anastatica dell’originale

Da un articolo de La Stampa di Guido Tiberga:

“I fumetti possono «raccontare» la scienza? Senza dubbio: un linguaggio che unisce testi e disegni «in forma sequenziale» come scrisse Will Eisner, artista straordinario e grande teorico del fumetto, è di per sé in grado di affrontare qualsiasi argomento. L’efficacia dei risultati, come per ogni altra forma di comunicazione che utilizzi parole ed immagini, dipende poi dal talento del narratore e dalle qualità grafiche del disegnatore.

Al limite, per la scienza, qualche imbarazzo può nascere nei lettori più accaniti di «narrativa disegnata», abituati a uno stereotipo perlomeno discutibile dell’uomo di ricerca. Lo scienziato del fumetto è quasi per antonomasia uno scienziato pazzo. Eccezionalmente intelligente, capace di anticipare i tempi e di piegare al proprio volere i grandi misteri dell’universo, inventore di strumenti straordinari, ma tarato da un male di fondo: l’odio, il desiderio di vendetta, la volontà pervicace di farla pagare all’eroe di turno o, nella peggiore delle ipotesi, al mondo intero.”

(..)

Pierfilippo Dionisio

Non fa scienza, sanza lo ritenere, avere inteso

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