dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Disney

La Saga di Paperon de' Paperoni

la monumentale epopea di Don Rosa

pubblicato
01.09.2008
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  1. La ricostruzione della vita di Paperone
  2. L'importanza dell'opera di Don Rosa
  3. Ritorno alle origini del personaggio
  4. L'altra faccia della medaglia di Paperone
  5. I disegni
  6. Le citazioni

Nativo del Kentucky, classe 1951, Don Rosa è l'autore non italiano che più ha avuto impatto sul fumetto Disney negli ultimi vent'anni e oltre. Ammiratore e profondo conoscitore di Carl Barks, si può ben dire che tutta la sua opera fumettistica in ambito disneyano costituisca un commosso omaggio al Maestro.

Ciò per cui Don Rosa sarà ricordato è noto come "La Saga di Paperon de' Paperoni" (in originale: "The Life and Times of $crooge McDuck"), con cui l'autore ha ricostruito la biografia di Zio Paperone, dalla nascita alla prima apparizione ufficiale in "Paperino e il Natale sul Monte Orso" del 1947: 12 episodi pubblicati per la prima volta in Danimarca dalla Egmont, sul settimanale "Anders And & Co." a partire dal n.33/1992.

La ricostruzione della vita di Paperone

In Italia furono dapprima serializzati sul mensile "Zio Paperone" (n.70-81, 7/95-6/96) e poi più volte raccolti in volume. L'edizione cui facciamo riferimento è il volume "Progetto D.U.C.K." (Tutto Disney n.9, 11/1997), uscito in due versioni: cartonato con copertina blu per le librerie e brossurato con copertina dorata per le edicole. Edizioni successive, dai titoli invero poco centrati, hanno aggiunto in continuity alcune storie "satellite" disegnate da Rosa in anni più recenti, ma anche episodi slegati dalla saga, di volta in volta mutando (volume "Paperdinastia" del 2000, uscito per Disney Libri) o eliminando ("La dinastia dei paperi" del 2004, terzo volume della "Serie Oro" dei Classici del fumetto di Repubblica) l'apparato redazionale.

1880: la vera storia dell'avarizia di Paperone · testi e disegni di Don Rosa, capitolo 2 de "La Saga di Paperon de' Paperoni" · (c) 1997 Disney

L'edizione del 1997 fa intuire fin dal frontespizio l'affetto di Rosa nei confronti di Barks: vi campeggia infatti l'acronimo D.U.C.K. ("Dedicated to Uncle Carl by Keno", ovvero "Dedicato allo Zio Carl da Keno", secondo nome di Don Rosa) che rappresenta uno dei tanti in-jokes dell'opera, dato che Rosa si diverte a nasconderlo nella pagina di apertura di ogni capitolo.

“Don Rosa ha compiuto davvero uno sforzo titanico per far combaciare alla perfezione tutti i particolari biografici del personaggio, disseminati da Barks in oltre 30 anni di storie”

Oltre che per gli articoli dei curatori italiani, il volume si distingue per il fatto di essere zeppo di note e premesse a ognuno dei 12 capitoli: scritte dello stesso Rosa, fanno comprendere a fondo la mole di pianificazione e ricerca storica e fumettistica che sta dietro a ogni singola vignetta. Il testo sacro sono ovviamente le centinaia di storie scritte da Carl Barks e la quantità dei rimandi è davvero impressionante (solo nell'undicesimo capitolo vengono citate ben 19 storie), così come la complessa (ri)costruzione della vita e della genealogia di Paperone. Rosa ha compiuto davvero uno sforzo titanico per far combaciare (quasi) alla perfezione tutti i particolari biografici del personaggio, disseminati da Barks in oltre 30 anni di storie e spesso costituiti solo da brevissimi accenni ("Quando vendevo falciatrici d'erba nel Sahara...", "Questo cappello mi è costato due dollari nel 1910!"). Ammirevole come Rosa sia riuscito anche a conciliare, e in modo spesso geniale, elementi in aperto contrasto fra loro.

1882: la lezione di Theodore Roosevelt, uno dei mentori del giovane Paperone · testi e disegni di Don Rosa, capitolo 3 de "La Saga di Paperon de' Paperoni" · (c) 1997 Disney

L'importanza dell'opera di Don Rosa

L'ampiezza della trama; il profluvio di dettagli, citazioni e riferimenti; la quantità industriale di personaggi e l'ambizione di "riordinare la storia" di un protagonista ma anche di un universo fumettistico; tutto questo dà l'idea di come, pur nella estrema diversità di proporzioni e caratteristiche e risultati ottenuti, la saga di Paperone abbia nel mondo Disney peso e ruolo pari se non superiori a quelli che per i mondi editoriali di Marvel e DC Comics hanno avuto cross-over e saghe corali come "Crisis on Infinite Earths", "Guerre Segrete", "Marvels" ed altri ancora: opere-evento che ambiscono a diventare summa di un universo narrativo e dello status dei suoi protagonisti, con sistemazione della coerenza e della continuity, appianamento delle incongruenze, venturo rilancio delle testate collegate. Ma se gli esiti strettamente artistici delle operazioni su vasta scala made in Marvel/DC solo in pochi casi sono stati soddisfacenti, l'opera patrocinata dalla Egmont si pone come uno dei romanzi a fumetti meglio riusciti degli anni '90 e forse, il tempo ce lo dirà, anche oltre.

“Don Rosa si adopera per conferire al proprio umanissimo personaggio una statura quasi mitica, scolpendone su carta la leggenda”

Ritorno alle origini del personaggio

Procedendo sul sentiero dei paragoni, si può affermare che Rosa stia a Zio Paperone come Frank Miller sta a Batman: entrambi cercano di tornare alle origini, rifacendosi direttamente ai creatori Bob Kane e Carl Barks, e calano i propri personaggi nel flusso del tempo, come esseri veri e mortali. Come il "Dark Knight" di Miller è un uomo invecchiato e fuori forma che riprende il mantello, incontra un nuovo Robin e vecchi amici-nemici, soccombe ed inaugura una (l'ultima?) nuova fase della propria vita; così il Paperone di Rosa desunto da quello barksiano viene addirittura al mondo in un anno preciso (1867) e in un anno preciso (1947) incontra oramai ottantenne i giovani nipoti, iniziando una nuova fase della propria vita. E ancora in un anno preciso ma ignoto, si suppone, prima o poi morirà. In questo e altri modi Miller e Rosa si adoperano per conferire ai propri umanissimi personaggi una statura quasi mitica, scolpendone su carta la leggenda.

1897: Paperone cercatore d'oro nel leggendario Klondike · testi e disegni di Don Rosa, capitolo 8 de "La Saga di Paperon de' Paperoni" · (c) 1997 Disney

Rosa lo fa in particolare nel capitolo 8, forse il migliore in assoluto se è lecito fare una graduatoria tra eccellenti: malgrado l'autore stesso con le sue note si affanni a smorzarla, nella scena biblica di Paperone-Sansone incatenato che affonda il battello non si può non notare una marcata componente superomistica, a partire delle inquadrature (il primissimo piano sugli occhi infuocati) per arrivare alla dinamica della scena stessa: Paperone reagisce alle angherie nel preciso istante in cui Soapy gli comunica in modo pesantemente ironico la morte della madre - la morte di una figura amata come causa scatenante dell'azione supereroistica rappresenta, non c'è bisogno di dirlo, un vero topos del comic book made in USA, da Batman all'Uomo Ragno.

L'altra faccia della medaglia di Paperone

La forte presenza di elementi "adulti" è per l'appunto un'altra caratteristica saliente del lavoro di Don Rosa, che non si tira certo indietro di fronte a un tema come la morte (come già visto nel capitolo 8, ma soprattutto nel 10) e non ha remore nel mostrare anche la faccia peggiore e meno politically correct del personaggio Paperone, spesso senza usare quella bonaria indulgenza tipica di tante storie che tendono a stemperarne nell'umorismo i tratti più "biechi" come avarizia e irascibilità.

“Don Rosa riesce a conciliare molto bene il lato divertente e ammiccante con una trattazione più realistica e umana dei personaggi”

E senza per contro arrivare alla deformazione grottesca e parossistica di tali tratti, in cui eccellevano il grande sceneggiatore italiano Guido Martina e i suoi epigoni. Rosa ci mostra invece senza pudore la solitudine del tycoon americano, l'aridità nei rapporti umani che perseguita il self-made man che, da un certo punto in avanti, travalica il genuino slancio giovanile e dimentica l'entusiasmo per l'americanissima ricerca della felicità, per l'autorealizzazione e il riscatto dalla miseria attraverso la libera impresa avventurosa; lasciandosi invece completamente possedere da un'unica, ossessiva passione: la ricchezza. Per raggiungere e moltiplicare la quale non esita a compiere anche azioni riprovevoli, finendo con l'essere perseguitato per terre e per mari da un'implacabile coscienza-zombie (splendida rielaborazione della storia di Barks "Paperino e il feticcio", del 1949).

Ma attenzione: umorismo e gag di certo non mancano nella saga, anzi è utile sottolinearlo per non dare impressioni sbagliate. Semplicemente, Rosa riesce a conciliare molto bene il lato divertente e ammiccante con una trattazione più realistica e umana dei personaggi. Fondamentale in questo senso l'ottimo capitolo 11, che riporta lo zione quasi ai livelli del suo prototipo, l'Ebenezer Scrooge di Charles Dickens prima della conversione natalizia. Fatto ancora più importante, la rottura tra Paperone e il resto della famiglia verrà solo in parte sanata dalla nascita del sodalizio con Paperino e nipoti nel capitolo finale (il 12): anzi, per quel che ne sappiamo dalla lettura della Saga in sé, il conflitto con le sorelle non verrà MAI appianato, e questo dà alla pur lieta conclusione una patina di amarezza certo non usuale nella produzione Disney. Solo ad alcuni anni di distanza dalla pubblicazione della Saga, Don Rosa ha realizzato una nuova storia ("Una lettera da casa", su Zio Paperone n.181, 10/2004) nella quale mostra il riavvicinamento tra Paperone e una delle sorelle.

1930: Paperone rompe con le sorelle e si isola da tutti · testi e disegni di Rosa, capitolo 11 de "La Saga di Paperon de' Paperoni" · (c) 1997 Disney

I disegni

Dal punto di vista grafico, il riferimento è sempre ovviamente Barks, cui Rosa si approccia con reverenza e attenzione specie nel gusto per le inquadrature panoramiche e per le grandi vignette spettacolari che, improvvise, spezzano il ritmo occupando gran parte della tavola.

“Dal punto di vista grafico, il riferimento è sempre ovviamente Barks, cui Don Rosa si approccia con reverenza e attenzione specie nel gusto per le inquadrature panoramiche e per le grandi vignette spettacolari”

L'autore stesso ammette però che il disegno in sé non rappresenta il suo punto di forza, preferendo il lato narrativo del fare fumetti. Non si può negare una certa legnosità iniziale del tratto, in alcune anatomie papere e in certi volti (pardon, becchi), tuttavia la mano si fa sempre più agile di tavola in tavola e i difetti residui passano decisamente in secondo piano rispetto agli scenari ricchi di dettagli e alla carica recitativa dei personaggi, dinamici ed esplosivi quanto e più di quelli di Barks.

Le citazioni

Non si possono dimenticare infine le citazioni. A parte gli ovvi Barks e Dickens, segnaliamo tra le maggiori l'incontro con gli avi nel capitolo 5, che richiama una molteplicità di fonti (dal sesto libro dell'Eneide in avanti); Jack London e il suo Klondike, la Bibbia (Sansone) ma soprattutto Henry David Thoreau ("Walden; or, Life in the Woods") nel grande capitolo 8; "Citizen Kane" ("Quarto Potere") di Orson Welles nel capitolo 12.

1947: i nipoti riescono a scuotere l'anziano Paperone dal suo torpore · testi e disegni di Don Rosa, capitolo 12 de "La Saga di Paperon de' Paperoni" · (c) 1997 Disney

E senza dubbio ce ne sono parecchie altre, non solo letterarie e cinematografiche (lo stesso Rosa indica "Il fantasma e la signora Muir", film cui si è ispirato per il capitolo 10) ma anche legate a folklore e leggende delle varie regioni attraversate da Paperone nel suo peregrinare in cerca di ricchezze, come ad esempio il mito della Grande Onda in Australia; così come non mancano numerosi riferimenti a precisi fatti storici e la presenza di due personaggi realmente esistiti come Wyatt Earp e Theodore Roosevelt, con quest'ultimo che dev'essere particolarmente caro a Rosa dato che è coprotagonista di ben due capitoli.

In definitiva, chi vuol sapere tutto ma proprio tutto di Paperone e dei paperi ha decisamente trovato pane per il proprio becco. Un solo mistero resta irrisolto e ci tormenta giorno e notte: chi sarà mai il padre di Qui, Quo e Qua?