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Festival flop
dossier di approfondimento su Angoulème 2006
Era l’edizione "o la va o la spacca"
Lo stesso direttore Franck Bondoux non aveva nascosto nelle ultime interviste la posta in gioco di questo 34esimo festival.
Le acque avevano cominciato ad agitarsi già a febbraio dell’anno scorso, col licenziamento di Jean-Marc Thévenet per “colpe gravi” (fra parentesi, l’interessato ha di nuovo rimandato la comparizione di fronte al tribunale del lavoro). In giugno, con la nuova “quipe pronta a partire, era il presidente Dominique Br’choteau ad andarsene, rimpiazzato da uno dei fondatori del festival del 1969, Francis Groux. Ma le peripezie non erano ancora finite: dietro domanda degli editori stessi, e sotto la spinta del sindaco, il festival in settembre era invitato a cercarsi un altro sito rispetto al centro città; la scelta cadde su Bourgines, sollevando grida sdegnate a causa dell’inondabilità del luogo ( e chi conosce il clima di Angoulème a quell’epoca sa quanto siano alte le possibilità...). A fine settembre, con pochissimo tempo ormai per organizzarsi, veniva eletto il sito di Montauzier, con le strutture da tirare su dal nulla.
Il festival, quindi, “ oggi diviso in due: le attivit” culturali e le esposizioni in città; gli stand degli editori, le vendite e le dediche in questa zona lontana dal centro.
Il consiglio generale della città si lamenta, alla conferenza stampa di dicembre si lamentano gli editori, insomma non “ proprio nella serenit” che ci si avviava a questa edizione, senza contare che il mercoledi precedente l’apertura la neve, causa di una catastrofica riduzione dei presenti lo scorso anno, ha fatto tremare più di un organizzatore.
E invece, il festival ce l’ha fatta anche questa volta. Sempre ammaccatuccio, certo, ma l’importante è che sia salvo. Nonostante il netto aumento dei prezzi d’entrata e la moltiplicazione di spettacoli a pagamento, i partecipanti si sono presentati all’appuntamento sufficientemente numerosi per soddisfare gli organizzatori e riparare i danni tragici dello scorso anno. E allora, nonostante le polemiche, il bilancio è positivo, non certo un 10 ma almeno un dignitoso 6 e mezzo.
Secondo l’analisi del suo stesso direttore artistico, Beno’t Mouchart, da un paio d’anni il FIBD risente di una “crisi di crescita”: vittima del proprio successo, ospitante delegazioni di tutto il mondo, deve tenere testa alle esigenze di tutti gli editori francesi, cui lo spazio allo
In giro per la rete
Angoulème
sito ufficiale della manifestazione (in francese e inglese)
Wikipedia: Angoulème
approfondimento sul festival (in francese)
Champ-de-Mars mancava ormai disperatamente, e al contempo sbrogliarsela con una popolazione locale provinciale che inesplicabilmente vive il fenomeno dell’onda d’urto di quei 4 giorni come troppo duro da portare per la città. Il momento critico sembra ormai passato, e pare che l’’quipe -conscia dei limiti della nuova sistemazione- stia già lavorando a smussare gli angoli per la prossima volta.
Sito, sito delle mie brame...
12.000 metri quadri, una libreria enorme, cattedrale in mezzo al nulla. Giustamente, qui stava una spina nel fianco di Montauzier come sede di una parte del festival, perché ha rivelato la discordanza che si crea a volte in seno alla manifestazione fra interessi diversi: culturali e commerciali.
Il posto era immenso e difficile da raggiungere. Le navette passavano in effetti ogni 8 minuti come coscienziosamente promesso dal programma, e per onestà bisogna ammettere che sabato il comune aveva messo a disposizione 4 autobus supplementari. Il problema era non farsi schiacciare da 200 persone in attesa e riuscire a salire sulla prima navetta, altrimenti l’attesa al gelo si prolungava di altri 10 minuti. I più audaci sono andati a piedi, approfittandone per godersi le esposizioni del CNBDI (Centre National Bandes Dessinées et Images) sulla strada.
Dati questi inconvenienti, una volta sul posto non si aveva più molta voglia di perdere un’altra mezz’ora in ardui spostamenti. Fregatura: non un bar nelle vicinanze, e il sindaco aveva autorizzato una sola buvette (stand per mangiare) all’interno e due all’esterno. Coloro i quali non si fossero organizzati portandosi un panino, si sono dovuti sorbire code inaudite per riuscire a mangiare. Senza bere, per non correre il rischio di dover passare ai bagni pubblici semovibili, che erano in stato pietoso già a mezzogiorno.
Dunque, a Montauzier la fabbrica degli acquisti e delle dediche. Autori ed editori incastrati per lunghe ore in un luogo poco accogliente e senza possibilità di svago, tipo una mezz’oretta al bar con gli amici come pausa. H’l’ne Werlò, dell’ufficio stampa Dargaud, se ne è largamente lamentata. Beno’t Mouchart, direttore artistico, e Franck Bondoux, hanno tenuto a mettere i puntini sulle i, sullo stesso giornale locale “Charente Libre” dove Werlò deplorava la sensazione di essere incatenati sotto le tensostrutture: il festival non può pensare solo alle dediche, quello “ un problema degli editori che obbligano i loro autori a dei tour de forces che cominciano a stancarli: il festival ha due anime e non puo” rinnegare tutto il piano culturale e di avvenimenti a favore di esigenze di vendite proprie solo agli editori.
Diciamocelo chiaramente, dopo un giorno interno a Montauzier, non c’era più ragione di tornarci. Certo, i fan di dediche avranno sofferto sotto il megatendone, senza poter fare altro che aspettare, senza poter sfruttare una pausa per prendersi un caffè o vedersi un’esposizione. Gli altri, dopo aver salutato amici autori, dato un’occhiata a tutte le novità, comprato libri in offerta e gadget vari, si saranno salutariamente dedicati a tutte le attività che gli organizzatori,
“Il momento critico sembra ormai passato, e pare che l’’quipe -conscia dei limiti della nuova sistemazione- stia già lavorando a smussare gli angoli per la prossima volta.”
coscienti delle mancanze di questa edizione spaccata in due, si sono fatti in quattro per compensare. Il programma degli incontri e delle animazioni era estremamente ricco, e chiunque avesse deciso di non perdere più che un giorno a Montauzier, avrebbe potuto soddisfare tutte le sue esigenze. O quasi...
Eventi, incontri e esposizioni
Tutte tranne vedere l’esposizione del Grand Prix Lewis Trondheim, perché l’artista per cui essere controtendenza è ormai diventata una tendenza ha voluto al suo posto, “al fine di poter preservare la propria indipendenza e sputare all’occorenza nel piatto dove il festival lo faceva mangiareò, per sua stessa dichiarazione, un percorso di Sette Meraviglie della BD.
Tale percorso obbligava a girare per la città, in coerenza con la necessità profonda di cui si parlava prima, di tenere nonostante tutto i partecipanti ancorati alla città. Ricordiamoci che si trattava di Trondheim, ed ovviamente anche questa esposizione non poteva essere che una farsa. Ad esempio, nella vecchia sala stampa dell’Espace Franquin c’era l’’Expo Pifà: Pif Gadget è un famoso mensile per ragazzi, ma in argot pif vuol dire naso, e l’esposizione non aveva nulla a che fare dunque con quella dedicata al giornale Capsule Cosmique lo scorso anno, dato che si trattava di una serie di nasi disegnati da autori famosi. O ancora: un quadro rotto e svuotato avrebbe dovuto racchiudere la tavola teoricamente più costosa del mondo, un Little Nemo a 700.000 euro, rubato ovviamente. Il colmo è stata la marca gialla: una lente a contatto su una cartina di Angoulème suggeriva di andarla a cercare in rue Jaur’s, ma chi l’ha vista?! Infine, al Th’’tre, in basso su una colonna, 4 quadratini racchiudevano una storia dei Puffi disegnata da Lewis. Non chiedete alla vostra inviata di completare la lista con le 3 meraviglie mancanti, non è riuscita a reperirle e l’interessato, in linea col suo stile, ha rifiutato che fossero svelate tutte in un programma.
La lista degli incontri internazionali era particolarmente ricca quest’anno, e variata: si andava dai giovani Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, che presentavano i loro nuovi progetti presso Soleil, a un mostro sacro come Sergio Toppi, che ripercorreva anni e anni di onorata carriera, svelando pure lui nuovi progetti nonostante l’età, estremamente intriganti secondo quanto mostrato dal suo editore francese, Michel Jans di Mosquito.
Alison Bechdel, il cui “Fun Home” approderà a breve anche in Italia, arrivava dritta dagli USA dove Capital l’aveva classificata 3” libro dell’anno, e sempre per gli americani era presente Charles Burns, l’autore di “Black Hole”, che è stato premiato con un Essentiel sabato sera.
Ce n’era veramente per tutti i gusti: uno spazio enorme, 500 metri quadri, consacrato al manga, comprendente esposizioni, dibattiti, atelier per ragazzini e trasmissione in anteprima di cartoni animati. I giovani desiderosi di diventare professionisti potevano recarsi agli incontri organizzati dall’Adabd, l’associazione degli autori, che mettevano a loro disposizione per un consulto gratuito professionisti di ogni branca del settore, avvocati compresi. Al Champ-de-Mars l’esposizione Kid Paddle era accompagnata da decine di incontri per ragazzini delle scuole e di varie fasce di età. Senza parlare delle novità delle Impro-BD e delle altre attività live che Trondheim, opposto alla contemplazione muta di tavole fisse, ha voluto promuovere.
Insomma, gli organizzatori sono stati fedeli al detto “quando il gioco si fa duro...” ed hanno fatto di tutto affinché i partecipanti dimenticassero questa atmosfera triste di città semideserta e di tensostruttura soffocante. Ormai, bisogna “faire avec”: il sindaco si “ impegnato per i prossimi 3 anni a fornire la vertiginosa cifra di 1 milione di euro l'anno, ma ha anche fatto intendere in maniera limpida e chiara che il festival non potr” più tornare integralmente in città.
Festival flop
dossier di approfondimento su Angoulème 2006
Colpo di fulmine!
Due spazi dedicati a Bernard Pras! Questo incredibile artista plastico, che espone le sue sculture effimere in tutto il mondo, era ad Angoulème quest’anno all’h’tel Saint Simon con una retrospettiva di favolose fotografie delle sue creazioni, e all’Espace Franquin con un’opera realizzata apposta per l’occasione.
Si trattava di Capitan America.
Da lontano, lo spazio si presenta come un’accozzaglia di oggetti, rifiuti, pezzi di recupero; riflettendo, si notano fra questi pezzi disparati dei punti tematici comuni; infine, guardando in una lente posta ad una certa distanza, si vede prendere vita la rappresentazione tridimensionale del supereroe. L’opera di Pras si situa fra fumetto e creazione contemporanea, ed è nutrita di riferimenti multipli come la pop art o addirittura Arcimboldo. Le sue installazioni giocano con i volumi, ma soprattutto le prospettive e i colori, e sono una riflessione sullo sguardo nell’arte : veri trompe l’’il in 3D, prendono la forma voluta solo se osservati da una distanza calcolata e secondo il punto di vista imposto dalla lente.
Pras ha una lunga storia d’amore coi personaggi del fumetto : aveva già fatto Topolino, Wonder Woman, Catwoman e Daredevil, una delle installazioni più belle ed impressionanti. A causa della necessità di grandi spazi, l’artista aveva finora esposto soprattutto in Asia, ad esempio presso l’open-space di una nota marca di automobili, parti delle quali aveva utilizzato sospendendole nella hall d’entrata a formare un supereroe. Un grazie di cuore al festival per aver permesso a questo artista di esprimersi nella sua città d’origine, e ai suoi fans di poter vedere le sue opere dal vivo senza dover pagare un’andata-ritorno per Tokyo!
Una polemica al giorno...
Perché la vita non è nulla senza pepe... nonostante gli inconvenienti e i difetti, con tutte le critiche che gli sono cadute sulla testa, il festival non avrebbe potuto fare meglio in cosi poco tempo e con 350.000 euro che mancavano fino a 3 mesi prima. Leggete qui...
“Almeno il nuovo Grand Prix ha messo d’accordo tutti. Argentino, 65 anni, José Munoz non è nuovo alle ricompense ad Angoulème: 1978 per il miglior albo straniero e 1983 per il miglior album.”
Il Grand Prix 2007
È stato il palmarès degli indipendenti. C’era forse da aspettarselo, dati i gusti del presidente Trondheim, ma non si puoè dire che le scelte siano state inaspettate.
A parte NonNonBè del giapponese Mizuki come miglior premio, Lucille di Ludovic Debeurme (Futuropolis) era già stato più volte segnalato ed aveva vinto in dicembre il Prix Goscinny per la miglior sceneggiatura; Le Photogaphe aveva già goduto di una grande copertura mediatica in passato, segnalandosi proprio ad Angoulème col premio dei librai e poi con un premio in Québec nel 2004. Segnaliamo a proposito di questo libro il lutto che ha marcato le edizioni Dupuis a soli 2 giorni dalla vittoria: Didier Lef’vre, il fotografo le cui esperienze sono servite di base al libro, è scomparso prematuramente in seguito ad una crisi cardiaca all’età di soli 50 anni. Dopo i reportage in Sri-Lanka, Africa, Kosovo e ovviamente l’Afghanistan del libro, ha trovato la morte nel suo domicilio di Morangis.
Il premio a Lupus di Frederic Peeters ci stava ed era atteso da 4 volumi, congratulazioni alle edizioni Atrabile.
Inutile per contro negare un certo choc per il premio Essentiel-R’v’lation: Panier de Singe di Rupert e Mulot (L’Association) è di una sperimentazione radicale piuttosto repulsiva... zoofilia, grand guignol, e una ricerca formale quanto meno parossistica. Il premio equivarrebbe rispetto allo scorso anno ad una scoperta-colpo di fulmine, per cui si potrebbe dire al Prix Premier Album, che era stato nel 2006 l’abbordabilissimo Aya de Yopougon (Gallimard).
I selezionatori del festival hanno ribadito alla stampa a più riprese che non si lasceranno condizionare dalle critiche dei grossi editori: continueranno ad esercitare in piena libertà il loro ruolo di scopritori ed anticipatori, piuttosto che seguire le onde delle grandi vendite. Il principio “ onorevole e va difeso, pero” provate voi a leggere questo libro...
Almeno il nuovo Grand Prix ha messo d’accordo tutti. Argentino, 65 anni, José Munoz non è nuovo alle ricompense ad Angoulème: 1978 per il miglior albo straniero e 1983 per il miglior album.
Formatosi a scuola con insegnanti come Hugo Pratt e Alberto Breccia, esiliatosi in Europa negli anni “70 per sfuggire ai problemi causati dal suo militantismo, Munoz vi incontra Carlos Sampayo, che diventerà il suo sceneggiatore per vari titoli fra i quali la serie con protagonista il detective Alack Sinner (Casterman). Il suo lavoro più recente, sempre con Casterman, data 2006 ed è l’ottava avventura di Sinner. Nessuno ha avuto da ridire di fronte a questa nomina, che valorizza una lunga carriera ed un dominio del bianco e nero superbo e virtuoso.
Il festival è finito, viva il festival.
Appuntamento a Angoulème 2008.



